Modifica di una sentenza di divorzio: criteri per la determinazione dell’importo del mantenimento dei figli minorenni, imputazione di un reddito ipotetico; norme transitorie.

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In un importante sentenza del 7 marzo 2018, il Tribunale federale ha chiarito alcuni aspetti riguardo il nuovo diritto di mantenimento dei figli minorenni.

In particolare, l’Alta Corte ha affrontato

  • il tema dell’imputazione di un reddito superiore a quello effettivo (cosiddetto reddito ipotetico) in presenza di figli minorenni;
  • il tema del primato del mantenimento del figli minorenni (novità dal 1° gennaio 2017);
  • i criteri per calcolare il contributo di mantenimento dei figli minorenni; e
  • le regole del diritto transitorio valide per il mantenimento dei figli minorenni.

In dettaglio:

Imputazione di un ipotetico reddito e mantenimento dei figli minorenni 

I genitori che devono prendersi cura di un figlio minorenne devono esaurire la loro capacità di lavoro massima.

Essi non possono quindi liberamente scegliere di cambiare le loro condizioni di vita, se ciò influisce sulla loro capacità di provvedere al figlio.

Al debitore del contributo di mantenimento si può imputare un reddito ipotetico basato su un’attività che egli non sarebbe stato tenuto ad accettare secondo le regole dell’assicurazione contro la disoccupazione, in quanto il giudice civile non è vincolato dalla prassi delle autorità amministrative.

Quando il debitore deve un contributo di mantenimento sia a un minore che al suo ex coniuge, il suo reddito ipotetico deve essere incluso anche nel calcolo del contributo dovuto all’ex coniuge. Caso contrario si farebbe una distinzione artificiale nel comportamento che ci si può aspettare dal coniuge debitore.

Se il giudice intende imporre ad uno dei coniugi di riprendere un’attività lucrativa, egli deve in linea di principio fissare un termine adeguato (considerando 3,2 e 3,4).

Il primato dell’obbligo di mantenimento dei figli minorenni (art. 276 al. 2 e 276a cpv. 1 CC)

Il diritto precedente, valido fino al 31 dicembre 2016, prevedeva un primato dell’obbligo di mantenimento verso il figlio minorenne, rispetto a quello del coniuge o ex coniuge solo per quanto riguardava il minimo vitale LEF.

Dal 1° gennaio 2017, il primato dell’obbligo di mantenimento dei figli minorenni vale non solo il suo minimo vitale LEF, bensì per l’intero contributo (quindi anche per il contributo di accudimento) (punti 4.1.1 e 4.1.3).

Criteri per la determinazione dell’importo del contributo di mantenimento dei figli minorenni (art. 285 CC)

I criteri che determinano l’ammontare del contributo di mantenimento dovuto al minore sono le necessità del figlio e la situazione e le risorse del padre e della madre.

Il contributo di mantenimento si basa quindi su tutti i benefici forniti da ciascun genitore. L’accudimento effettivo del figlio svolge un ruolo, ma l’attribuzione della custodia non è decisiva in sé (considerando 4.1.5).

Legge transitoria e contributo di mantenimento dei figli minorenni (art. 125 e 286 cpv. 2 CC; art. 13c e 13cbis. tit. fin. CC).

Il nuovo diritto di mantenimento dei figli (entrato in vigore il 1 ° gennaio 2017) prevede due disposizioni transitorie.

Qualora il figlio avesse già ricevuto un contributo di mantenimento al 1° gennaio 2017, quest’ultimo può essere modificato solo se la situazione cambia in modo significativo e duraturo.

L’entrata in vigore della nuova legge non costituisce un cambiamento significativo nella situazione delle parti, ma si deve ponderare  rispettivi interessi del minore e di ciascuno dei suoi genitori.

Il nuovo diritto si applica alle procedure di mantenimento pendenti il 1° gennaio 2017.

Nel caso oggetto della sentenza, si trattava di un caso di modica della sentenza di divorzio pendente al 1° gennaio 2017.

Dato che non era contestato che il cambiamento delle circostanze era notevole e duraturo, il giudice avrebbe dovuto in primo luogo aggiornare tutti i fattori determinanti per il calcolo dei contributi di mantenimento (redditi e fabbisogni di genitori e figlio), tenendo conto del reddito ipotetico imputato al debitore del contributo.

In seguito, per il periodo fino al 31 dicembre 2016, egli avrebbe dovuto esaminare se il se il fabbisogno minimo LEF del debitore era garantito e, in caso affermativo, destinare l’eccedenza in primo luogo al mantenimento del minimo LEF del figlio e il restante al mantenimento dell’ex-moglie.

Per i contributi dopo il 1° gennaio 2017, il giudice avrebbe dovuto invece calcolare il fabbisogno totale del figlio (compreso il fabbisogno di accudimento) e limitare il contributo per l’ex-coniuge deducendo dal reddito ipotetico del debitore il suo fabbisogno minimo e il fabbisogno complessivo del figlio (considerando 4).