Archivi categoria: Divorzio e separazione

la modifica di misure a protezione dell’unione coniugale: presupposti e momento dal quale ha effetto la modifica

Condizioni per la modifica di misure a protezione dell’unione coniugale rispettivamente di decreti cautelari in pendenza di divorzio

Secondo l’art. 179 cpv. 1 CC, le misure a protezione dell’unione coniugale sono valide fino a quando, su istanza di un coniuge, il giudice non le adatti alle nuove circostanze o le revochi (art. 179 cpv. 1 CC)..

In particolare, un adattamento delle misure a protezione dell’unione coniugale deve avvenire ove siano mutate in maniera relativamente durevole e rilevante le circostanze considerate al momento della decisione, oppure quando previsioni formulate in base alla situazione di quel momento non si siano avverate o si siano avverate solo in parte, o qualora l’autorità abbia statuito a suo tempo senza conoscere circostanze determinanti (art. 179 cpv. 1 prima frase CC per analogia).

Sulla decorrenza della modifica, in particolare:

Con riferimento all modifica di contributi alimentari fissati in una procedura a tutela dell’unione coniugale o cautelarmente in una causa di divorzio, il Tribunale d’appello ha già avuto modo di rammentare che una simile modifica ha effetto di regola – dall’introduzione dell’istanza, ma che il giudice può far partire la modifica anche più tardi, per esem­pio dal­l’emanazione del decreto cautelare.

Una modifica a partire da un momento successivo alla data dell’istanza può ad esempio essere disposto quanto appare iniquo pretendere che i beneficiari del contributo alimentare restituiscano quanto hanno ricevuto in esubero nel corso della procedura.

Per contro, una modifica retroattiva di contributi cautelari, la cui decorrenza preceda l’inoltro dell’istanza, può essere disposta solo in circostanze del tutto eccezionali (RtiD I-2015 pag. 882 n. 13c; più di recente: I CCA, sentenza inc. 11.2018.35 del 27 settembre 2019 consid. 4).

Ne discende che, qualora il motivo per cui è chie­sta una modifica cautelare sia già intervenuto al momento in cui è presenta­ta l’istanza, in caso di accoglimento della medesima la modifica decorre – per principio – dalla data dell’istanza stessa.

Ciò non impedisce però al giudice di far decorrere la modifica, secondo il suo apprezzamento, anche da un momento successivo a quello dell’istanza, in particolare – come detto – quando appare iniquo pretendere dal beneficiario la restituzione dei contributi cautelari percepiti in esubero.

L’iniquità presuppone tuttavia che, sulla base di indizi seri, il beneficiario potesse fare assegnamento sulla conferma della disciplina cautelare anteriore. Si tratta perciò di un’eccezione (sentenza del Tribunale federale 5A_539/2019 del 14 novembre 2019, consid. 3.3 con rinvii).

Assistenza legale anche in Videoconferenza

Per assicurare la possibilità di ricevere assistenza legale, ma anche per tener conto dell’esigenza di ridurre i contatti interpersonali e svolgerli comunque nel pieno rispetto delle norme igieniche accresciute e di distanza sociale, ho deciso di organizzare gli appuntamenti, oltre che in ufficio, anche in videoconferenza (basta avere uno smartphone, un tablet o un computer portatile).Le videoconferenze si svolgono tramite Zoom (o, in alternativa, tramite Skype). Per assicurare la professionalità del servizio, la consulenza in videoconferenza (o al telefono) viene fornita esclusivamente nell’ambito di un mandato a titolo professionale e prevede quindi il pagamento dell’onorario.

Per fissare un appuntamento in videoconferenza o al telefono è sufficiente chiamare lo +41 (0)91 922-58-55 o mandare una richiesta per e-mail all’indirizzo info@legale-bernasconi.ch.

Come viene svolta la videoconferenza?

Zoom Meeting è la soluzione scelta per gli appuntamenti in videoconferenza, visto che è una soluzione che offre una qualità video e audio di alta qualità e garantisce la massima sicurezza. In alternativa, a richiesta le videoconferenze possono aver luogo anche via Skype o Microsoft Teams.

Svolgimento pratico delle videoconferenze

Quando si riceve via e-mail l’invito a partecipare alla riunione è sufficiente cliccare su partecipa, digitare il proprio nome ed email e dare il consenso all’uso della videocamera e del microfono. Si può partecipare alla videoconferenza tramite smartphone, tablet o pc con l’applicazione gratuita “Zoom Meeting”.

L’applicazione gratuita può essere scaricata al seguente indirizzo: https://zoom.us/DOWNLOAD.

Un video tutorial sull’uso di Zoom Meeting si può vedere al seguente indirizzo: https://www.youtube.com/watch?v=5B7SSW-zcGE.

Di principio, per il primo appuntamento viene richiesto il pagamento anticipato della consulenza per il tempo prevedibile tramite il sistema Paypal.

In caso di successivo conferimento di un mandato, la richiesta d’acconto verrà poi fatturata con una normale polizza di versamento, che può essere inviata sia per email che per posta.

Anche in questa situazione difficile, farò del mio meglio per mantenere lo stesso livello di servizio di sempre. Ovviamente, in questa fase occorre comunque tener conto delle eventuali limitazioni per l’accesso ai servizi pubblici, compreso l’apparato giudiziario (che dovrebbero venir meno dal 20 aprile 2020).

Certo di potere contare sulla comprensione di tutti per la necessità di adattarsi a queste nuove modalità di consulenza, Vi ringrazio e auguro a tutti di essere e restare in salute.

Avv. Igor Bernasconi

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Il mantenimento di un figlio maggiorenne in formazione non prevale sul mantenimento di un (ex) coniuge

In una sentenza emessa nell’ambito di un dibattimento pubblico, il Tribunale federale ha deciso che il nuovo diritto sul mantenimento (entrato in vigore all’inizio del 2017) non dà motivo di modificare la giurisprudenza esistente in questo ambito, secondo la quale l’obbligo di mantenimento nei confronti del coniuge prevale su quello verso il figlio maggiorenne .

I fatti: in una sentenza del 2018 pronunciata in una causa di divorzio, il Tribunale d’appello del Cantone Ticino aveva obbligato un’ex moglie a versare un contributo alimentare all’ex marito.

Considerata la situazione di ammanco risultante dal fatto che l’ex moglie doveva provvedere anche al mantenimento della figlia minorenne e della figlia maggiorenne in formazione nata nel 1997, l’inizio del versamento del contributo alimentare all’ex marito era stato fissato soltanto dalla fine della formazione della figlia maggiore.

Il Tribunale federale, nella sua seduta pubblica di martedì 11 febbraio 2020, ha accolto parzialmente il ricorso introdotto dall’ex marito e rinviato la causa per nuova decisione al Tribunale d’appello.

In una sentenza di principio del 2006 (DTF 132 III 209), il Tribunale federale aveva deciso che, in caso di ammanco, l’obbligo di mantenimento nei confronti del coniuge prevale su quello verso il figlio maggiorenne.

Nel 2017 è entrato in vigore il nuovo diritto sul mantenimento, che comprende anche l’articolo 276a del Codice civile (CC).

Tale norma prevede che l’obbligo di mantenimento nei confronti del figlio minorenne prevale sugli altri obblighi di mantenimento del diritto di famiglia (capoverso 1), e quindi anche sull’obbligo di mantenimento nei confronti del figlio maggiorenne in formazione.

Secondo il capoverso 2, in casi motivati il giudice può derogare a questa regola, in particolare per non penalizzare il figlio maggiorenne avente diritto al mantenimento.

Ora, come risulta anche dal Messaggio del Consiglio federale a proposito dell’articolo 276a CC, il legislatore non ha con questo voluto equiparare il figlio maggiorenne in formazione al figlio minorenne.

La modifica legislativa concerne soltanto il mantenimento del figlio minorenne; la gerarchizzazione tra i contributi di mantenimento per un (ex) coniuge e quelli per un figlio maggiorenne in formazione non è stata tematizzata.

Il Parlamento ha del resto respinto una proposta minoritaria che chiedeva di accordare la priorità dell’obbligo di mantenimento anche nei confronti del figlio maggiorenne in formazione.

Ipoteca legale degli artigiani nel caso di lavori su più fondi: necessità di chiedere un pegno parziale per ogni singolo immobile anche se lavoro effettuato sulla base di un unico contratto.

Il privilegio degli artigiani e imprenditori può sussistere unicamente per prestazioni eseguite su uno specifico immobile in relazione a un concreto progetto di costruzione (DTF 136 III 6 consid. 6 in fine; I CCA, sentenza inc. 11.2014.98 del 10 ottobre 2016, consid. 5).

Nel caso di lavori su più immobili, l’ipoteca legale dev’essere chiesta sotto forma di pegno parziale gravante ogni singolo immobile per la frazione del credito di cui il proprietario risponde (art. 798 cpv. 2 CC), e ciò a prescindere dal fatto che l’artigiano o l’imprenditore abbia compiuto il lavoro sulla base di uno o più contratti.

E’ compito dell’artigiano redigere un conteggio separato per ogni fondo e fatturare i lavori separatamente, tanto riguardo all’ammontare del credito quanto all’ammontare della relativa garanzia.

Di conseguenza, per principio, l’artigiano o l’imprenditore non può suddividere il costo del proprio intervento in modo astratto tra la superficie di diversi fondi, né ripartire l’insieme delle sue prestazioni secondo la volumetria di eventuali costruzioni, ma deve specificare quali prestazioni (materiali e lavoro, o lavoro soltanto) sono stati eseguiti per un determinato fondo e a quale prezzo.

La pattuizione di costi globali o forfettari non lo esonera da tale obbligo (sentenza del Tribu­nale federale 5A_924/2014 del 7 mag­gio 2015, consid. 4.1.3.1 con rinvii). E non spetta al giudice suddividere per apprezzamento una pretesa indeterminata su più fondi (ZBGR/RNRF 2011 pag. 217).

Ove l’artigiano o l’imprenditore che chiede l’iscrizione di un’ipoteca legale abbia fornito prestazioni riguardanti più proprietà per piani, incombe di conseguenza a lui suddividere l’importo totale fra le varie unità secondo i lavori effettivamente eseguiti in ciascuna di esse (RtiD I-2011 pag. 670 consid. 8).

Solo trattandosi di prestazioni svolte su parti comuni è lecito ripartirne il costo complessivo, data l’impossibilità di un’altra suddivisione, secondo i millesimi di ogni singola unità (Rep. 1986 pag. 81, 1985 pag. 306 consid. 2; da ultimo: I CCA, sentenza inc. 11.2007.133 del 27 aprile 2011, consid. 8 con richiami).

Diritto di determinare il luogo di dimora del figlio – trasferimento del figlio – Autorizzazione al trasferimento – obbligo di rientro in Ticino in caso di trasferimento in Svizzera interna senza l’autorizzazione?

Secondo l’art. 301a cpv. 1 CC, l’autorità parentale include ora anche il diritto di determinare il luogo di dimora del figlio. Diversamente dal vecchio diritto, secondo cui il diritto di determinare il luogo di residenza del figlio era incluso nel diritto di custodia (cfr. DTF 136 III 353), tale diritto rientra oggi nelle prerogative dell’autorità parentale.

Quando i i genitori esercitano l’autorità parentale congiuntamente, ciò che dal 2014 è la regola anche dopo il divorzio, un genitore può modificare il luogo di dimora del figlio solamente con il consenso dell’altro genitore oppure per decisione del giudice o dell’autorità di protezione dei minori, se il nuovo luogo di dimora si trovi all’estero o qualora la modifica del luogo di dimora abbia ripercussioni rilevanti sull’esercizio dell’autorità parentale da parte dell’altro genitore e sulle relazioni personali (art. 301a cpv. 2, let. a e b CC).

Nei casi di trasferimento all’interno della Svizzera, il consenso dell’altro genitore o l’autorizzazione del giudice/dell’autorità di protezione è necessario solo se il cambiamento di dimora del figlio ha ripercussioni rilevanti sull’autorità parentale o sulle relazioni personali (DTF 142 III 502, consid. 2.4.2).

Nei casi in cui un genitore detiene l’autorità parentale esclusiva, deve informare tempestivamente l’altro genitore se intende modificare il luogo di dimora del figlio (cpv. 3).

Se necessario, i genitori si accordano, conformemente al bene del figlio, in merito a una modifica dell’autorità parentale, della custodia, delle relazioni personali e del contributo di mantenimento; se non raggiungono un accordo, decide il giudice o l’autorità di protezione dei minori (cpv. 5).

In base alla giurisprudenza del Tribunale federale, il trasferimento eseguito all’interno della Svizzera senza la necessaria autorizzazione non comporta alcuna sanzione civile diretta.

In effetti, la possibilità di postulare un ritorno forzato del minore non è contemplata dalla legge, diversamente da quanto previsto nei casi internazionali dalla Convenzione dell’Aia del 25 ottobre 1980 sugli aspetti civili del rapimento internazionale di minori (CArap, RS 0.211.230.02; vedi DTF 144 III 10 consid. 5; Meier/Stettler, Droit de la filiation, 6ª ed., Ginevra-Losanna 2019, n. 1142 pag.757-758; Affolter-Fringeli/Vogel, in: BK – Berner Kommentar, Berna 2016, ad art. 301a CC n. 49; Schwenzer/Cottier, in: BaKomm – Basler Kommentar ZGB I, Basilea 2014, ad art. 301a CC n. 16 e 18; Dell’Oro, Il diritto di determinare il luogo di dimora del figlio: l’art. 301a CC alla luce della giurisprudenza recente, in: RTiD I-2018, pag. 842, nota 56 e pag. 849).

Di conseguenza, dopo la partenza della minore, l’Autorità di protezione non è infatti più abilitata ad ordinare il rientro della figlia in Ticino, né tantomeno ad imporre alla madre un domicilio nel nostro cantone sulla scorta dell’art. 301a CC.

Ciò vale anche nell’ipotesi in cui il genitore che detiene la custodia abbia intenzionalmente trasferito il domicilio del figlio in maniera illecita, senza volutamente chiedere autorizzazione alcuna all’Autorità di protezione e con l’intento di allontanare il figlio dall’altro genitore contitolare dell’autorità parentale.

In altri termini, una partenza illecita ai sensi dell’art. 301a cpv. 2 CC, entro i confini svizzeri, non comporta la possibilità per l’altro genitore di annullare il trasferimento già effettuato.

Il rientro del minore potrebbe tuttalpiù giustificarsi quale provvedimento ex art. 307 cpv. 3 CC o art. 310 CC, ma solo se tale trasferimento configurasse una seria minaccia del bene del figlio (STF 144 III 10 consid. 6), ciò che in concreto non è neppure mai stato seriamente ipotizzato dal padre.

Diritto del lavoro: obbligo di versamento della gratifica

In merito al tema del versamento di una gratifica, occorre in primo luogo osservare che ogni retribuzione straordinaria, in aggiunta al salario, versata al lavoratore in determinate occasioni che possono essere ricorrenti – come Natale, Capodanno – o uniche, come un giubileo dell’azienda, un compleanno particolare del datore di lavoro o del lavoratore, è considerata una gratifica ai sensi dell’art. 322d CO.

La gratifica può essere pattuita (rispettivamente può costituire un uso ricorrente da parte del datore di lavoro) e quindi rivestire carattere obbligatorio, o essere facoltativa.

Se la gratifica è facoltativa, non sussiste alcun diritto del lavoratore al sup versamento.

In ogni caso, se il datore di lavoro promette una gratifica è tenuto a versarla, a meno che il lavoratore violi gravemente i suoi obblighi contrattuali, ciò che può giustificare una riduzione o persino una soppressione (DTF 136 III 313 consid. da 2.1 a 2.3; Aubert in: Commentaire romand, CO I, 2ª edizione, n. 6 ad art. 322d).

Esigenze di motivazione dell’appello: le contestazioni di carattere pecuniario vanno sempre cifrate

Per quanto attiene alle esigenze di motivazione dell‘appello, occorre ricordare che le contestazioni a carattere pecuniario vanno sempre cifrate. È quindi irricevibile un appello in cui viene richiesta una riduzione del contributo di mantenimento fissato dal Pretore che non indica l‘ammontare della riduzione richiesta.

Per questo motivo, in una sentenza dello scorso 17 maggio 2019 il Tribunale d’appello ha giudicato irricevibile un appello con il quale veniva chiesta una riduzione del contributo di mantenimento indicando che contributo “deve essere rivalutato in considerazione della capacità finanziaria del sottoscritto di poter far fronte al pagamento senza nessuna entrata a livello di reddito professionale”.

Infatti, così formulata, la richiesta è inammissibile. Si evidenzia anche che l‘esigenza di cifrare le contestazioni pena la irricevibiltà (DTF 137 III 617) vale anche nel caso in cui il giudice non è vincolato alle conclusioni delle parti (DTF 137 III 621 consid. 4.5.4; RtiD I-2014 pag. 805 consid. 3d). Certo, una richiesta indeterminata può rivelarsi ricevibile se dalla motivazione addotta dal richiedente, eventualmente in combinazione con la sentenza impugnata, si evince con chiarezza quale sia l’ammontare della somma in questione (DTF 137 III 621 consid. 6.2 con riferimenti; sentenza del Tribunale federale 5A_165/2016 dell’11 ottobre 2016 consid. 3.4.2). 

Nel caso specifico dall’appello giudicato, l’entità del contributo alimentare proposto in riforma della decisione impugnata non si evinceva dalla richiesta di giudizio, né la cifra era intuibile dagli atti. pertanto, carente di requisiti formali, l’appello non adempiva i presupposti dell’art. 311 cpv. 1 CPC e non poteva essere vagliato oltre.

Si aggiunga che ove la situazione economica di un genitore sia cambiata in modo ragguardevole e duraturo rispetto al momento in cui il contributo è stato fissato, egli può sempre chiedere la modifica dei contributi alimentari a suo carico (art. 134 cpv. 2 e 286 cpv. 2 CC).

Disdetta dell‘abitaZione familiare

La legge contiene diverse norme per la protezione contro la disdetta dell‘abitazione familiare.

In particolare, un coniuge non può, senza l’esplicito consenso dell’altro, disdire un contratto di locazione, vendere la casa o l’appartamento familiare.

Ciò anche se è l‘unico intestatario del contratto di locazione, rispettivamente il proprietario dell‘immobile.

Visto l‘importanza dell‘abitazione familiare, è chiaramente positivo che vi siano norme per la protezione contro la disdetta dell‘abitazione familiare.

Secondo l’art. 273a CO, quando la cosa affittata funge da abitazione di famiglia, il coniuge non inquilino può anche opporsi alla disdetta agendo da solo contro il locatore. Questa disposizione non è però applicabile per analogia quando i coniugi sono entrambi inquilini. In questo caso, essi costituiscono una consorzio necessario e devono pertanto agire insieme contro la disdetta (articoli 271 e 271a CO).

Quando solo un coniuge intende contestare la disdetta, esso deve agire sia contro il locatore che contro il coniuge che non intende opporsi alla disdetta. Se non lo fa, gli viene negata la legittimazione attiva.

In una sentenza recentissima del 31 luglio 2019, il Tribunale federale ha deciso che in quel caso concreto la locatrice che invoca l’assenza di legittimazione attiva quando intendeva disdire il contratto di locazione solo nei confronti dell’inquilino che aveva contestato la disdetta, viola l’art. 2 al. 2 CC sul divieto di abuso di diritto.