Condizioni per la modifica del contributo di mantenimento fissato in una sentenza di divorzio

Print Friendly, PDF & Email

Un caso riguardante la modifica di un contributo alimentare per il figlio stabilito in una sentenza di divorzio qualora il coniuge debitore si sia risposato e abbia avuto un altro figlio, ha dato l’occasione al Tribunale di appello di ricordare alcuni principi molto importanti per quanto riguarda la definizione dei contributi alimentari a carico di un obbligato. In primo luogo,  per verificare se sono date le condizioni per una modifica, il giudice esamina se la situazione economica dell’uno o dell’altro coniuge sia cambiata in modo ragguardevole e duraturo rispetto al momento in cui il contributo è stato fissato. Decisivo è il raffronto tra le condizioni in cui versavano le parti al mo­mento del divorzio e quelle in cui esse versano al momento dell’azione di modifica. Il giudice non deve fissare il contributo ex novo, ma valutare equitativamente in che misura il cambiamento invocato si ripercuota sulla sentenza di divorzio (RtiD I-2009 pag. 617 consid. 3 e 4, II-2004 pag. 601 consid. 1 a 8; da ultimo: I CCA, sentenza inc. 11.2009.163 del 23 ottobre 2011 consid. 4; DTF 137 III 606 consid. 4.1.1 con rinvii). Determinante è il raffronto con la situazione al momento in cui l’attore ha promosso causa. Successivi mutamenti possono nondimeno essere presi in considerazione nella misura in cui connotano un ulteriore cambiamento ragguardevole e duraturo (cfr. RtiD I-2006 pag. 666 consid. 10a). Va poi ricordato che all’obbligato alimentare va lasciato almeno il minimo esistenziale del diritto esecutivo (DTF 135 III 67 consid. 2 con riferimenti, 127 III 68, 126 II 8, 123 III 8). Va inoltre precisato che qualora il debitore del contributo di mantenimento si sia risposato nel frattempo, l’obbligato può invocare solo la garanzia del minimo esistenziale limitato alla sua persona (DTF 137 III 62 consid. 4.2.1; I CCA, sentenza inc. 11.2008.169 del 7 agosto 2012, consid. 7a). Altro principio importante è che i figli aventi un genitore comune hanno diritto nei confronti di lui a un identico livello di vita, ma non nel senso di contributi identici, bensì di contributi proporzionalmente uguali per rapporto ai loro fabbisogni oggettivi (DTF 137 III 62 consid. 4.2.1 con rimandi; RtiD II-2010 pag. 626 verso l’alto con rimandi). Secondo la giurisprudenza più aggiornata,  il nuovo coniuge del debitore non entra più in linea di conto, se non ove sia chiamato – dandosene gli estremi – ad assistere economicamente il debitore nei suoi obblighi di mantenimento verso i figli avuti prima del matrimonio (art. 278 cpv. 2 CC). Tale eccezione richiede però tre condizioni cumulative (richiamate nella sentenza del Tribunale federale 5A_352/2010 del 29 ottobre 2010 consid. 6.2.2): – che le risorse dei genitori siano insufficienti; – che sia coperto il fabbisogno minimo del coniuge dell’obbligato e dei suoi figli; – che l’importo del contributo non sia superiore a quello che sarebbe stato senza matrimonio del debitore.