Archivi categoria: Sentenze in materia di divorzio e separazione

in questa sezione sono riportate alcune delle sentenze pubblicate sulla rivista FamPra.ch

Contributo di mantenimento per la moglie – Obbligo di riprendere o estendere un’attività lucrativa – Limite dei 45 anni? – Reddito ipotetico

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Di regola, per fissare l’entità del contributo di mantenimento si prende come riferimento il reddito effettivo del coniuge richiedente. Se tuttavia, dando prova di buona volontà, quel coniuge avrebbe la ragionevole possibilità di guadagnare di più, allora ci si riferisce a questo reddito ipotetico.

Un reddito ipotetico non va però determinato in astratto. Dev’essere alla concreta portata del coniuge interessato.

Il giudice deve decidere così, in primo luogo, se si può ragionevolmente esigere dal coniuge in questione che eserciti un’attività lucrativa o la estenda, tenendo conto della sua età, della formazione professionale e dello stato di salute.

In seguito egli esamina se quel coniuge abbia l’effettiva possibilità di esercitare simile attività e quale sia il reddito conseguibile, tenendo calcolo sempre dell’età, della formazione professionale e dello stato di salute, oltre che della situazione sul mercato del lavoro in generale (DTF 137 III 120 consid. 2.3, 109 consid. 4.2.2.2; RtiD I-2014 pag. 735 consid. 4d, II-2006 pag. 690 n. 5a con richiami; da ultimo: I CCA, sentenza inc. 11.2013.106 del 6 luglio 2016, consid. 9b).

Quando si tratta di un coniuge che durante la vita in comune si è dedicato unicamente alla casa e alla famiglia, vige la presunzione per cui non si può pretendere la ripresa o l’estensione di un’attività lucrativa se al momento della separazione quegli aveva già 45 anni (DTF 137 III 110 consid. 4.2.2.4 in fine).

La presunzione però è refragabile.

Il limite d’età dei 45 anni, poi, trova solo parziale applicazione quando si tratti non di intraprendere, ma solo di estendere un’attività professionale (DTF 137 III 108 consid. 4.2.2.2).

Siccome la capacità di far fronte al proprio debito mantenimento può comunque essere limitata dalla cura dovuta ai figli, in ogni modo, un coniuge con prole può essere tenuto a cominciare o a ricuperare un’attività lucrativa a tempo parziale solo al momento in cui il figlio più piccolo a lui affidato avrà raggiunto i 10 anni di età, mentre un’attività a tempo pieno può essergli imposta al momento in cui tale figlio avrà compiuto i 16 anni. Ciò è determinante anche per l’imposizione di un reddito ipotetico.

E’ utile comunque ricordare che anche l’applicazione di tali principi dipende a ogni buon conto dalle circostanze del caso specifico (I CCA, sentenza inc. 11.2013.106 del 6 luglio 2016, consid. 9b).

 

Il contributo previsto dalla convenzione prematrimoniale è vincolante per il giudice?

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In una recente sentenza del 27 aprile 2017, il Tribunale d’appello si è confrontato con il problema della validità di una convenzione prematrimoniale. In particolare, il tema era se il contributo previsto dalla convenzione in caso di separazione era vincolante.

Debito mantenimento durante il matrimonio

Nella sentenza il Tribunale d’appello ha in primo luogo ricordato il contenuto delle norme legali applicabili. Esso ha quindi avantutto ricordato che durante il matrimonio i coniugi provvedono in comune, ciascuno nella misura delle proprie forze, al debito mantenimento della famiglia (art. 163 cpv. 1 CC).

La massima istanza cantonale ha anche rammentato che, secondo l’art. 163 cpv. 2 CC, essi si intendono sul loro contributo rispettivo, segnatamente circa le prestazioni pecuniarie, il governo della casa, la cura della prole o l’assistenza nella professione o nell’impresa dell’altro.
Validità dell’accordo prematrimoniale in caso di separazione?

Se interviene una sospensione della comunione domestica, il giudice chiamato a fissare contributi di mantenimento prende come punto di partenza l’intesa dei coniugi (espressa o tacita) sul riparto dei compiti e dei redditi durante la vita in comune. Eventuale il giudice deve modificarla per tenere conto della nuova situa­zione dovuta all’esistenza di due economie domestiche distinte.

I coniugi possono anche regolare anticipatamente la questione del mantenimento in caso di separazione.

Accordi a tal fine sono leciti e, secondo dottrina, raccomandabili (Scheidungs­planung). Non soggiacciono a requisiti di forma e vincolano le parti (Meier, Les conventions matrimoniales hors régime matrimonial, collana gialla CFPG n. 17, Lugano 2015, pag. 17 n. 30 e 32 seg.). Questi accordi non impediscono che un coniuge adisca il giudice delle misure a protezione del­l’unione coniugale (art. 176 cpv. 1 n. 1 CC) o, eventualmente, il giudice dei provvedimenti cautelari in una causa di divorzio (art. 276 cpv. 1 CPC).

Nuove circostanze o manifesta inadeguatezza

Il coniuge che intende sottrarsi alla convenzione deve addurre tuttavia fatti nuovi e rendere verosimile che le circostanze sono mutate in modo durevole e significativo, o perché le previsioni dell’accordo si siano rivelate inesatte o perché esse non si siano avverate secondo le attese (Meier, op. cit., pag. 18 n. 34 e pag. 20 n. 37 con richiami).

Se il giudice a protezione del­l’unione coniugale adito da una parte per questioni di mantenimento sia tenuto alle disposizioni dell’accordo oppure se, apparendogli l’accordo inadeguato, possa scostarsene.

Ora, a prescindere dal caso in cui un coniuge si valga di mutamenti rilevanti e duraturi intervenuti dopo la stipulazione dell’atto (ipotesi estranea alla fattispecie), la dottrina reputa che di fronte a una convenzione prematrimoniale contestata da una parte il giudice proceda come di fronte a una convenzione stipulata in corso di procedura, allorché un coniuge chieda l’omologazione dell’atto e l’altro vi si opponga. Se è convinto che le parti hanno concluso l’accordo di loro libera volontà e dopo matura riflessione, il giudice verifica di conseguenza se in materia di mantenimento la convenzione sia chiara e “non manifestamente inadeguata” (art. 279 cpv. 1 prima frase CPC; Meier, op. cit., pag. 29 n. 63 con numerosi richiami).

Il Tribunale d’appello ha quindi ritenuto che se vi è uno scarto immediatamente riconoscibile tra quanto previsto dalla convenzione e l’importo che sarebbe stabilito in assenza di questa, senza che ciò appaia giustificato da considerazioni d’equità, si deve ritenere che sussiste manifesta inadeguatezza.

Non di meno, la corte ha evidenziato che l’inadeguatezza, comunque sia, dev’essere “manifesta”.

In altri termini l’omologazione dell’accordo va rifiutatasolo qualora si ravvisi una sproporzione evidente e un grande divario in merito alla pretesa di mantenimento che spetta al coniuge richiedente secondo la convenzione per rapporto alla pretesa che a quel coniuge spetterebbe secondo la legge.

Estratto da Rivista ticinese di diritto I-2015 (III. Diritto di famiglia)

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2c Art. 125 cpv. 2, 176 cpv. 1 n. 1 CC

Obbligo di mantenimento dopo il divorzio – reddito di un coniuge parzialmente invalido – fabbisogno minimo di un coniuge – spese per la manutenzione ordinaria dell’alloggio

Il reddito imputabile a un coniuge creditore riconosciuto parzialmente invalido non corrisponde necessariamente alla capacità lucrativa residua accertata dall’Assicurazione Invalidità, che ha carattere teorico. Criteri in base ai quali il giudice tiene conto, nel fabbisogno minimo di un coniuge, delle spese per la manutenzione corrente dell’alloggio. I CCA 19.8.2014 N. 11.2012.54

3c Art. 129 cpv. 1, 125 cpv. 2 CC

Modifica del contributo di mantenimento dopo il divorzio

Contributo di mantenimento in favore dell’ex coniuge fissato, in sede di divorzio, in funzione del solo reddito lavorativo del debitore alimentare; presa in considerazione di altri criteri di valutazione (in particolare fabbisogno, patrimonio e altre forme di reddito) in sede di azione di modifica del contributo giusta l’art. 129 cpv. 1 CC (consid. 6). TF 16.10.2014 N. 5A_761/2013

4c Art. 133 cpv. 1 n. 4 CC

Divorzio – contributo di mantenimento per i figli – genitore risposato

Fabbisogno minimo di un genitore che, tenuto a versare contributi di mantenimento per i figli, si è risposato. I CCA 14.10.2014 N. 11.2012.53

5c Art. 134 cpv. 1 e 2 CC

Modifica di sentenza di divorzio – affidamento del figlio

Condizioni per una modifica dell’autorità parentale.

I CCA 16.1.2014 N. 11.2012.57 (ricorsi in materia civile respinti in quanto ammissibili dal Tribunale federale con sentenza 5A_169/2014 e 5A_170/2014 del 14 luglio 2014)

6c Art. 134 cpv. 2, 159, 163 CC

Modifica di una sentenza di divorzio – provvigione ad litem?

In una causa volta alla modifica di una sentenza di divorzio un ex coniuge non può chiedere all’altro una provvigione ad litem. I CCA 24.7.2014 N. 11.2013.11

7c Art. v146 seg. CC; 419e CPC/TI

Curatela di rappresentanza – anticipo dei costi

L’anticipo dei costi della curatela di rappresentanza del figlio nell’ambito di una causa di divorzio ancora retta dagli art. 146 e 147 vCC e dal CPC/TI è a carico del Cantone, non dell’Autorità regionale di protezione. III CCA 14.10.2014 N. 13.2013.87

8c Art. 163 cpv. 1, 176 cpv. 1 n. 1 CC

Contributo di mantenimento per un coniuge fino al momento del divorzio

Fino allo scioglimento del matrimonio il contributo alimentare per la moglie rimane disciplinato dall’art. 163 CC in misure a protezione dell’unione coniugale o in decreti cautelari emessi nella causa di divorzio. Il contributo alimentare dell’art. 125 CC decorre solo dal passaggio in giudicato della sentenza di divorzio o può valere anche prima? I CCA 20.6.2014 N. 11.2011.76

9c Art. 163 cpv. 1, 176 cpv. 1 n. 1 CC

Contributo di mantenimento per un coniuge durante il matrimonio

Coniuge creditore che vive in comunione domestica con un nuovo partner.

I CCA 7.10.2014 N. 11.2013.48

10c Art. 170 CC; 150 segg., 319 lett. b) n. 2 CPC

Domanda d’informazione fra coniugi

Spetta alla parte istante decidere se fondare la propria domanda d’informazione sul diritto materiale (art. 170 CC) oppure sul diritto processuale (art. 150 segg. CPC). Viola il diritto federale la prassi cantonale secondo cui la domanda d’informazione posta nel quadro di una procedura di divorzio già pendente è per forza da considerarsi di natura processuale. TF 28.7.2014 N. 5A_635/2013

11c Art. 176 cpv. 1 CC

Protezione dell’unione coniugale – reddito di un coniuge disoccupato

Periodo minimo di disoccupazione per accertare il reddito di un coniuge in base alle indennità effettivamente percepite. I CCA 28.10.2014 N. 11.2012.93

12c Art. 176 cpv. 1 CC

Protezione dell’unione coniugale – organizzazione della vita separata

Criteri che disciplinano l’attribuzione dell’alloggio domestico all’uno o all’altro coniuge (consid. 3b). Contributi alimentari in favore di un coniuge: distinzione tra metodo di calcolo fondato sul riparto paritario dell’eccedenza e metodo di calcolo fondato sull’ammontare del dispendio effettivo (consid. 5a e 5b); circostanze in cui si applica l’uno o l’altro metodo (consid. 6 e 7). I CCA 9.9.2014 N. 11.2012.69

13c Art. 276 CC

Modifica di contributi alimentari fissati in una procedura a tutela dell’unione coniugale o in via cautelare in una causa di divorzio

La modifica di contributi alimentari fissati a protezione dell’unione coniugale o a titolo provvisionale in una causa di divorzio dispiega i suoi effetti – di regola – sin dall’introduzione dell’istanza, ma il giudice può far decorrere la modifica anche più tardi, ad esempio dall’emanazione della decisione, in specie ove appaia iniquo pretendere che i beneficiari del contributo alimentare restituiscano quanto hanno ricevuto in esubero nel corso della procedura (precisazione della giurisprudenza). I CCA 25.7.2014 N. 11.2012.26

14c Art. 277 cpv. 2 CC

Filiazione – mantenimento di maggiorenni

Condizioni alle quali può essere rifiutato un contributo alimentare a un figlio maggiorenne che non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento, ma che rifiuti di intrattenere relazioni personali con il genitore. I CCA 24.1.2014 N. 11.2011.148 (ricorso in materia civile respinto in quanto ammissibile dal Tribunale federale con sentenza 5A_182/2014 del 12 dicembre 2014)

15c Art. 285 cpv. 1, 276 CC

Contributo di mantenimento per il figlio di genitori non sposati

In che reciproche proporzioni i genitori devono contribuire al mantenimento del figlio? (precisazione della giurisprudenza). I CCA 2.7.2014 N. 11.2012.127

16c Art. 318 CC; 80 seg. LEF

Convenzione di modifica delle conseguenze accessorie del divorzio – legittimazione della madre all’incasso degli alimenti per il figlio quando questi raggiunge la maggiore età – eccezione di estinzione del debito

Una convenzione sulle conseguenze accessorie del divorzio legittima il rigetto definitivo dell’opposizione a patto di essere stata omologata. L’esistenza della decisione di omologazione dev’essere accertata d’ufficio dal giudice del rigetto (consid. 5.1). In tutte le questioni di carattere pecuniario il detentore dell’autorità parentale è legittimato a esercitare in proprio nome i diritti dei figli minorenni (anche dopo la maggior età), facendoli valere personalmente in giudizio o in via esecutiva, ma non può esercitare invece i diritti dei figli sorti dopo la maggior età, a meno che costoro acconsentano. I genitori non possono, prima della maggior età del figlio, disporre dei suoi diritti che sorgeranno dopo la maggior età senza il consenso di lui (consid. 5.3). CEF 30.7.2014 N. 14.2014.71

17c Art. 400 cpv. 1, 401 cpv. 2, 450 cpv. 2 n. 2, 450d cpv. 2 CC

Curatela di rappresentanza e gestione – scelta del curatore – desideri dei congiunti – conflitto di interesse – legittimazione al reclamo e possibilità di riesame della decisione

Contro il rifiuto di nominare quale curatore la persona da loro proposta, le persone vicine all’interessato non sono legittimate al reclamo, a meno che esse invochino gli interessi di quest’ultimo. Possibilità di riesame della decisione impugnata: fintanto che gli altri partecipanti al procedimento non si esprimono sul reclamo ed entro il termine per formulare osservazioni, l’Autorità di protezione può riesaminare la propria decisione e adottarne una nuova. Non opportuno in concreto affidare la curatela alla figlia della persona bisognosa di protezione, che pur essendosene occupata già in passato, in una situazione di conflitto di interessi aveva fatto prevalere gli interessi economici di un’altra parente; scelta di un curatore esterno alle dinamiche familiari. CDP 30.7.2014 N. 9.2013.244

18c Art. 401 cpv. 1, 447 cpv. 1 e 2 CC; 39 LPMA; 8 ROPMA

Istituzione di una curatela – diritto di essere sentito – audizione personale dell’interessato – facoltà di proporre la designazione di un determinato curatore – irregolarità procedurali

In materia di protezione dell’adulto, salvo eccezioni, alla persona interessata è garantito il diritto di essere sentito personalmente e oralmente dall’Autorità di protezione che decide la misura. L’Autorità di protezione è tenuta ad attirare l’attenzione dell’interessato sulla sua facoltà di proporre la designazione di una determinata persona quale curatore, pena la violazione del diritto di essere sentito. Nel caso concreto l’Autorità di protezione ha violato il diritto di essere sentito dell’interessato non inviandogli la segnalazione ricevuta (senza motivo valido e nonostante esplicita richiesta in tal senso), omettendo di sentirlo personalmente prima di decidere la misura e individuando già il curatore da nominare, senza concedere all’interessato la facoltà di proporre un nominativo a lui gradito (cfr. anche RtiD II-2014 n. 8c). Ulteriori irregolarità commesse nella procedura di istituzione di curatela. CDP 25.6.2014 N. 9.2013.242

19c Art. 413 cpv. 2 CC

Obbligo di discrezione del curatore nei confronti del curatelato – comunicazioni sui social network da parte del curatore

Il curatore è tenuto alla discrezione, eccetto che interessi preponderanti vi si oppongano. È inopportuno e contrario agli interessi del curatelato l’uso di facebook quale strumento di comunicazione da parte del curatore con terzi o con il curatelato stesso nell’ambito della gestione del mandato, essendo i messaggi postati potenzialmente visibili a un’ampia cerchia di persone. CDP 17.10.2014 N. 9.2014.4

20c Art. 445 cpv. 2 CC

Blocco di conto bancario in via supercautelare – confermato in via cautelare

L’annullamento della decisione con la quale l’autorità di protezione ha bloccato il conto del curatelato, per violazione del diritto di essere sentito, e il rinvio degli atti alla medesima autorità per nuova decisione fa «rinascere» la misura supercautelare che tutelava il conto. L’autorità di protezione è di conseguenza tenuta a sentire senza indugio la persona interessata e a pronunciarsi nuovamente sulla necessità di mantenere o meno il blocco in questione. CDP 21.5.2014 N. 9.2013.218

48 Art. 5 cpv. 3 LFLP

Versamento della prestazione di libero passaggio – mancato consenso del coniuge – istanza al TCA irricevibile – competenza della Pretura

Nel caso in cui un coniuge non dia il consenso all’altro coniuge dal quale vive separato al pagamento in contanti della prestazione di libero passaggio, competente a dirimere il relativo litigio è il giudice della protezione dell’unione coniugale. Quest’ultimo non darà indicazioni all’istituto di previdenza, ma semplicemente autorizzerà il coniuge ad agire da solo, nel senso di inoltrare la domanda di versamento della prestazione d’uscita. L’istanza inoltrata al TCA con cui l’assicurato, separato di fatto – senza che sia pendente alcuna procedura di divorzio – dalla moglie che non ha accordato il proprio consenso al pagamento a suo favore della prestazione d’uscita, ha chiesto di ordinare all’istituto di previdenza di corrispondergli tale prestazione al fine di acquistare gli strumenti necessari per la sua nuova attività professionale indipendente si rivela, pertanto, irricevibile. Gli atti sono trasmessi per competenza alla Pretura. TCA 6.10.2014 N. 34.2014.26

56 Art. 14 cpv. 2, 8 cpv. 1 lett. e) LADI

Esonero dal periodo di contribuzione a seguito di divorzio

Un’assicurata che si è separata dal marito all’estero dove viveva e che, al momento del divorzio, era già rientrata in Svizzera, deve essere esonerata dall’adempimento del periodo di contribuzione ai sensi dell’art. 14 cpv. 2 LADI. In effetti, contrariamente a quanto stabilito dalla Cassa, la sua situazione in Svizzera dopo il divorzio si è sostanzialmente modificata per quel che riguarda le spese di alloggio, per malattia e assicurazioni rispetto a quando risiedeva all’estero dove provvedeva a tali costi l’ex marito. Decisiva è la circostanza che, dopo essere rientrata in Ticino, l’assicurata si è trovata obbligata ad estendere la propria attività lavorativa anche per poter reperire un alloggio e per non dipendere finanziariamente dall’aiuto dei suoi genitori che non può, in questo contesto, essere determinante. L’assicurata, del resto, ha rinunciato a chiedere gli alimenti per se stessa, con un valido motivo, e cioè al fine di poter rientrare in Svizzera con la figlia. D’altra parte, anche se la ricorrente incassasse gli alimenti fissati dal giudice estero per la figlia, resterebbe comunque la necessità di aumentare l’entità dell’attività lavorativa per poter provvedere al proprio mantenimento personale. TCA 9.10.2014 N. 38.2014.33

57c Art. 118 segg. CPC

Gratuito patrocinio – remunerazione del patrocinatore – retroattività

Il beneficio del gratuito patrocinio si estende agli atti compiuti a partire dall’introduzione della relativa istanza, ma copre anche gli atti processuali che l’hanno preceduta e che si sono resi necessari tanto per istruire e proporre l’azione quanto per redigere la domanda di gratuito patrocinio. Prestazioni precedenti, che esulano da questo contesto, possono essere riconosciute solo se ricorre un caso eccezionale, ritenuto che l’effetto retroattivo al gratuito patrocinio deve comunque essere oggetto di specifica ed esplicita richiesta. III CCA 16.9.2014 N. 13.2014.47

78c Art. 80 segg. LEF; 12 LT

Tassazione fiscale – pretesa nullità perché l’autorità fiscale non ha d’ufficio accertato la decadenza della responsabilità solidale dei coniugi in seguito alla sopraggiunta insolvibilità di uno di loro

Fintanto che l’autorità fiscale non ha emesso una decisione speciale che accerta che la responsabilità solidale dei coniugi è decaduta (in particolare a causa dell’insolvibilità di uno di loro), ambedue continuano a rispondere solidalmente per l’imposta complessiva. La mancata applicazione dell’art. 12 LT non rende nulla la decisione di tassazione (consid. 6.4). CEF 22.10.2014 N. 14.2014.194

87c Art. 93 LEF

Minimo di esistenza – convenzione di separazione privata ma stessa economia domestica – canone di locazione normale

Ai fini del calcolo del minimo esistenziale, non può essere ritenuto alla stregua di un debitore che vive da solo, colui che vive al proprio domicilio con la moglie nei fine settimana e soggiorna e lavora in un altro luogo durante i restanti giorni della settimana (consid. 4.2). Non possono essere computati nel minimo d’esistenza i contributi alimentari che l’escusso versa alla moglie in base a una convenzione di separazione privata, qualora i due continuino a vivere nella stessa economia domestica (consid. 4.2). Ove al momento della sottoscrizione di un contratto di locazione per un canone eccessivo per le possibilità dell’escusso, contro di lui siano stati rilasciati diversi attestati di beni e siano in corso diverse procedure di pignoramento, nel calcolo del suo minimo esistenziale dev’essere computato da subito, senza termine di adattamento, il canone di locazione normale corrispondente alla sua situazione personale e finanziaria (consid. 5.2). CEF 16.9.2014 N. 15.2014.72

99c Art. 26 cpv. 2 Conv. Aia rap. min.; 14 LF-RMA

Gratuità della procedura di rientro di minorenni illecitamente trasferiti o trattenuti all’estero

Per l’art. 26 cpv. 2 Conv. Aia rap. min., l’istante che risulta soccombente non può essere condannato a pagare spese processuali o rifondere ripetibili, a meno che uno degli Stati coinvolti abbia formulato una riserva fondandosi sull’art. 26 cpv. 3 Conv. Aia rap. min. Il Regno Unito ha formulato una riserva dichiarando di non essere tenuto al pagamento delle spese ai sensi dell’art. 26 cpv. 2 Conv. Aia rap. min. Le spese giudiziarie della procedura in vista del rientro del minore sono dunque state poste a carico dell’istante soccombente, applicando la Svizzera il principio di reciprocità e garantendo la gratuità solo nel quadro dell’assistenza giudiziaria nazionale, non riconoscibile nel caso in oggetto. CDP 27.6.2014 N. 9.2014.50

 

Conv. Aia rap. min.      RS 0.211.230.02 Convenzione dell’Aia sugli aspetti civili del rapimento internazionale dei minori, del 25 ottobre 1980

1t Art. 8 cpv. 1, 34 cpv. 3 LT; 9 cpv. 1, 213 cpv. 2 LIFD; 3 cpv. 3 LAID

Basi temporali – separazione o divorzio – tassazione separata dei coniugi per l’intero periodo fiscale – penalizzazione del coniuge che versa alimenti non incostituzionale Deduzioni sociali – figli a carico – genitori divorziati – non al genitore che versa alimenti – non deduzione pro rata temporis nell’anno della separazione Deduzioni – alimenti – effetto retroattivo della separazione secondo verbale di udienza del pretore

Nell’anno in cui interviene la separazione, i coniugi sono tassati separatamente per l’intero periodo fiscale. Il coniuge che versa gli alimenti può tuttavia dedurre dal suo reddito imponibile solo i contributi versati effettivamente dal momento della separazione. Il fatto che tale modalità di calcolo dell’imposta possa penalizzare il coniuge debitore degli alimenti non è incostituzionale. Il coniuge che versa alimenti per i figli minorenni, affidati in custodia all’altro coniuge, non ha diritto alla deduzione sociale per figli pro rata temporis, per tener conto dei mesi in cui viveva ancora nella stessa economia domestica con i figli. Per il riconoscimento delle deduzioni sociali è determinante la situazione alla fine del periodo fiscale. Se il verbale di udienza relativo alla procedura di divorzio prevede la separazione legale dei coniugi con effetto retroattivo di circa tre mesi, si giustifica anche la deduzione degli alimenti a partire dalla data della separazione. CDP 26.11.2014 N. 80.2014.10/11

5t Art. 34 cpv. 1 lett. a), 187 cpv. 1 LT; 213 cpv. 1 lett. a), 114 cpv. 1 LIFD

Deduzioni sociali – figli a carico – genitori divorziati – figli maggiorenni – divisione della deduzione per l’imposta cantonale – metà al padre che versa alimenti

Il contribuente, genitore divorziato di una figlia maggiorenne agli studi, pretende che la deduzione per figli a carico sia divisa, fra lui e la ex moglie, in proporzione al rispettivo contributo alle spese di mantenimento della ragazza. Per quanto concerne l’IFD, tuttavia, il genitore che ha perso il diritto alla deduzione degli alimenti, perché il figlio è diventato maggiorenne, può rivendicare la deduzione per persona bisognosa a carico. Per l’IC, invece, se entrambi i genitori partecipano in modo importante al mantenimento del figlio maggiorenne, la deduzione per figli a carico è ripartita per metà, a condizione che le prestazioni di ognuno raggiungano almeno tale ammontare. Accertato che, nella fattispecie, entrambi i genitori hanno speso almeno 5450 franchi, si giustifica la divisione per metà della deduzione. CDP 22.10.2014 N. 80.2013.84/85

 

Imposizione di un reddito ipotetico in caso di diminuzione abusiva del reddito

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Di norma, per il calcolo del contributo di mantenimento ci si fonda sul reddito effettivo dei coniugi. Qualora un coniuge sia in grado di guadagnare un reddito maggiore dando prova di buona volontà, è però possibile imputargli tale reddito maggiore quale reddito ipotetico.

L’imposizione di un reddito ipotetico presuppone che lo svolgimento di tale attività sia esigibile e alla concretamente possibile.

Con riferimento alla questione dell’esigibilità di un reddito ipotetico, il giudice deve in particolare verificare se, ad esempio, la ripresa o l’estensione di un’attività lucrativa da parte del coniuge inattivo professionalmente durante il matrimonio può essergli imposta tenendo conto della sua età, del suo stato di salute e della sua formazione professionale.

Esigibilità e possibilità reale sono requisiti cumulativi.

Pertanto, in una sentenza del 29 giugno 2015, il Tribunale federale aveva indicato che qualora manchi la possibilità di accrescere il reddito, non può esservi imposizione di un reddito ipotetico.

Addirittura, secondo il Tribunale federale, l’imposizione di un reddito ipotetico non entrava in linea di conto qualora la diminuzione della propria capacità contributiva non poteva essere “revocata”. Ciò finanche nel caso in cui il coniuge ha diminuito il reddito abusivamente per danneggiare l’altro coniuge (BGE 128 III 4).

Giustamente, la dottrina ha criticato questa giurisprudenza ingiusta.

Finalmente, in una recentissima sentenza del 2 maggio 2017, destinata alla pubblicazione nella raccolta ufficiale, il Tribunale federale ha deciso che anche quando la diminuzione della capacità contributiva non possa più essere “revocata”, l’imposizione di un reddito ipotetico maggiore di quello effettivo è possibile se un coniuge ha diminuito il reddito per danneggiare l’altro coniuge e sottrarsi ai suoi obblighi di mantenimento.

Doveri e responsabilità dell’esecutore testamentario – Modifiche di valore relative ai beni della successione dopo la morte

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L’esecutore testamentario ha il compito di far rispettare la volontà del defunto amministrando la successione, pagandone i debiti, soddisfacendo i legati e procedendo alla divisione in conformità alle disposizioni del testatore stesso o secondo la legge (art. 518 cpv. 1 e 2 CC). La responsabilità dell’esecutore testamentario è retta per analogia dalle norme sul mandato (art. 394 segg. CO) e, sussidiariamente, dagli art. 97 segg. CO (DTF 101 II 53 consid. 2).

Per gli atti compiuti quale esecutore testamentario, egli è quindi personalmente responsabile così verso gli eredi della fedele e diligente esecuzione degli affari affidatigli (art. 398 cpv. 2 CO), come pure degli eventuali pregiudizi loro cagionati.

In una causa, gli eredi che si ritengono danneggiati devono dimostrare che l’esecutore testamentario ha mancato ai propri doveri (provando l’esistenza di un danno e di un nesso causale tra l’agire dell’esecutore testamentario e il danno, mentre spetta all’esecutore testamentario comprovare un’assenza di colpa (DTF 101 II 53 consid. 2).

Si noti anche che un mandatario professionale ha un obbligo di diligenza accresciuto.

Chiaramente, rientra tra i doveri di un esecutore testamentario quello di dividere correttabente i beni dlla successione.

Pertanto, se l’esecutore testamentario stimi erroneamente il valore di un attivo o un passivo della successione, consegni un legato non ancora esigibile, dimentichi di integrare un bene nel progetto di divisione oppure proceda d’ufficio alla spartizione ereditaria sulla base di una sua decisione senza il consenso degli eredi o senza autorizzazione giudiziaria, egli viene meno ai propri doveri di diligenza e di fedeltà.

Sulla questone del valore determinante dei beni e di chi deve beneficiare di una modifica dei valori dei beni intervenute tra la morte e la divisione dell’eredità, si osserva quanto segue.

Gli eredi partecipano alle modifiche di valore relative ai beni della successione intervenute fra la morte del disponente e la liquidazione dell’eredità qunando il disponente medesimo abbia prescritto la divisione mediante la formazione di lotti, come quando riduce un erede alla porzione legittima.

Diversa è invece la situazione qualora le modifiche di valore riguardino un bene determinato, cioè un legato (art. 484 cpv. 2 CC). In circostanze del genere quel bene va consegnato al legatario con le sue deteriorazioni e con i suoi accrescimenti, libero o gravato, nello stato e nelle condizioni in cui si trova all’apertura della successione (art. 485 cpv. 1 CC).

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Modifica di contributi alimentari fissati in una procedura a tutela dell’unione coniugale o in via cautelare in una causa di divorzio

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Le misure adottate a protezione dell’unione coniugale rimangono in vigore anche durante la successiva causa di divorzio, per lo meno fino al momento in cui il giudice del divorzio non le sopprima o le sostituisca – pro futuro – decretando provve­dimenti cautelari (art. 276 cpv. 2 CPC). E siccome provvedimenti cautelari sono emanati solo ove appaiano “necessari” (art. 276 cpv. 1 prima frase), il giudice del divorzio modificherà o sopprimerà le misure a protezione del­l’unione coniugale solo ove occorra. Tale è il caso quando siano mutate in maniera relativamente duratura e rilevante le circostanze considerate al momento della decisione, oppure quando previsioni formulate in base alla situazione di quel momento non si siano avverate o si siano avverate solo in parte, o qualora l’autorità abbia statuito a suo tempo senza conoscere circostanze determinanti (art. 179 cpv. 1 prima frase CC per analogia). Dandosi simili presupposti, il giudice del divorzio determina nuovi contributi di mantenimento in via cautelare dopo avere aggiornato gli elementi di cui aveva tenuto calcolo l’autorità a protezione dell’unione coniugale e che risultano litigiosi (DTF 138 III 292 consid. 11.1.1, 137 III 606 consid. 4.1.2; più recentemente: sentenza del Tribunale federale 5A_140/2013 del 28 maggio 2013, consid. 4.1)

Modifica di una sentenza di divorzio; diritto di visita; contributo di mantenimento per il figlio; reddito ipotetico

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In una sentenza del 13 giugno 2016, il Tribunale federale si è chinato su un caso concernente la modifica di una sentenza di divorzio (la modifica del contributo di mantenimento per il figlio).

La nostra massima istanza giudiziaria ha in primo luogo ricordato che un contributo di mantenimento per il figlio previsto in una sentenza di divorzio può essere modificato se è intervenuta una modifica rilevante e duratura delle circostanze di fatto.

Qualora il giudice fissa un nuovo contributo, ogni parametro del calcolo va attualizzato.

Anche taluni parametri che non si sono modificati possono, a dipendenza delle circostanze, essere adattati.

Una modifica qualificata della situazione economica del debitore — in particolare un’intervenuta invalidità, una lunga malattia, il pensionamento e la perdita del lavoro — implica che sia adempiuto il requisito della modifica rilevante delle circostanze.

Una modifica rilevante e duratura giustifica una nuova fissazione del contributo di mantenimento fissato nella sentenza di divorzio allorquando il mantenimento dei doveri fissati nella sentenza iniziale sarebbe suscettibile di creare uno squilibrio tra le parti implicato che non si può esigere.

Modifica dei contributi di mantenimento previsti in una sentenza di divorzio, già in via cautelare?

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In primo luogo è opportuno ricordare che i contributi di mantenimento a favore di un ex coniuge fissati in una sentenza di divorzio passata in giudicato possono essere ridotti, soppressi o temporaneamente sospesi “se la situazione muta in maniera rilevante e durevole” (art. 129 cpv. 1 CC).

I contributi di mantenimento per figli minorenni, poi, possono essere modificati o tolti dal giudice, su istanza di un genitore o del figlio ove “le circostanze siano notevolmente mutate” (art. 286 cpv. 2 CC, cui rinvia l’art. 134 cpv. 2).

La modifica o la soppressione di un contributo alimentare presuppone che la situazione economica dell’una o dell’altra parte sia cambiata in modo ragguardevole e duraturo rispetto al momento in cui il contributo è stato fissato.

In una causa promossa per ottenere la modifica di una sentenza di divorzio, il giudice può modificare o sopprimere i contributi già in via cautelare, ma ciò solo a titolo eccezionale e con grande cautela quando la situazione economica appaia chiaramente mutata già a un sommario esame e non permetta di pretendere che l’obbligato continui a versare i contributi litigiosi neppure per la durata del processo.

Nel dubbio, i contributi precedenti vanno mantenuti (RtiD II-2015 pag. 791 consid. 7 con rimandi). Non solo perché essi figurano in una sentenza esecutiva, passata in giudicato, ma anche perché la sentenza che sarà pronunciata in esito al­l’azio­ne di modifica retroagirà – salvo ove ciò dovesse risultare iniquo (DTF 117 II 369 consid. 4c) – fin dall’introduzione del processo, sicché il debitore potrà compensare eventuali contributi alimentari pagati in esubero pendente causa con quanto dovrà versare in seguito.

In particolare, la giurisprudenza ha avuto modo di precisare che una riduzione o una soppressione cautelare di contributi di mantenimento in una causa tendente alla modifica di una sentenza di divorzio è ammissibile solo ove si dia urgenza e sussistano circostanze particolari.

Questo è il caso, ad esempio, qualora non si possa esigere che il debitore attenda la decisione di merito per vedere sopprimere o ridurre i contributi alimentari stabiliti nella sentenza di divorzio (urgenza), e ciò per il sensibile deterioramento intervenuto nella sua situazione economica (circostanza particolare), ponderati anche gli interessi del creditore.