Archivi categoria: Divorzio e separazione

Estratto da Rivista ticinese di diritto II-2007 (III. Diritto di famiglia)

14c Art. 146 cpv. 1 CC

Legittimazione ad appellare del curatore processuale

Il curatore processuale del figlio non è legittimato ad appellare i dispositivi in relazione al mantenimento del minorenne contenuti in una sentenza di misure a protezione dell’unione coniugale.
I CCA 25.4.2007 N. 11.2007.44

15c Art. 159 cpv. 3, 137 cpv. 2, 163 cpv. 1 CC

Provvigione ad litem: dovere coniugale di mutua assistenza o di mantenimento?

L’art. 159 cpv. 3 CC presuppone che il coniuge richiedente necessiti di «assistenza». Finché può stare in causa con mezzi propri, egli non ha diritto di chiedere una provvigione ad litem, nemmeno ove l’altro coniuge sia in grado di fornirla o si trovi in condizioni economiche migliori delle sue (conferma della giurisprudenza).
Il coniuge richiedente può fondare la sua pretesa sull’art. 163 cpv. 1 CC, facendola valere alla stregua di una posta necessaria per il «debito mantenimento», come avviene nelle procedure a tutela dell’unione coniugale? Questione lasciata irrisolta.
I CCA 30.1.2007 N. 11.2006.108

16c Art. 169 cpv. 2 CC

Abitazione familiare – mancato consenso del coniuge a un aggravio ipotecario

Il coniuge che si vede rifiutare a torto il consenso per gravare di un’ipoteca l’abitazione familiare in comproprietà con l’altro coniuge può rivolgersi al giudice e farsi autorizzare a procedere da sé solo, anche durante una causa di divorzio.
I CCA 7.2.2007 N. 11.2006.109

17c Art. 170 CC; 95, 213a CPC; 292 CP

Edizione di documenti fra coniugi – comminatoria penale– ricevibilità del ricorso al Tribunale federale

Il rischio di incorrere in una condanna penale per disobbedienza giusta l’art. 292 CP, qualora non venisse dato seguito in tempo utile all’ordine impartito nella decisione impugnata, costituisce un pregiudizio di natura giuridica; il ricorso contro l’ordinanza del Pretore è pertanto ricevibile.
Dall’art. 170 CC sgorga direttamente la facoltà del giudice adito con una domanda di esecuzione del diritto di informazione di non solo far capo alle misure coercitive previste dal diritto di procedura cantonale, ma pure alla comminatoria penale di cui all’art. 292 CP.
TF 2.3.2007 N. 5P.378/2006

18c Art. 176 cpv. 1, 285 cpv. 1 CC

Protezione dell’unione coniugale – contributo alimentare per figli maggiorenni

Nel fissare i contributi di mantenimento in favore del coniuge e dei figli minorenni il giudice delle misure a protezione dell’unione coniugale tiene conto, nel bilancio familiare, anche di eventuali contributi per figli maggiorenni, sempre che su tali contributi non vi sia disaccordo. Se al proposito le posizioni delle parti divergono, incombe al maggiorenne adire il giudice del mantenimento valendosi dell’art. 277 cpv. 2 CC (conferma della giurisprudenza).
I CCA 10.4.2007 N. 11.2005.165

19c Art. 176 cpv. 1 n. 1 CC

Protezione dell’unione coniugale – obbligo di versare contributi di mantenimento che erodono la sostanza del debitore alimentare

In che misura il mantenimento della famiglia dev’essere garantito, in difetto di redditi sufficienti, anche da prelievi sulla sostanza dell’obbligato alimentare? Questione lasciata irrisolta nella fattispecie per le particolarità del caso concreto.
I CCA 16.3.2007 N. 11.2006.29

20c Art. 176 cpv. 3, 279 cpv. 2 CC

Protezione dell’unione coniugale – attribuzione dell’autorità parentale a un solo genitore?
L’attribuzione dell’autorità parentale a uno solo dei genitori nell’ambito di misure a protezione dell’unione coniugale va decisa con grande prudenza e adottata solo ove l’attribuzione della custodia parentale a uno solo dei genitori appaia insufficiente a tutelare il bene del figlio.
I CCA 22.1.2007 N. 11.2003.88 

21c Art. 275, 134 cpv. 3 e 4, 179 cpv. 1 CC

Modifica del contributo alimentare per un figlio minorenne e modifica delle relazioni personali del figlio con il genitore non affidatario – competenza del giudice o dell’autorità tutoria?

Competenza nel caso in cui sia litigiosa la modifica del contributo alimentare (consid. 4). Competenza nel caso in cui sia litigiosa la modifica delle relazioni personali (consid. 4). Competenza nel caso in cui siano litigiose entrambe le questioni (consid. 5).
I CCA 2.1.2007 N. 11.2006.42

22c Art. 275 cpv. 1, 285 CC

Azione di mantenimento: reddito determinante del genitore convenuto – regolamentazione del diritto di visita: competenza

Nell’accertare il reddito del genitore il giudice deduce dai proventi immobiliari di lui – per principio – gli oneri ipotecari, le spese di manutenzione e quelle di amministrazione, come pure gli ammortamenti. Ove eccedano il reddito immobiliare, però, tali uscite possono essere prese in considerazione solo nella misura in cui non intacchino la copertura del fabbisogno suo e di quello del figlio (consid. 5b).
Trattandosi di un figlio di genitori non sposati, la facoltà di regolare o modificare il diritto di visita compete solo all’autorità tutoria. Il giudice adito con un’azione di mantenimento può unicamente, ravvisando la necessità di disciplinare le relazioni tra genitore e figlio, invitare l’autorità tutoria a intervenire (consid. 10).
I CCA 28.12.2006 N. 11.2003.110 (ricorso per riforma dichiarato inammissibile dal Tribunale federale con sentenza 5C.37/2007 del 9 luglio 2007)

23c Art. 307 segg. CC; 44 LPamm; 26 cpv. 3 LTeC

Protezione del figlio – impugnabilità di decisioni prese da una Commissione tutoria regionale

La decisione con cui una Commissione tutoria regionale ordina l’assunzione di prove ha carattere incidentale. È impugnabile davanti all’Autorità di vigilanza, pertanto, solo ove possa causare al ricorrente un danno «non altrimenti riparabile» (conferma della giurisprudenza; consid. 3 a 5).
La decisione con cui una Commissione tutoria regionale ordina misure d’urgenza ha carattere provvisionale. È impugnabile davanti all’Autorità di vigilanza, pertanto, solo ove possa causare al ricorrente un danno «non altrimenti riparabile» e sia stata emanata «previo contraddittorio» (conferma della giurisprudenza). Il «contraddittorio» comprende, di regola, l’audizione del figlio che ha compiuto i sei anni di età e la possibilità per entrambi i genitori di esprimersi, almeno per scritto (consid. 6).
La decisione provvisionale emanata da una Commissione tutoria regionale previo contraddittorio incompleto (non essendo stato ascoltato il figlio o non essendosi potuto esprimere un genitore) non è nulla, ma rimane una decisione presa senza contraddittorio. Un ricorso diretto contro di essa all’Autorità di vigilanza va dunque dichiarato irricevibile e gli atti ritornati alla Commissione tutoria regionale perché integri il contraddittorio e statuisca di nuovo (conferma della giurisprudenza; consid. 7).
I CCA 31.1.2007 N. 11.2006.153

24c Art. 325 cpv. 3 CC

Curatela amministrativa a protezione di beni del figlio

La misura si giustifica ove provvedimenti meno incisivi, come le istruzioni ai genitori (art. 324 cpv. 2 CC) o l’obbligo di consegnare rendiconti e rapporti (art. 318 cpv. 3 CC), appaiano insufficienti (consid. 2 e 7).
Solo il giudice civile può condannare un genitore a versare somme di denaro per il mantenimento dei figli. Qualora eroghi anticipi a tal fine, l’ente pubblico è surrogato nei diritti del minorenne (art. 289 cpv. 2 CC), ma per ottenere il rimborso dai genitori deve rivolgersi anch’esso al giudice civile. L’autorità amministrativa non può far capo a strumenti che tutelano gli averi del figlio – come la curatela amministrativa – per agevolare fornitori di prestazioni in favore del minorenne, consentendo loro di eludere la giurisdizione civile nel ricuperare il credito presso i genitori (consid. 3 e 4).
I CCA 23.2.2007 N. 11.2007.22

62c Art. 83 cpv. 1 LDIP

Azione di mantenimento – contributo alimentare per un figlio residente in Brasile

Il fabbisogno in denaro di un figlio residente in Brasile può essere equamente stimato facendo capo agli indici sul livello dei prezzi (comprensivi della locazione) periodicamente diramati dalla UBS («Preise und Löhne/Prix et salaires»), senza trascurare che tali coefficienti sono rapportati al costo della vita nell’area urbana di Zurigo. Al fabbisogno in denaro su scala nazionale si riferiscono invece le raccomandazioni pubblicate dall’Ufficio della gioventù e dell’orientamento professionale del Canton Zurigo, applicabili nel caso di minorenni residenti in Svizzera.
I CCA 16.4.2007 N. 11.2004.66

 

Estratto da Rivista ticinese di diritto I-2007 (III. Diritto di famiglia)

 17c Art. 132, 177, 291 CCDiffida ai debitori: competenza del giudice svizzeroIn linea di principio il giudice svizzero è competente per emanare una trattenuta di stipendio chiesta da un coniuge domiciliato all’estero nei confronti dell’altro coniuge (o ex coniuge) domiciliato all’estero se il datore di lavoro di quest’ultimo è domiciliato o ha sede in Svizzera.
I CCA 14.9.2006 N. 11.2006.37
18c Art. 137 cpv. 2, 123 CC

Riparto della prestazione di libero passaggio – iniquità manifesta in caso di concubinato? – soppressione del contributo alimentare provvisionale in caso di concubinato?

Il fatto che un coniuge viva in concubinato con un terzo al momento della sentenza del divorzio non incide, per principio, sul riparto della prestazione di libero passaggio.
La pretesa di mantenimento provvisionale durante una causa di divorzio cessa al momento in cui il coniuge richiedente tragga dalla relazione con un terzo vantaggi economici analoghi a quelli conseguibili da un matrimonio. Una convivenza qualsiasi non basta. Il concubinato deve risultare una comunione di vita tanto stretta da far apparire il nuovo compagno disposto ad assicurare fedeltà e assistenza, alla stessa stregua di quanto l’art. 159 cpv. 3 CC prescrive trattandosi di un coniuge (conferma della giurisprudenza: consid. 4).
I CCA 3.10.2006 N. 11.2005.98

19c Art. 176 cpv. 1 n. 1 CC

Protezione dell’unione coniugale – metodo per il calcolo dei contributi alimentari – nozione di reddito di un coniuge – condizioni alle quali si può pretendere che un coniuge riprenda o estenda un’attività lucrativa – condizioni alle quali i premi per un’assicurazione sulla vita vanno inseriti nel fabbisogno minimo del coniuge debitore – condizioni alle quali la sentenza di appello configura una reformatio in peius per rapporto alla sentenza del Pretore

Il metodo di calcolo che consiste nel dedurre dal reddito complessivo dei coniugi i fabbisogni loro e dei figli minorenni, suddividendo l’eccedenza a metà, si applica sempre, tranne ove sia reso verosimile che durante la vita in comune i coniugi non destinavano tutti i loro redditi al mantenimento della famiglia, ma ne riservavano alcuni a scopi diversi (come per esempio al risparmio). Inoltre il limite superiore del diritto al mantenimento è costituito – di regola – dal tenore di vita che i coniugi avevano alla cessazione della comunione domestica. Fa stato, eccezionalmente, un livello di vita più alto solo ove sia reso verosimile che i coniugi vivevano in modo particolarmente parsimonioso, al di sotto dei loro mezzi (conferma della giurisprudenza: consid. 4).
Nel reddito di un coniuge rientra non solo lo stipendio, ma anche la tredicesima, le gratifiche, le provvigioni, i bonus, le partecipazioni agli utili, le mance e le indennità per straordinari o per altri incarichi, sempre che siano percepiti abitualmente (conferma della giurisprudenza: consid. 5).
Nell’ambito di misure a protezione dell’unione coniugale si può pretendere che un coniuge riprenda o estenda un’attività lucrativa a condizione che non sia possibile attingere all’eccedenza mensile o – almeno provvisoriamente – a sostanza accumulata durante la vita in comune, che i mezzi a disposizione (compresi quelli della sostanza) non bastino a finanziare due economie domestiche separate nonostante le restrizioni imposte dalle circostanze e che la ripresa o l’estensione di un’attività lucrativa da parte del coniuge interessato sia compatibile con la situazione personale di lui (età, stato di salute, formazione professionale e così via), come pure con la situazione del mercato del lavoro. Le tre condizioni sono cumulative (riepilogo della giurisprudenza: consid. 6b).
I premi di assicurazioni destinate a coprire rischi riguardanti l’unione coniugale o la comunione domestica (sia pur sospesa), compresi quelli di assicurazioni sulla vita, vanno inseriti nel fabbisogno minimo del coniuge debitore se i mezzi finanziari a disposizione bastano a garantirne il pagamento (consid. 7b).
Una reformatio in peius suscettibile di avvertimento previo da parte della Camera civile di appello si verifica, per quanto riguarda i contributi alimentari nelle protezioni delle unioni coniugali, solo ove il totale dei contributi litigiosi – e non solo un singolo contributo – si riveli più alto di quello stabilito in prima sede (consid. 9 in fine).
I CCA 19.5.2006 N. 11.2003.102

20c Art. 176 cpv. 1 n. 3 CC

Contributi di mantenimento nell’ambito di misure a protezione dell’unione coniugale – deroga al metodo di calcolo consistente nel suddividere a metà l’eccedenza mensile

Il metodo della ripartizione dell’eccedenza non deve condurre a una ridistribuzione del patrimonio coniugale o a una liquidazione anticipata del regime dei beni. Esso non si applica ove sia reso verosimile che durante la vita in comune i coniugi non destinavano tutti i loro redditi al mantenimento della famiglia, ma ne riservavano alcuni a scopi diversi, come per esempio al risparmio.
I CCA 19.6.2006 N. 11.2004.122

21c Art. 179 cpv. 1 CC

Modifica di misure a tutela dell’unione coniugale da parte del giudice del divorzio?

Il giudice delle misure a tutela dell’unione coniugale rimane competente a statuire sull’assetto della vita separata fino alla litispendenza dell’azione di divorzio, anche se la sua decisione interviene in seguito. Una volta pendente la causa di stato le misure intese a organizzare la vita separata competono solo al giudice del divorzio, unico abilitato a emanare misure provvisionali (art. 137 cpv. 2 CC). Questi può stabilire contributi di mantenimento anche per l’anno che precede la litispendenza (art. 137 cpv. 2 ultima frase CC), ma solo ove la causa di divorzio non sia stata preceduta da una procedura a tutela dell’unione coniugale. In tal caso per far modificare i provvedimenti adottati dal giudice delle misure a tutela dell’unione coniugale occorre rivolgersi a quest’ultimo.
I CCA 4.9.2006 N. 11.2005.103

22c Art. 260a cpv. 1 n. 1 CC; 13 cpv. 1 lett. l) LOC; 13 cpv. 1 n. 3 LAC

Riconoscimento di paternità: contestazione da parte del Comune di origine o di domicilio

Diritto dell’ente pubblico di contestare un riconoscimento di paternità nel Cantone Ticino.
Presupposto dell’autorizzazione a stare in lite del Municipio ed eccezioni.
Possibilità di sanatoria in caso di mancanza del presupposto.
Il Municipio del Comune di origine o di domicilio che contesta un riconoscimento di paternità non abbisogna dell’autorizzazione dell’assemblea o del consiglio comunale per stare in lite.
I CCA 14.9.2006 N. 11.2003.89

23c Art. 273 cpv. 1 CC

Relazioni personali tra genitori e figli – limitazioni per la condotta di un genitore?

Il coinvolgimento del figlio nel conflitto tra i genitori può condurre a una limitazione del diritto di visita.
I CCA 27.10.2006 N. 11.2005.101

 

Estratto da Rivista ticinese di diritto II-2006 (III. Diritto di famiglia)

36c Art. 125 CC

Obbligo di mantenimento dopo il divorzio

Criteri per la commisurazione del contributo alimentare dovuto a un coniuge dopo il divorzio, secondo la durata del matrimonio (consid. 6).
I CCA 10.4.2006 N. 11.2005.37

37c Art. 140, 176 cpv. 1 n. 1 CC

Protezione dell’unione coniugale: omologazione di convenzione sugli effetti della vita separata

Nell’ambito di misure a protezione dell’unione coniugale il giudice non è tenuto a imporre un termine di riflessione prima di omologare una convenzione tra coniugi.
Potere cognitivo del giudice chiamato a esaminare una convenzione siffatta.
I CCA 19.12.2005 N. 11.2005.47

38c Art. 166 CC; 80 LEF

Decisione di una cassa malati quale titolo esecutivo – responsabilità solidale dei coniugi per i premi dell’assicurazione obbligatoria

La stipulazione di un contratto d’assicurazione malattia obbligatoria rientra nella categoria dei bisogni correnti della famiglia, di modo che i coniugi rispondono solidalmente per il pagamento dei premi assicurativi indipendentemente dal tipo di regime matrimoniale scelto, ritenuto che tale vincolo di solidarietà sussiste tra i coniugi sin tanto che gli stessi hanno una vita comune.
CCC 20.3.2006 N. 16.2006.28

39c Art. 170 CC

Edizione di documenti da terzi

La banca può solo difendere i suoi propri interessi giuridicamente protetti, eventualmente rappresentare gli interessi di clienti a lei sola noti, ma non tutelare gli interessi della parte in causa, sostituendosi alla diligenza di quest’ultima.
I CCA 28.11.2005 N. 11.2005.144 (ricorso per riforma dichiarato inammissibile dal Tribunale federale con sentenza 5C.16/2006 del 27 febbraio 2006, ricorso di diritto pubblico dichiarato inammissibile con sentenza 5P.20/2006 del 15 maggio 2006)

40c Art. 176 cpv. 1 n. 1 CC

Reddito di un coniuge che durante il matrimonio intraprende un corso di formazione

In costanza di matrimonio un coniuge non può ridurre unilateralmente i suoi redditi senza valida giustificazione. Nel caso in cui la famiglia si trovi in difficoltà finanziarie e il marito non sia in grado di rimediare a tale situazione in termini ragionevoli, nulla osta però a che la moglie intraprenda un corso di formazione professionale, anche se il guadagno di lei subisce una temporanea flessione, sempre che il corso sia di durata ragionevole e consenta poi alla moglie di migliorare verosimilmente le proprie entrate.
I CCA 21.12.2005 N. 11.2003.125

41c Art. 179 cpv. 1 CC; 86 CPC

Modifica di misure a protezione dell’unione coniugale

La modifica può decorrere, al più presto, dal giorno in cui è stata introdotta l’istanza; solo gravi e impellenti motivi di equità possono giustificare, a titolo eccezionale, una decorrenza retroattiva.
La procedura intesa alla definizione del contributo alimentare per un coniuge è governata dal principio dispositivo, anche nel quadro di misure a protezione dell’unione coniugale; a tal fine il giudice è vincolato dunque, per principio, alle richieste delle parti.
I CCA 2.5.2006 N. 11.2003.75

42c Art. 285 cpv. 1 CC

Contributo di mantenimento per figli comuni nel caso in cui un genitore si sposi

Dopo il matrimonio non fa più stato il reddito del debitore e il minimo esistenziale del diritto esecutivo per debitore solo, ma il reddito di coppia e il minimo esistenziale del diritto esecutivo per coppie, i coniugi avendo tra loro reciproci diritti e doveri.
I CCA 22.12.2005 N. 11.2004.58

43c Art. 285 cpv. 1 CC

Contributo di mantenimento – fabbisogno del figlio minorenne in presenza di un fratello o di una sorella maggiorenne

Il fabbisogno in denaro di un figlio minorenne che vive nella medesima economia domestica insieme con un fratello maggiorenne va determinato secondo le raccomandazioni pubblicate dall’Ufficio della gioventù e dell’orientamento professionale del Canton Zurigo come quello di un fratello e non come quello di un figlio unico.
I CCA 27.2.2006 N. 11.2004.154

44c Art. 291 CC

Diffida ai debitori

Foro competente per ottenere una diffida ai debitori riguardante il contributo di mantenimento in favore del figlio.
I CCA 19.05.2006 N. 11.2006.45

 

Estratto da Rivista ticinese di diritto I-2006 (III. Diritto di famiglia)

29c Art. 30 cpv. 1 CC

Cambiamento del nome a figli affidati a una madre divorziata

Non si giustifica un cambiamento di nome dettato da ragioni puramente soggettive, come i sentimenti negativi evocati da tale nome nel figlio o nel suo attuale ambiente familiare.
I CCA 6.4.2005 N. 11.2004.88 (un ricorso di diritto pubblico è stato respinto in quanto ammissibile dal Tribunale federale con sentenza 5P.144/2005 dell’8 novembre 2005)

30c Art. 121 cpv. 3 CC

Diritto di abitazione nell’alloggio coniugale

Commisurazione dell’indennità: il giudice prende in considerazione, oltre al valore venale del diritto di abitazione, l’insieme delle circostanze, segnatamente il dovere di solidarietà fra i coniugi, l’interesse dei figli, la capacità finanziaria dell’avente diritto e quella del proprietario dell’immobile, il tenore di vita avuto dai coniugi e la necessità effettiva dell’alloggio.
I CCA 20.6.2005 N. 11.2004.20

31c Art. 129, v153 CC

Modifica di sentenza di divorzio: ammissibilità di nuovi documenti e condizioni cui soggiace la modifica

Documenti nuovi sono ammissibili, come in un’ordinaria causa di divorzio (consid. 2).
La modifica presuppone un raffronto tra le condizioni finanziarie in cui si trovavano le parti al momento del divorzio (rispettivamente al momento in cui il contributo è stato modificato l’ultima volta) e la nuova situazione (consid. 4). La nuova situazione è quella al momento in cui l’attore ha promosso causa; successivi mutamenti possono essere presi in considerazione, se mai, nella misura in cui connotano un ulteriore cambiamento ragguardevole, duraturo e non prevedibile (consid. 10a).
I CCA 29.6.2005 N. 11.2003.22

32c Art. 134 cpv. 2, 286 cpv. 2 CC

Modifica di sentenza di divorzio: contributo di mantenimento per i figli nati dal primo matrimonio nel caso in cui il debitore formi una nuova famiglia

Nel fabbisogno del debitore alimentare che si è sposato o risposato va inserito il minimo esistenziale che il diritto esecutivo prevede per le coppie (fr. 1550.– mensili) e non il minimo esistenziale per un debitore solo (fr. 1100.– mensili), il quale si applica solo al debitore che vive in comunione domestica con un figlio maggiorenne o in concubinato.
I CCA 8.9.2005 N. 11.2005.12 e 11.2005.90

33c Art. 137 cpv. 2, 111 seg. CC

Divorzio su richiesta comune: revoca del consenso – provvigione ad litem: autorità competente

In linea di principio la revoca del consenso al divorzio non costituisce abuso (consid. 3).
Competente a concedere una provvigione di causa è il Pretore, anche per la procedura di appello (consid. 6).
I CCA 20.6.2005 N. 11.2005.62 (un ricorso per riforma è stato dichiarato inammissibile dal Tribunale federale con sentenza 5C.207/2005, un ricorso di diritto pubblico è stato dichiarato inammissibile dal Tribunale federale con sentenza 5P.303/2005, un ricorso per nullità è stato dichiarato inammissibile dal Tribunale federale con sentenza 5C.206/2005, tutte del 9 settembre 2005)

34c Art. 137 cpv. 2, 125 CC

Divorzio: contributi alimentari in pendenza di causa

Fino al passaggio in giudicato della sentenza sugli effetti del divorzio i contributi di mantenimento per moglie e figli continuano a essere disciplinati dall’assetto provvisionale.
I CCA 29.6.2005 N. 11.2004.100

35c Art. 176 cpv. 1 n. 1 CC

Misure a protezione dell’unione coniugale – debitore alimentare: azionista unico

Il reddito del debitore alimentare ove sussista unità economica fra lui e la società di cui egli è azionista unico o maggioritario va calcolato equiparando quest’ultimo a un lavoratore indipendente.
I CCA 4.7.2005 N. 11.2004.19

36c Art. 206 cpv. 1, 315a, 318, 324 cpv. 3 CC

Scioglimento del regime dei beni: partecipazione al minor valore in caso di deprezzamento? Misure a protezione della sostanza dei figli chieste dal coniuge affidatario

Nello scioglimento del regime ordinario dei beni in seguito a divorzio il coniuge che ha investito beni in proprietà dell’altro ha diritto, dandosi un deprezzamento, alla restituzione dell’importo investito, senza interessi. In tali casi l’applicazione delle norme sulla società semplice è esclusa, né i coniugi possono pattuire per convenzione una diversa chiave di partecipazione al deprezzamento (consid. 4a e 4b).
La madre alla quale è stato conferito l’esercizio dell’autorità parentale nell’ambito della causa di divorzio è legittimata a chiedere al giudice, come misure di protezione della sostanza dei figli, la restituzione di averi che il padre ha sottratto dai libretti di risparmio di questi ultimi (consid. 24).
I CCA 8.6.2005 N. 11.2002.94

37c Art. 285 CC

Riduzione del contributo alimentare per il figlio nel caso in cui il diritto di visita sia più esteso dell’usuale?

Perché un diritto di visita più ampio dell’usuale comporti una riduzione del contributo alimentare è necessario che il genitore affidatario consegua risparmi sensibili, l’onere di mantenimento in denaro trasferendosi solo limitatamente da un genitore all’altro. Obbligo del genitore non affidatario di indicare i maggiori costi da lui sostenuti.
I CCA 3.10.2005 N. 11.2005.83

38c Art. 285 cpv. 1 CC

Fabbisogno in denaro del figlio minorenne

Dal 2000 in poi le raccomandazioni pubblicate dall’Ufficio della gioventù e dell’orientamento professionale del Canton Zurigo sono già commisurate al costo delle economie domestiche su scala nazionale. Non si giustificano più, quindi, tagli lineari per il minor costo della vita nel Ticino.
I CCA 19.6.2005 N. 11.2005.75

39c Art. 290 CC; 14 cpv. 2 Lag

Gratuito patrocinio nell’ambito di una trattenuta di stipendio

Non occorre gratuito patrocinio per postulare una trattenuta di stipendio a tutela di contributi in favore di figli minorenni poiché in simili evenienze il creditore può ottenere un aiuto appropriato e gratuito, per legge, da parte della Commissione tutoria regionale.
I CCA 31.8.2005 N. 11.2005.104

40c Art. 291 CC

Trattenuta di stipendio: garanzia del minimo esistenziale

In linea di principio l’ammontare di una trattenuta di stipendio deve corrispondere al contributo alimentare fissato dal giudice. Eccezione al principio qualora nel frattempo la situazione dell’obbligato sia mutata al punto che la «diffida ai debitori» risulti intaccare il fabbisogno minimo di lui.
I CCA 12.9.2005 N. 11.2005.72

41c Art. 298a, 133 CC

Autorità parentale in comune – convenzione

Esigenza di una convenzione suscettibile di approvazione circa la partecipazione dei genitori alle cure del figlio e il riparto delle spese di mantenimento in caso di autorità parentale in comune.
I CCA 7.11.2005 N. 11.2005.141

 

Estratto da Rivista ticinese di diritto II-2005 (III. Diritto di famiglia)

29c Art. 26 cpv. 3 LTeC; 21, 44 LPamm

Appellabilità di decisioni pregiudiziali e incidentali prese da autorità amministrative, in particolare di decisioni provvisionali emanate dall’autorità di vigilanza sulle tutele

Decisioni pregiudiziali e incidentali prese da autorità amministrative possono essere impugnate solo ove comportino un danno «non altrimenti riparabile». Trattandosi di una decisione provvisionale, inoltre, essa dev’essere stata adottata «previo contraddittorio» (consid. 1 a 8).
I CCA 12.5.2005 N. 11.2005.48

30c Art. Art. 35 seg. CC

Dichiarazione di scomparsa in caso di persona «da lungo tempo assente»

La decorrenza di cinque anni dall’ultima notizia non basta, da sé sola, per dichiarare scomparsa una persona «da lungo tempo assente senza che se ne abbiano notizie». A tal fine occorre altresì che nelle circostanze del caso specifico la persona risulti «assai verosimilmente morta» (consid. 2).
I CCA 12.1.2005 N. 11.2005.1

31c Art. 114, 125 CC

Divorzio: termine di separazione e pretese alimentari di figli che hanno un genitore comune

Il termine biennale di separazione dell’art. 114 CC si applica a tutti i processi di divorzio giudicati da autorità cantonali dopo il 1° giugno 2004 (consid. 3).
I figli che hanno un genitore in comune vantano nei confronti del medesimo un identico diritto alla copertura del fabbisogno in denaro, ragione per cui la disponibilità del genitore va suddivisa tra loro in base alla stessa chiave di riparto (consid. 11).
I CCA 14.2.2005 N. 11.1999.99

32c Art. Art. 125, 164 CC

Contributo di mantenimento: somma a libera disposizione

L’ammontare di un contributo alimentare dopo il divorzio va commisurato esclusivamente ai criteri posti dall’art. 125 CC e non calcolato secondo il riparto dell’eccedenza mensile una volta dedotto dal reddito familiare il fabbisogno dei coniugi stessi (consid. 3).
Una pretesa ancorata all’art. 164 CC può essere fatta valere anche nell’ambito della liquidazione del regime dei beni, ma solo per l’anno precedente l’istanza e per il futuro, fino alla pronuncia del divorzio (consid. 6).
I CCA 19.5.2005 N. 11.2005.60

33c Art. Art. 132 CC

Avviso ai debitori

Nell’ambito di una richiesta di trattenuta il debitore può invocare il diritto di conservare il proprio fabbisogno minimo? Questione lasciata irrisolta (consid. 5).
I CCA 8.11.2004 N. 11.2004.113 (Ricorso di diritto pubblico al Tribunale federale dichiarato inammissibile con sentenza 5P.460/2004 del 28 aprile 2005)

34c Art. Art. 176 cpv. 1 n. 1 CC

Organizzazione della vita separata: contributo al coniuge non attivo professionalmente

Nell’ambito di misure a protezione dell’unione coniugale si può pretendere che un coniuge riprenda o estenda un’attività lucrativa a tre condizioni cumulative: quando non sia possibile attingere all’eccedenza o – almeno provvisoriamente – a sostanza accumulata durante la vita in comune, quando i mezzi a disposizione (compresi quelli della sostanza) non bastino a finanziare due economie domestiche separate nonostante le restrizioni imposte dalle circostanze e quando la ripresa o l’estensione di un’attività lucrativa sia compatibile con la situazione personale del coniuge interessato (età, stato di salute, formazione professionale e così via), oltre che con la situazione del mercato del lavoro (consid. 4).
I CCA 27.5.2005 N. 11.2003.60

35c Art. 273 seg. CC

Restrizioni del diritto di visita

Dandosi pericolo di sottrazione del figlio da parte del genitore non affidatario, il diritto di visita può essere sottoposto al divieto di lasciare la Svizzera o all’obbligo di depositare i documenti d’identità (consid. 3).
I CCA 15.2.2005 N. 11.2004.138

36c Art. 274a cpv. 1 CC

Diritto di visita del padre biologico al figlio avuto da una donna sposata?

Il padre biologico di un bambino avuto dalla moglie di un terzo non può contestare la paternità del marito, ma può postulare un diritto di visita, sempre che le relazioni personali siano nell’interesse e rispondano al bene del figlio (consid. 8).
I CCA 10.3.2005 N. 11.2005.34

37c Art. 291 CC

Diffida ai debitori: trattenuta di stipendio

La richiesta di trattenuta può emanare dal figlio o, nel caso dell’art. 289 cpv. 2 CC, dall’ente pubblico. Il genitore che detiene l’autorità parentale può agire in proprio nome, come sostituto processuale del figlio (consid. 1).
La trattenuta può essere revocata dal giudice – in analogia a quanto dispone l’art. 286 cpv. 2 CC – «se le circostanze siano notevolmente mutate», rispettivamente ove vengano meno i presupposti che l’avevano giustificata (consid. 7).
I CCA 28.4.2005 N. 11.2005.45

38c Art. 419, 421 CC

Autorizzazione al curatore di cedere un credito del curatelato

Una cessione di credito che trascende l’ordinaria amministrazione della sostanza va approvata dal curatelato, se è in grado di valutare adeguatamente il contenuto e la portata dell’atto. Se egli non è in grado, l’autorizzazione va chiesta all’autorità tutoria (consid. 9).
I CCA 21.2.2005 N. 11.2003.20

 

Estratto da Rivista ticinese di diritto I-2005 (III. Diritto di famiglia)

 

31c Art. 26 cpv. 1 LTeC

Misure provvisionali in pendenza di un ricorso all’autorità di vigilanza

Se le misure provvisionali richieste sono direttamente connesse a una procedura pendente davanti all’autorità di vigilanza incombe a quest’ultima (e non all’autorità tutoria) prendere le opportune misure cautelari.
I CCA 9.9.2004 N. 11.2004.99

34c Art. 118 cpv. 2, 176 cpv. 1 CC

Separazione: calcolo dei contributi alimentari e fabbisogno minimo

Nel fabbisogno minimo rientra anche il costo delle cure mediche e dentarie non coperte da un’assicurazione, a condizione che ne sia dimostrata la necessità e l’entità (consid. 6e).
Le spese professionali e di aggiornamento rientrano nel fabbisogno minimo (consid. 8c).
L’obbligo di mantenimento verso un figlio nato fuori del matrimonio configura un debito personale che il genitore deve onorare anzitutto con la sua quota di eccedenza (consid. 8d).
I CCA 23.6.2004 N. 11.2000.11

35c Art. 124 CC

Equa indennità per impossibilità di suddividere la previdenza professionale

Allorché sia sopraggiunto un caso di previdenza e non sia più possibile suddividere la prestazione d’uscita maturata da un coniuge durante il matrimonio, nel caso in cui sussista un conto di libero passaggio vincolato che non serve a garantire prestazioni assicurative, una parte del saldo di tale conto può essere devoluta all’altro coniuge come equa indennità (consid. 5).
I CCA 27.2.2004 N. 11.2002.119

36c Art. 125, 207, 209 cpv. 3 CC

Scioglimento del regime dei beni: compenso tra acquisti e beni propri nel caso di investimenti eseguiti con acquisti in beni propri di un coniuge prima e durante il matrimonio – previdenza professionale

Scioglimento del regime dei beni: compenso tra acquisti e beni propri nel caso di investimenti eseguiti con acquisti in beni propri di un coniuge prima e durante il matrimonio – previdenza professionale

37c Art. 125 cpv. 2 CC

Divorzio: durata del contributo di mantenimento

Il contributo alimentare dell’art. 125 CC è per principio limitato nel tempo, salvo che il beneficiario non possa recuperare la propria indipendenza economica (consid. 3).
I CCA 15.6.2004 N. 11.2004.41

38c Art. 127 CC

Modifica di un contributo alimentare pattuito come non riducibile

Una rendita tutelata dall’art. 127 CC può essere ridotta solo in circostanze estreme, ove siano applicabili gli art. 2 cpv. 2 e 27 cpv. 2 CC (clausola rebus sic stantibus: FF 1996 I pag. 129 n. 233.541; DTF 122 III 97; SCHWENZER in: Praxiskommentar Scheidungsrecht, Basilea 2000, n. 11 ad art. 127 CC; SUTTER/FREIBURGHAUS, Kommentar zum neuen Scheidungsrecht, Zurigo 1999, n. 14 ad art. 127; SPYCHER/GLOOR in: Basler Kommentar, 2ª edizione, n. 11 ad art. 127 CC).
I CCA 24.11.2004 N. 11.2004.135

39c Art. 137 cpv. 2 CC

Modifica di misure provvisionali in una causa di divorzio: effetti nel tempo

La modifica di una misura provvisionale ha di regola effetto solo per il futuro, anche se per ragioni di equità il giudice può far decorrere la modifica già dalla presentazione della domanda o da qualsiasi momento intermedio tra la presentazione della domanda e l’emanazione del decreto. Una retroattività più ampia è possibile solo in casi eccezionali. I contributi possono essere chiesti per l’anno precedente l’introduzione della domanda solo nell’ipotesi in cui il contributo di mantenimento sia fissato per la prima volta, non nei casi di modifica (consid. 12).
I CCA 23.2.2004 N. 11.2001.72 e 11.2001.74

40c Art. 137 cpv. 2 CC

Misure provvisionali in pendenza di divorzio: reddito del coniuge

Il valore locativo va compreso nel reddito del coniuge che abita in casa propria? (consid. 4).
Spetta al coniuge che invoca una diminuzione del proprio reddito per malattia duratura rendere verosimile gli estremi dell’affezione. L’accertamento di patologie che comportino l’inabilità lucrativa richiede, per principio, un esame specialistico. In un procedimento provvisionale, improntato alla sommarietà, il giudice statuisce sulla base della verosimiglianza, sicché l’esecuzione di una perizia va riservata al merito (consid. 7).
Durante la vita separata, se non si può ragionevolmente contare su una ripresa della comunione domestica, occorre prendere in considerazione anche i criteri applicabili al mantenimento dopo il divorzio, ma ciò non significa che il riparto a metà dell’eccedenza non sia più applicabile (consid. 9).
I CCA 30.4.2004 N. 11.2003.101

41c Art. 137 cpv. 2 CC, 153 vCC

Modifica di sentenza di divorzio: misure provvisionali

La soppressione o la riduzione cautelare dell’importo fissato in una sentenza di divorzio è possibile, ma solo a condizioni straordinarie, eccezionali e da valutare con grande cautela (consid. 2).
I CCA 3.5.2004 N. 11.2002.132

42c Art. 137 cpv. 2 CC; 285 cpv. 2 CPC

Contributo di mantenimento durante la procedura di appello contro la sentenza di divorzio

Decorrenza del contributo alimentare fissato nella sentenza di divorzio: passaggio in giudicato del dispositivo sul contributo di mantenimento (consid. 5).
Contributo provvisionale decretato dopo lo scioglimento del matrimonio, ove il processo sugli effetti del divorzio non sia ancora terminato (consid. 6 e 7).
I CCA 12.8.2004 N. 11.2003.114

43c Art. 137 cpv. 2 CC

Divorzio su richiesta unilaterale: modifica di misure emesse nell’ambito di una precedente procedura a protezione dell’unione coniugale

Per modificare un assetto a protezione dell’unione coniugale convenzionalmente pattuito e omologato dal giudice occorre rendere verosimile che le circostanze considerate nell’ambito del precedente accordo abbiano subito modifiche di rilievo (consid. 4).
I CCA 9.12.2004 N. 11.2004.146

44c Art. 138 CC

Misure provvisionali in pendenza di separazione o divorzio: divieto di nuovi fatti e di nuove prove in appello

45c Art. 159, 163 CC; 155 segg. vCPC

Provvigione ad litem e assistenza giudiziaria

La decisione con cui il giudice impone a un coniuge il versamento di una provvigione ad litem è un decreto cautelare (consid. 1).
Si giustifica, eccezionalmente, di concedere il beneficio dell’assistenza giudiziaria accanto a una provvigione ad litem nell’ipotesi in cui il debitore non possa attingere al suo unico elemento di patrimonio, sotto sequestro penale per tempo indefinito (consid. 4 e 5).
I CCA 15.11.2004 N. 11.2004.143

46c Art. 163 cpv. 1, 285 cpv. 1 CC

Contributo alimentare per moglie e figli: reddito ipotetico – indigenza del richiedente cui è imputato un reddito ipotetico

Il conseguimento di un reddito ipotetico può anche implicare un cambiamento d’attività, l’esigenza di sostentare debitamente la famiglia prevalendo sulla libera scelta della professione (consid. 3b).
Un reddito ipotetico non esclude uno stato d’indigenza. Poco importa che un richiedente versi in grave ristrettezza per sua colpa. L’indigenza può essere negata solo qualora il richiedente abusi dei suoi diritti, in particolare ove abbia rinunciato a un reddito appunto in vista del processo (consid. 8).
I CCA 18.8.2004 N. 11.2004.85

47c Art. 172 CC

Misure a protezione dell’unione coniugale

Reddito determinante di un lavoratore dipendente (consid. 4a).
Spese di alloggio quando un coniuge torna a vivere dai genitori (consid. 5).
I CCA 11.8.2004 N. 11.2004.77

48c Art. 173 cpv. 1 CC

Protezione dell’unione coniugale: contributi pecuniari per il mantenimento della famiglia

Il costo dell’alloggio va inserito nel fabbisogno minimo di chi occupa l’abitazione, non in quello del coniuge tenuto a erogare contributi di mantenimento (consid. 13).
Il giudice delle misure a protezione dell’unione coniugale stabilisce “i contributi pecuniari per il mantenimento della famiglia”, che possono consistere non solo in prestazioni periodiche per l’ordinario sostentamento, ma anche in importi occasionali destinati alla copertura di spese straordinarie. Non è preposto invece alla disciplina dei rapporti interni di dare e avere fra le parti per debiti dell’uno pagati dall’altro e viceversa (consid. 17a).
Non risponde all’economia di giudizio che un pretore emani decreti cautelari appellabili nell’ambito di misure a protezione dell’unione coniugale (consid. 17b e 17d).
I CCA 26.3.2004 N. 11.2003.40

49c Art. 176 CC

Protezione dell’unione coniugale: convenzione sui contributi di mantenimento

Durante la separazione di fatto i coniugi possono stipulare convenzioni interne sui contributi di mantenimento. In caso di litigio, ogni coniuge può rivolgersi al giudice delle misure protettrici dell’unione coniugale, che deciderà tenendo conto delle circostanze poste alla base dell’accordo e dei mutamenti intervenuti nel frattempo, indipendentemente dal fatto che tali mutamenti siano rilevanti e duraturi come si richiede invece nel caso di un’istanza volta alla modifica di misure a protezione dell’unione coniugale giusta l’art. 179 CC (consid. 2).
I CCA 19.2.2004 N. 11.2003.105

50c Art. 176 CC

Protezione dell’unione coniugale: reddito del coniuge in caso di lavoro straordinario

Nel caso in cui il lavoro straordinario sia prestato in modo regolare, un coniuge non può disimpegnarsi unilateralmente e abbandonare tale attività senza motivi seri e pertinenti (consid. 6).
I CCA 14.5.2004 N. 11.2002.150

51c Art. 176 cpv. 1 n. 1, 118 cpv. 2 CC

Azione di separazione: metodo di calcolo del contributo di mantenimento

Gli effetti della separazione sono disciplinati per analogia dalle disposizioni sulle misure protettrici dell’unione coniugale. Il calcolo dei contributi alimentari avviene quindi in base alla ripartizione dell’eccedenza mensile, di regola a metà, tra i coniugi, ottenuta deducendo dal reddito familiare il fabbisogno dei coniugi e dei figli minorenni (consid. 2).
I CCA 31.3.2004 N. 11.2002.149

52c Art. 176 cpv. 1 n. 1, 173 cpv. 3 CC

Protezione dell’unione coniugale: misure provvisionali; impossibilità di chiedere una provvigione per i costi della causa

Prima di fissare contributi retroattivi il giudice verifica che il coniuge debitore non abbia già adempiuto l’obbligo e che l’inattività del coniuge richiedente non costituisca una rinuncia ai contributi nel periodo che precede l’istanza (consid. 3).
Il coniuge che chiede già in via provvisionale contributi alimentari a titolo retroattivo deve rendere verosimili i requisiti dell’art. 376 CPC (consid. 5).
I CCA 28.4.2004 N. 11.2000.136

53c Art. 176 cpv. 1 n. 1 CC

Protezione dell’unione coniugale: contributo limitato nel tempo?

Circostanze in cui il contributo di mantenimento per un coniuge può essere limitato nel tempo nell’ambito di una procedura a protezione dell’unione coniugale (consid. 3b).
Il contributo non può essere limitato nel tempo solo perché il matrimonio è stato di breve durata (consid. 4 e 5).
Rifiuto del contributo a titolo eccezionale per abuso di diritto del coniuge beneficiario? (consid. 6).
I CCA 30.8.2004 N. 11.2004.83

54c Art. 176 cpv. 1 n. 1 CC

Protezione dell’unione coniugale: contributo per il figlio minorenne

I figli minorenni devono essere sentiti anche nell’ambito di misure a protezione dell’unione coniugale (consid. 3).
Il fabbisogno medio in denaro previsto dalle raccomandazioni pubblicate dall’Ufficio della gioventù e dell’orientamento professionale del Canton Zurigo comprende già gli eventuali assegni familiari, le prestazioni complementari AVS o AI, le rendite da casse pensioni, da assicurazioni infortuni o contro la responsabilità civile e così via (consid. 7c).
I CCA 14.9.2004 N. 11.2003.126

55c Art. 176 cpv. 1 n. 1 CC

Misure a protezione dell’unione coniugale: fabbisogno di figli maggiorenni inserito nel fabbisogno familiare? – contributo di mantenimento per la moglie limitato nel tempo?

In linea di principio il giudice delle misure a protezione dell’unione coniugale è abilitato a occuparsi solo di figli minorenni. Nondimeno, se i genitori sono d’accordo, il contributo per i figli maggiorenni comuni può essere inserito nel fabbisogno della famiglia. Ciò presuppone tuttavia un accordo chiaro sul principio e sull’ammontare del contributo. In mancanza di ciò, spetta al figlio maggiorenne far valere personalmente e in proprio nome le sue pretese a norma dell’art. 277 cpv. 2 CC nei confronti del genitore renitente (consid. 5).
L’inizio di un’attività lucrativa da parte della moglie non fa decadere per ciò solo l’obbligo contributivo del marito, ma aumenta unicamente il reddito familiare (consid. 12).
I CCA 5.11.2004 N. 11.2004.16

56c Art. 197 cpv. 2, 125 CC; 77 LCA

Scioglimento del regime dei beni: assicurazioni private sulla vita – contributo di mantenimento dopo il divorzio: obbligo del creditore di attingere a sostanza propria

Trattandosi di assicurazioni private sulla vita, l’art. 197 cpv. 2 n. 2 CC non si applica e la determinazione della massa di appartenenza segue i principi della surrogazione patrimoniale. Non rientrano ad ogni modo nella liquidazione le polizze di cui il contraente non può più disporre, ad esempio per avvenuta cessione a terzi o in seguito alla firma di una clausola beneficiaria irrevocabile (consid. 2).
Per finanziare sé stesso dopo il pensionamento, il coniuge creditore di un contributo alimentare può essere tenuto – come il coniuge debitore – a intaccare la propria sostanza. Dopo il 1° gennaio 2004 il rendimento di capitali a risparmio non si presume più superare il 2%. In ogni modo il diritto di conservare il livello di vita prima della separazione spetta non solo al creditore, ma anche al debitore del contributo, cui dev’essere garantito un tenore di vita analogo a quello del coniuge creditore e, in ogni modo, l’equivalente del fabbisogno minimo (consid. 4).
I CCA 29.9.2004 N. 11.2003.116

57c Art. 205 cpv. 3, 137 cpv. 2 CC

Divorzio: liquidazione del regime dei beni e modifica di provvedimenti cautelari

Le controversie legate allo scioglimento del regime matrimoniale vanno esaminate prima delle questioni correlate al riparto delle prestazioni d’uscita del “secondo pilastro” e prima di quelle inerenti ai contributi alimentari (consid. 9 in principio).
Nella liquidazione del regime dei beni occorre tenere conto anche delle spettanze di un coniuge per oneri processuali e ripetibili maturati durante la causa di divorzio (consid. 9d).
Il giudice del divorzio non può modificare retroattivamente le misure provvisionali adottate in pendenza di causa, neppure in caso di dichiarazioni menzognere della parte che ne ha beneficiato, a meno che il coniuge richiedente ottenga una revisione dell’assetto cautelare. Nel Cantone Ticino tale revisione va chiesta nelle forme della restituzione in intero contro le sentenze (consid. 9e).
I CCA 18.6.2004 N. 11.2002.96 (i ricorsi di diritto pubblico e per riforma sono stati respinti in quanto ammissibili dal TF con sentenze 5P.323/2004 e 5C.175/2004 del 22 dicembre 2004)

58c Art. 273 CC

Filiazione: diritto di visita

Trattandosi di ragazzi in età scolastica, nel Cantone Ticino il diritto di visita abituale comprende almeno un fine settimana su due, una settimana a Natale, una settimana alternativamente a Pasqua o a carnevale, una settimana ogni biennio durante le vacanze di Ognissanti e tre settimane durante le ferie estive (consid. 3 e 9).
I CCA 14.4.2004 N. 11.2003.16 (un ricorso per riforma è stato respinto in quanto ammissibile dal Tribunale federale con sentenza 5C.111/2004 del 16 agosto 2004)

59c Art. 273 segg. CC

Relazioni personali con il figlio: diritto di visita – perizia

Una perizia sulla questione del diritto di visita si impone solo quando le relazioni personali con il genitore non affidatario possano nuocere al bene del figlio (consid. 2).
Presupposti per istituire un diritto di visita sorvegliato: casistica (consid. 6).
Luogo in cui va esercitato il diritto di visita (consid. 7).
Spese dovute all’esercizio di un diritto di visita sorvegliato (consid. 8).
I CCA 30.8.2004 N. 11.2004.60 (un ricorso per riforma è stato respinto in quanto ammissibile dal Tribunale federale con sentenza 5C.211/2004 del 9 marzo 2005)

60c Art. 274 cpv. 3, 274a cpv. 1 CC

Filiazione: relazioni personali con un figlio collocato in vista d’adozione

Se i genitori hanno consentito all’adozione del figlio o se si può prescindere da tale consenso, il diritto alle relazioni personali si estingue non appena il figlio sia collocato in vista d’adozione. In circostanze straordinarie l’autorità tutoria può conferire un diritto di visita al genitore del figlio collocato in vista di adozione, se ciò risponde al bene del figlio medesimo.
I CCA 26.1.2004 N. 11.2003.139

61c Art. 278 cpv. 2, 176 cpv. 1 n. 1 CC

Reddito determinante del coniuge cui sono affidati figli minorenni – obbligo coniugale di adeguata assistenza verso figli avuti prima del matrimonio

L’assegno familiare di base e quello per giovani in formazione o per invalidi rientra nel reddito determinante del coniuge affidatario, non invece l’assegno integrativo né quello di prima infanzia (consid. 4).
Obbligo di mantenimento del patrigno nel caso in cui il figlio avuto dalla moglie prima del matrimonio viva nella comunione domestica, rispettivamente nel caso in cui non viva più nella comunione domestica, sospesa a norma dell’art. 137 cpv. 1 o 175 CC (consid. 8 e 9).
I CCA 30.8.2004 N. 11.2004.89

62c Art. 307 segg. CC

Protezione del figlio: appello contro una decisione incidentale

La decisione con cui un’autorità ordina l’assunzione di un mezzo istruttorio nella prospettiva della decisione finale è considerata “incidentale” ed è pertanto impugnabile solo ove provochi al ricorrente un danno “non altrimenti riparabile” (consid. 5).
I CCA 23.3.2004 N. 11.2004.26

63c Art. 308 cpv. 2 CC

Protezione del figlio: funzione di un curatore educativo

Non rientra fra i compiti del curatore designato per la sorveglianza del diritto di visita esercitare una mediazione familiare tra genitori (consid. 6).
I CCA 16.12.2004 N. 11.2004.159

64c Art. 315a, 308 CC

Competenza dell’autorità tutoria a disciplinare le relazioni personali tra genitori e figli – compiti del curatore educativo

Le autorità di tutela continuano a occuparsi della regolamentazione del diritto di visita anche se i genitori hanno introdotto nel frattempo un’azione di divorzio, quanto meno nei casi in cui la disciplina delle relazioni personali sia connessa con una misura a protezione del figlio, come ad esempio una curatela educativa (art. 308 CC; consid. 3).
Il curatore educativo deve vegliare a che le relazioni tra genitore e figlio si svolgano conformemente a quanto ha deciso l’autorità, regolando se necessario le modalità pratiche (consid. 12a).
I CCA 23.9.2004 N. 11.2004.94

 

Estratto da Rivista ticinese di diritto II-2004 (III. Diritto di famiglia)

14c Art. 419e cpv. 3, 146, 147 CPC

Divorzio: costi per il patrocinio del figlio (curatela di rappresentanza)

I costi per la rappresentanza del figlio nella causa di divorzio rientrano negli oneri processuali. La sentenza con cui un Pretore stabilisce la rimunerazione del curatore di rappresentanza è suscettibile di appello.
I CCA 1.10.2003 N. 11.2001.148

23c Art. 115, 139 CC; 280 CPC

Azione unilaterale di divorzio: truffa matrimoniale?

Nel memoriale conclusivo le parti possono trarre ulteriori deduzioni giuridiche dalle risultanze istruttorie, anche se non si sono pronunciate sul tema durante lo scambio degli allegati. Sui fatti che motivano la causa di divorzio, del resto, il giudice può indagare di sua iniziativa (consid. 5).
La truffa matrimoniale presuppone che un coniuge inganni l’altro per ottenere un permesso di dimora o conseguire altri vantaggi, anche d’ordine patrimoniale. Non può invocare una truffa matrimoniale, nondimeno, il coniuge che conosceva la situazione dell’altro (consid. 6).
La mancata vita in comune dei coniugi, la nascita di un figlio della moglie da un altro uomo, il comportamento processuale della moglie nella causa di disconoscimento di paternità avviata dal marito e le relazioni sentimentali allacciate da entrambi i coniugi con altri, circostanze oggettive, sono insufficienti per accordare il divorzio sulla base dell’art. 115 CC se l’attore nemmeno indica quale reazione mentale o emotiva gli renda soggettivamente insopportabile tollerare il matrimonio fino alla scadenza del termine quadriennale di separazione (consid. 12).
I CCA 2.6.2003 N. 11.2002.54

24c Art. 118 cpv. 2, 163, 176 CC; 93 LEF

Azione di separazione: il coniuge debitore di un contributo alimentare ha il diritto di conservare, oltre al proprio fabbisogno minimo, una maggiorazione del 20%?

Il coniuge debitore di un contributo alimentare non deve essere ridotto a vivere con il minimo esistenziale del diritto esecutivo, ma in caso di ristrettezze economiche non si giustifica nemmeno di riconoscergli schematicamente una maggiorazione forfetaria del 20%.
I CCA 6.6.2003 N. 11.2003.53

25c Art. 124, 114, 122 cpv. 1, 125 cpv. 1, 128, 132 cpv. 2 CC; 7b tit. fin. CC

Divorzio: indennità adeguata

Se il Tribunale federale ha annullato una sentenza di divorzio sotto la vecchia legge, rinviando l’incarto all’autorità cantonale, questa decide dopo il 1° gennaio 2000 applicando la legge nuova (consid. 1).
La ripartizione degli averi di vecchiaia va esaminata prima del contributo di mantenimento. Ove essa sia impossibile, il coniuge che avrebbe diritto a una spettanza si vede attribuire “un’indennità adeguata” secondo l’art. 124 CC. Nella commisurazione di tale indennità il giudice valuta equitativamente l’intera situazione economica delle parti, tenendo in considerazione le necessità rispettive dei coniugi, la durata del matrimonio, l’età e le condizioni economiche di loro, mentre un’eventuale colpa nella disunione non ha importanza (consid. 4).
Dopo una vita in comune durata oltre 16 anni i coniugi hanno il diritto di conservare, per principio, il tenore di vita avuto durante la comunione domestica. Un lungo periodo di separazione (altri 16 anni) deve nondimeno essere tenuto in considerazione (consid. 6).
Il reddito proveniente dalla prestazione complementare versata in aggiunta alla rendita d’invalidità non costituisce un reddito computabile ai fini del contributo di mantenimento e non allevia l’obbligo contributivo del coniuge debitore. L’importo versato da un figlio maggiorenne convivente con il genitore per coprire i costi supplementari dell’economia domestica equivale a un rimborso spese e non è un reddito del genitore (consid. 7).
I debiti personali rientrano nel fabbisogno minimo di un coniuge solo se sono stati contratti con l’accordo dell’altro, nel comune interesse della famiglia, mentre non possono essere ammessi ove siano stati contratti dopo la separazione. Il giudice civile deve procedere a una cauta stima dell’onere fiscale (consid. 8).
Il reddito determinante di un lavoratore in proprio non è per forza quello conseguito al momento del giudizio, ma quello medio, calcolato sull’arco di più anni, di regola almeno tre (consid. 9).
I contributi dovuti ai figli minorenni non sono prioritari rispetto al contributo per l’ex moglie. Se l’attore non ha risorse sufficienti per versare quanto spetta agli uni e all’altra, tutti i contributi vanno ridotti in proporzione (consid. 12 lett. a)
Il contributo alimentare dell’art. 125 CC è per principio limitato nel tempo, salvo che il coniuge beneficiario non possa recuperare la propria indipendenza economica. Tale è il caso quando il beneficiario, invalido e senza previdenza professionale, ha un’età (in concreto: 56 anni) che non gli permette più di costituirsi un secondo pilastro e di assicurare la copertura del proprio fabbisogno minimo. Il contributo di mantenimento in favore di un figlio maggiorenne agli studi non prevale sul contributo di mantenimento per l’ex coniuge (consid. 14).
Il debitore alimentare può essere tenuto a prestare garanzie (art. 132 cpv. 2 CC) solo in caso di ripetuto e significativo inadempimento degli obblighi alimentari (pagamenti ritardati o mancati) oppure quando metta in pericolo le pretese dell’altro. L’interessato deve inoltre avere mezzi sufficienti per prestare garanzia. Non può essere tenuto a prestare garanzia il debitore che non ha sostanza da dilapidare né attivi da costituire in garanzia, in mancanza di qualsiasi dimostrazione di mancato pagamento o di pericolo di fuga (consid. 16).
I CCA 23.1.2003 N. 11.2000.5

26c Art. 125 cpv. 1 CC

Divorzio: contributo di mantenimento per il coniuge e per il figlio minorenne che diventa maggiorenne in pendenza di causa

Dopo un matrimonio in cui la vita comune è durata 19 anni, entrambi i coniugi hanno diritto per principio di conservare il tenore di vita avuto durante la comunione domestica (consid. 4 lett. c).
Non rientrano nei redditi del genitore i contributi versati dal figlio maggiorenne convivente per il rimborso dei costi supplementari dell’economia domestica causati dalla coabitazione. Nemmeno liberalità discrezionali del figlio maggiorenne al genitore possono essere equiparati a redditi di quest’ultimo.
Il riconoscimento di un supplemento del 20% sul fabbisogno minimo non ha portata pratica quando ai coniugi dev’essere garantito come “debito mantenimento” il tenore di vita avuto prima della separazione (consid. 5).
Il coniuge che ha 52 anni e che lavora quattro giorni la settimana come venditrice e addetta alle pulizie, in buona salute e senza oneri di educazione di figli minorenni, può ragionevolmente estendere la propria attività e lavorare a tempo pieno (consid. 6).
Fino al passaggio in giudicato degli effetti del divorzio i contributi di mantenimento per moglie e figli continuano a essere disciplinati dall’assetto provvisionale. Se al momento in cui il figlio diventa maggiorenne i contributi di mantenimento non sono ancora stati decisi nel merito, un giudizio al riguardo non può più intervenire (consid. 11).
I CCA 13.8.2003 N. 11.1999.126

27c Art. 125 cpv. 1 e 2 CC; 423a CPC

Scioglimento del regime dei beni: ricevibilità di nuove domande in appello

Lo scioglimento del regime matrimoniale va esaminato prima di eventuali controversie sui contributi di mantenimento (consid. 2).
Nuove domande in appello sono irricevibili se non sono fondate su un fatto nuovo né su un nuovo mezzo di prova (consid. 6).
(Un ricorso di diritto pubblico è stato dichiarato inammissibile dal Tribunale federale con sentenza 5P.456/2003 del 23 febbraio 2004).
I CCA 6.11.2003 N. 11.2001.134

28c Art. 125 cpv. 2, 197, 204 cpv. 2, 285 cpv. 2 CC

Divorzio: contributo di mantenimento

Il coniuge che durante la vita in comune ha lavorato a tempo parziale (10-20%) e che con un lavoro al 60?70% finanzia ampiamente le proprie esigenze, compresa la ricostituzione di un’adeguata previdenza professionale, non può pretendere un contributo di mantenimento dopo il divorzio, neppure se abbia superato i 45 anni di età e debba occuparsi di un figlio minorenne.
I CCA 17.3.2003 N. 11.2002.140

29c Art. 132 cpv. 1 CC

Mantenimento dopo il divorzio: diffida ai debitori

La diffida ai debitori dell’obbligato alimentare (trattenuta di stipendio) deve rispettare il principio della proporzionalità e non si giustifica per l’omissione o un ritardo sporadico nel versamento di un singolo contributo. I motivi per cui il debitore ha omesso o ritardato il pagamento non sono di rilievo, come non è di rilievo il fatto che il beneficiario necessiti del contributo per il proprio mantenimento. Decisivo è che la trascuranza dell’obbligo da parte del debitore appaia seria. Tale è il caso quando il debitore medesimo ammetta di trovarsi nella durevole impossibilità di erogare il contributo.
I CCA 26.11.2003 N. 11.2003.145

30c Art. 133 cpv. 2, 124, 205 CC

Divorzio: affidamento del figlio

Non spetta al figlio decidere autonomamente la propria attribuzione all’uno o all’altro genitore. Il suo desiderio è solo uno dei criteri che occorre considerare, insieme con gli altri fattori oggettivamente significativi.
(Un ricorso per riforma è stato respinto in quanto ammissibile dal Tribunale federale con sentenza 5C.131/2003 del 1° settembre 2003).
I CCA 30.4.2003 N. 11.2003.12

31c Art. 134 cpv. 2, 276 cpv. 3, 286 cpv. 2 CC

Modifica di sentenza di divorzio: contributo di mantenimento per un figlio minorenne

In una causa volta alla riduzione di un contributo alimentare per il figlio minorenne il debitore deve convenire il figlio medesimo o, tutt’al più, il genitore titolare dell’autorità parentale come sostituto processuale del minorenne (consid. 2).
Per valutare se fatti nuovi e rilevanti impongano un contributo per il minorenne diverso rispetto a quello originario, decisivo è il confronto tra la situazione in cui si trova il debitore del contributo al momento del giudizio e quella in cui questi si trovava al momento di firmare la convenzione sugli effetti del divorzio. Mancando indicazioni sui rispettivi redditi e fabbisogni delle parti, un tale paragone è impossibile e l’azione va respinta (consid. 5).
Di regola il figlio minorenne è tenuto a provvedere al proprio mantenimento con l’equivalente di un terzo del proprio guadagno (consid. 6).
I CCA 19.12.2003 N. 11.2003.133

32c Art. 137 cpv. 2 CC

Provvisionale di divorzio: reddito ipotetico del coniuge liberato dalle cure di un figlio minorenne, collocato in un istituto

Il giudice che imputa a un coniuge un reddito ipotetico (o si scosta dalle uscite effettivamente accertate) deve concedere al coniuge medesimo un lasso di tempo adeguato per modificare la propria situazione. Il criterio decisivo per fissare tale periodo è la prevedibilità del cambiamento, un reddito ipotetico retroattivo essendo di principio escluso.
I CCA 25.6.2003 N. 11.2003.23

33c Art. 137 cpv. 2, 125 cpv. 1 CC

Divorzio: contributo di mantenimento alla moglie in pendenza di causa

La moglie che al momento dell’introduzione della causa di divorzio non lavora (o lavora solo a tempo parziale) deve prepararsi al reinserimento professionale a tempo pieno, in linea di principio, al momento in cui il figlio minore a lei affidato avrà raggiunto i 16 anni. Dopo di allora essa non può sottrarsi all’obbligo prevalendosi della nascita di un altro figlio avuto da un nuovo compagno e dall’impedimento al lavoro che ne deriva, poiché la nascita di tale figlio non è un pregiudizio economico dovuto al matrimonio (consid. 9).
I CCA 4.9.2003 N. 11.2002.45

34c Art. 144, 273 cpv. 1 CC; 326 lett. a) CPC

Protezione dell’unione coniugale: audizione dei figli

La legge non prevede un’età fissa dalla quale il giudice sia obbligato a sentire i minorenni quando sono in discussione le relazioni personali con il genitore non affidatario. Tra i 7 e i 12 anni l’opportunità dell’audizione va apprezzata in funzione dello sviluppo del figlio e delle circostanze concrete. Se il Pretore omette senza alcuna spiegazione l’ascolto di due fratelli di 7 e 10 anni, ciò configura una violazione essenziale di procedura. Il dispositivo sul diritto di visita va dunque annullato e l’incarto rinviato al Pretore perché valuti l’opportunità dell’audizione, se del caso facendo capo a uno specialista (consid. 3).
I CCA 24.7.2003 N. 11.2003.81

35c Art. 163 CC; 37 LAS; 110 CO

Rimborso di anticipi assistenziali versati a un coniuge dallo Stato: diritto di regresso dello Stato nei confronti dell’altro coniuge

Le prestazioni assistenziali riscosse da uno dei coniugi devono essere restituite allo Stato dall’altro coniuge nella misura o alle condizioni alle quali costui vi è obbligato secondo il Codice civile. Per esercitare il diritto di regresso e ottenere da un coniuge il rimborso delle prestazioni assistenziali versate all’altro, lo Stato deve dimostrare che al momento in cui ha stanziato l’aiuto assistenziale il coniuge a cui chiede il rimborso era tenuto, in base al diritto matrimoniale, a contribuire al sostentamento di colui che è stato assistito.
Il coniuge che ha rimborsato allo Stato gli anticipi assistenziali è surrogato nel credito verso colui che è stato assistito e può chiedere a quest’ultimo la rifusione di quanto ha versato, alle stesse condizioni del creditore originario. Deve dunque dimostrare che egli avrebbe dovuto sopperire alle esigenze dell’assistito secondo il diritto matrimoniale e che la situazione finanziaria del debitore è nel frattempo migliorata, tanto che questi si trova in condizioni di vita sufficientemente agiate.
I CCA 25.7.2003 N. 11.2002.58

36c Art. 176, 144 cpv. 2, 177 CC

Protezione dell’unione coniugale: indennità di disoccupazione e prestazioni di pubblica assistenza

Le indennità di disoccupazione percepite da un coniuge sono un reddito di lui e vanno considerate nel calcolo del contributo alimentare. Non rientrano invece nel reddito le prestazioni di pubblica assistenza che superano l’importo delle indennità di disoccupazione.
I CCA 12.2.2003 N. 11.2002.117

37c Art. 176 CC

Protezione dell’unione coniugale: ammanco nel fabbisogno della famiglia

Se il reddito coniugale è insufficiente per coprire il fabbisogno familiare, tutti i contributi vanno decurtati in proporzione, l’uno non essendo prioritario rispetto all’altro.
I CCA 15.10.2003 N. 11.2003.132

38c Art. 176 CC

Protezione dell’unione coniugale: reddito di un lavoratore indipendente

Il reddito determinante di un lavoratore indipendente è quello medio, calcolato sull’arco di più anni, di regola tre. Ci si può limitare al risultato dell’ultimo anno solo in caso di durevole flessione delle entrate. Il calcolo del reddito deve ancorarsi al bilancio e al conto perdite e profitti dell’azienda, oppure, non esistendo contabilità, ai dati che risultano dalle dichiarazioni fiscali, tenendo conto di eventuali detrazioni straordinarie, deduzioni ingiustificate e consumi privati.
I CCA 5.12.2003 N. 11.2002.33

39c Art. 179 cpv. 1 CC

Protezione dell’unione coniugale: spese di alloggio del coniuge debitore di contributi alimentari

In condizioni finanziarie disagiate un coniuge non può pretendere di inserire nel proprio fabbisogno un costo per l’alloggio superiore a quello che avrebbe se abitasse da sé solo. Le maggiori spese per un locale supplementare destinato all’esercizio del diritto di visita con i figli rientrano, se mai, nel fabbisogno in denaro dei figli e non in quello del genitore.
I CCA 7.1.2003 N. 11.2002.133

40c Art. 273 CC

Filiazione: diritto di visita

Decisivo per la concessione, l’estensione e la regolamentazione di tale diritto è il bene del figlio, inteso non solo in senso fisico, ma anche psichico, morale e spirituale (consid. 5).
La resistenza del genitore affidatario all’esercizio del diritto di visita non giustifica, da sé sola, una limitazione del diritto di visita (consid. 10).
I CCA 1.12.2003 N. 11.2003.147

41c Art. 280 CC

Protezione dell’unione coniugale: contributo per il figlio minorenne

Nuovi documenti sono improponibili in appello. la Camera civile può assumere nuovi documenti di sua iniziativa in virtù del principio inquisitorio illimitato che governa il diritto di filiazione, ma tale principio è destinato anzitutto alla tutela del pubblico interesse, ovvero a proteggere i figli da una condotta processuale manchevole da parte del loro rappresentante, rispettivamente a evitare che in una sentenza si fissino contributi alimentari palesemente eccessivi o sproporzionati per rapporto alla capacità contributiva del genitore. Ove non soccorrano tali estremi, non incombe alla Camera sostituirsi alla diligenza delle parti e integrare l’istruttoria. Le nuove circostanze potranno se mai essere fatte valere nell’ambito di un’istanza volta alla modifica delle misure adottate dal Pretore.
I CCA 22.4.2003 N. 11.2003.37

42c Art. 286 cpv. 2 e 3, 276, 285 cpv. 1 CC

Modifica di contributo alimentare fissato per convenzione in favore di un figlio minorenne

Per sapere se il genitore affidatario, che lavora a metà tempo, possa essere tenuto ad aumentare il proprio grado d’occupazione si applicano in via analogica i principi che fanno stato nel caso di genitori divorziati. Di regola un genitore di 36 anni con un figlio di 6 anni non dev’essere obbligato a estendere la sua attività lucrativa prima che il figlio abbia compiuto i 16 anni (consid. 7).
I figli che hanno un padre comune vantano nei confronti del medesimo un identico diritto alla copertura del fabbisogno in denaro. Le loro necessità finanziarie devono essere di conseguenza considerate separatamente dal fabbisogno del genitore comune e la somma a disposizione di quest’ultimo va ripartita proporzionalmente tra loro (consid. 8).
Il “contributo speciale” dell’art. 286 cpv. 3 CC presuppone bisogni del figlio imprevedibili e particolari, di natura transitoria, che non sono conosciuti o pronosticabili al momento in cui è fissata l’entità del contributo alimentare. La retta dell’asilo nido frequentato dal figlio non è una spesa straordinaria, ma un costo che rientra nel fabbisogno ordinario del figlio (consid. 9).
I CCA 20.11.2003 N. 11.2001.132

43c Art. 310 CC

Protezione del figlio: legittimazione a ricorrere dei genitori affilianti

I genitori affilianti possono impugnare le decisioni dell’autorità tutoria che riguardano i minorenni loro affidati
I CCA 16.12.2003 N. 11.2003.54

44c Art. 397a cpv. 1, 310, 314a, 315 cpv. 1, 405a CC

Privazione cautelare dell’autorità parentale o privazione della libertà a scopo d’assistenza?

La privazione dell’autorità parentale (art. 310 CC), anche solo in via provvisionale, implica il collocamento del figlio presso terzi. Ove si tratti di uno “stabilimento” (nel senso dell’art. 397a cpv. 1 CC), però, il ricovero deve limitarsi a qualche giorno. Un internamento più lungo costituirebbe una privazione della libertà a scopo d’assistenza (art. 314a CC), con la necessità di assicurare al figlio le garanzie degli art. 397d, 397e e 397f CC, ai minorenni dovendo essere riconosciuti gli stessi diritti che competono ai maggiorenni privati della libertà a scopo d’assistenza.
I CCA 8.7.2003 N. 11.2003.84

 

Estratto da Rivista ticinese di diritto I-2004 (III. Diritto di famiglia)

62c Art. 116, 138 cpv. 2 CC; 423b CPC

Mutazione di un’azione di separazione in azione di divorzio

La mutazione è possibile solo alle condizioni previste dagli art. 423a cpv. 1 e 423b cpv. 2 CPC (nuove conclusioni fondate su mezzi di prova nuovi).
Divorzio e separazione sono istituti distinti, di modo che una riconvenzione di divorzio non implica in alcun caso un’adesione all’azione di separazione.
I CCA 12.10.2001 N. 11.2001.23

63c Art. 117 cpv. 2, 111, 112, 176 CC

Azione di separazione: misure provvisionali

La decisione che obbliga un coniuge, creditore di contributi alimentari, a ridurre il proprio tenore di vita esplica effetti, di regola, solo ex tunc, ossia dopo l’emanazione del giudizio. L’imputazione di un reddito ipotetico o la riduzione di determinate spese a decorrere da un momento precedente è tuttavia possibile ove la modifica fosse prevedibile per la parte.
I CCA 30.10.2002 N. 11.2001.112 / TF 27.02.2003 N. 5P.460/2002

64c Art. 120 cpv. 1, 129, 135, 181 segg. CC; 7a cpv. 3, 7b cpv. 1 e 2 tit. fin. CC

Completazione di sentenza di divorzio: diritto applicabile – liquidazione del regime dei beni

La sentenza di divorzio che presenta una lacuna può essere completata. Tale è il caso qualora il giudice abbia omesso di decidere una questione sulla quale avrebbe dovuto statuire d’ufficio o su richiesta di parte.
In materia di liquidazione del regime dei beni non è possibile adeguare la sentenza di divorzio a circostanze intervenute dopo il relativo passaggio in giudicato.
Una clausola convenzionale secondo cui un coniuge si incarica di vendere un immobile e di versare una quota del ricavo all’altro non denota lacune. Se tale coniuge indugia o ritarda nell’assolvere l’obbligo, l’altro coniuge può esigere l’adempimento della prestazione con precetto esecutivo civile, chiedendo eventualmente – al momento di postulare l’emanazione del decreto esecutivo – che la prestazione sia svolta da terzi a spese dell’escusso.
I CCA 2.10.2002 N. 11.2001.141

65c Art. 125, 285 cpv. 1 CC; 2 cpv. 1 e 2 lett. a) LPC

Divorzio: contributo di mantenimento per la moglie e il figlio minorenne

Influsso dovuto all’erogazione di rendite arretrate da parte dell’Assicurazione invalidità sui contributi provvisionali versati alla moglie durante la causa di divorzio. Un decreto cautelare non può essere rimesso in discussione nell’ambito di una successiva azione di merito.
Un contributo di mantenimento si determina senza tenere conto delle prestazioni complementari all’AVS/AI (LPC; RS 831.30), che sono sussidiarie rispetto ai contributi alimentari del diritto di famiglia.
L’autorità amministrativa decide se erogare tali prestazioni solo dopo che il giudice civile abbia fissato il contributo di mantenimento a norma dell’art. 125 CC.
Commisurazione del contributo di mantenimento del figlio minorenne che frequenta come interno un istituto e che rientra dalla madre durante i fine settimana e le vacanze.
I CCA 5.7.2002 N. 11.2001.31

66c Art. 125 cpv. 1 CC

Divorzio: contributo di mantenimento

Il coniuge che durante una vita comune durata più di dieci anni si è occupato dell’economia domestica e dei figli ha il diritto di conservare, dopo il divorzio, un tenore di vita analogo a quello di cui fruiva in precedenza.
Obbligo di reinserimento professionale da parte di una moglie quarantottenne, in buona salute, senza più impegni per l’educazione e la cura di figli minorenni, con un diploma di docente di scuola dell’infanzia (professione mai esercitata), la quale dopo la separazione ha cominciato a lavorare come impiegata ausiliaria e come amministratrice di uno stabile di appartamenti. In tali circostanze si può ragionevolmente esigere che l’interessata guadagni almeno fr. 1800.- netti mensili.
Il contributo di mantenimento non è destinato a garantire al beneficiario un tenore di vita più elevato di quello avuto durante la vita comune. L’ex coniuge non può quindi pretendere di vedersi riconoscere per sé solo la casa monofamiliare di 6 locali, cucina e tripli servizi nella quale viveva durante la comunione domestica l’intera famiglia di 4 persone.
Un coniuge non può pretendere nemmeno di veder inserire nel proprio fabbisogno minimo l’ammortamento e gli eventuali interessi relativi a un debito contratto per onorare le pretese dell’ex coniuge in liquidazione del regime dei beni.
Il coniuge che durante la vita comune ha sempre avuto a disposizione un’automobile può inserire nel proprio fabbisogno minimo i costi d’uso (imposta di circolazione, quota sociale TCS, assicurazione) anche se il mezzo non serve per scopi professionali. Il costo del carburante rientra invece nel fabbisogno minimo (salvo scopi professionali) e il leasing è un costo di finanziamento, destinato ad aumentare la sostanza dell’interessato.
I costi per l’abbonamento a giornali e periodici sono già compresi nel minimo esistenziale del diritto esecutivo.
I CCA 18.10.2002 N. 11.2001.130 e 136

67c Art. 133 cpv. 1, 144 cpv. 2, 285 CC; 59, 63 cpv. 2, 85 LDIP; Conv. Aia prot. min.

Divorzio: competenza del giudice svizzero per disciplinare l’affidamento e il diritto di visita relativo a figli residenti negli Stati Uniti

Il giudice svizzero del divorzio è competente per statuire sull’affidamento e sulle relazioni personali con figli residenti negli Stati Uniti, questi ultimi essendo estranei alla Convenzione dell’Aia concernente la competenza delle autorità e la legge applicabile in materia di protezione dei minorenni. Applicabile è la legge svizzera.
Si può prescindere dall’audizione per commissione rogatoria di figli residenti all’estero ove l’ascolto non sia esperibile in tempi ragionevoli (in concreto: attesa di oltre un anno).
I CCA 24.10.2002 N. 11.1998.186

68c Art. 134 cpv. 2, 285, 286 cpv. 2 CC

Riduzione del contributo di mantenimento per un figlio minorenne: portata del principio inquisitorio

Il principio inquisitorio non esonera la parte dall’obbligo di collaborare all’accertamento dei fatti decisivi per il giudizio. Il debitore che si è risposato e chiede la riduzione del contributo di mantenimento per un figlio minorenne deve dunque fornire dati non solo sulla sua situazione, ma anche su quella della nuova moglie (reddito e spese), tenuta ad assisterlo sussidiariamente nell’adempimento dei suoi obblighi alimentari.
I CCA 29.10.2002 N. 11.2002.81

69c Art. 137 cpv. 2 CC

Misure provvisionali in causa di stato: fabbisogno minimo di un coniuge che ha contratto debiti per arredare la propria abitazione separata

Nel fabbisogno minimo di un coniuge va considerata anche la rata per il rimborso di un debito contratto allo scopo di arredare un’abitazione propria, sempre che a tale esigenza non fosse possibile rimediare dividendo l’inventario domestico. Spetta al coniuge che chiede l’inserimento delle rate mensili nel proprio fabbisogno rendere verosimile di avere preteso invano all’altro la divisione del mobilio.
I CCA 11.1.2001 N. 11.1999.130

70c Art. 137 cpv. 2 CC; 14 TOA; 59 lett. b), 62 cpv. 1 e 3 LDIP

Misure provvisionali in pendenza di divorzio: ammontare di una provvigione ad litem

Competenza per territorio del giudice svizzero ove la causa di divorzio verta fra un cittadino svizzero con domicilio in Svizzera da almeno un anno e un cittadino straniero domiciliato all’estero.
Ammontare di una provvigione ad litem in una causa di divorzio: decisiva non è la quantità di lavoro svolto dal patrocinatore, bensì il prevedibile lavoro che al legale rimane da compiere per giungere alla sentenza di merito.
L’onorario di un avvocato previsto dall’art. 14 cpv. 1 TOA si estende, per prassi invalsa, al patrocinio del cliente nell’azione principale e riconvenzionale (ivi compresa la questione dei contributi alimentari e il riparto della previdenza professionale), come pure in sede provvisionale. Il limite massimo di fr. 25 000.- non può essere superato.
L’onorario per il patrocinio in appello (art. 17 cpv. 1 TOA) e in procedure esecutive o di incasso (art. 18 segg. TOA) va invece considerato a parte e si aggiunge a quello per la causa di divorzio.
Il supplemento per la liquidazione di “rapporti patrimoniali litigiosi” (art. 14 cpv. 2 TOA) si calcola sull’intera sostanza coniugale, che include anche i beni propri dei coniugi.
Il coniuge che ha anticipato una provvigione ad litem può chiedere al giudice del divorzio che la somma gli sia rimborsata alla liquidazione del regime, rispettivamente sia compensata con crediti dell’altro coniuge.
I CCA 24.5.2002 N. 11.2001.110

71c Art. 137 cpv. 2 CC

Provvigione ad litem in cause di separazione o di divorzio

L’obbligo di corrispondere una provvigione ad litem è una misura provvisionale a norma dell’art. 137 cpv. 2 CC. Il termine per appellare è quindi di 10 giorni, indipendentemente dal fatto che il provvedimento sia contenuto in una sentenza di separazione o di divorzio.
I CCA 17.8.2001 N. 11.2001.37

72c Art. 140 cpv. 2, 138 cpv. 1 CC; 423b cpv. 2 CPC

Contestazione di una convenzione sulle conseguenze del divorzio per asserito errore sul contributo di mantenimento

Nel nuovo diritto del divorzio i coniugi hanno la facoltà di revocare il loro accordo fino alla conferma scritta inviata al giudice una volta trascorso il periodo di riflessione di due mesi. Dopo di allora la convenzione è vincolante e non può essere rescissa unilateralmente. Alle parti rimane solo la possibilità di chiedere al giudice di non omologarla, invocando vizi della volontà o una notevole e imprevista mutazione delle circostanze o adducendo che l’accordo non rispetta i requisiti degli art. 140 cpv. 2 e 141 cpv. 3 CC.
Il coniuge che impugna la convenzione sul contributo di mantenimento invocando un errore deve provare che il vizio della volontà è essenziale nel senso degli art. 23 e 24 CO. Nell’ambito delle convenzioni sugli effetti del divorzio, tuttavia, le norme sul vizio del consenso si applicano con riserbo e l’errore non può essere invocato su punti litigiosi o incerti che costituivano l’oggetto dell’accordo. L’ignoranza delle norme legali sul contributo di mantenimento è un errore sui motivi, che non inficia la validità della convenzione.
Il giudice deve verificare l’omogabilità della convenzione sugli effetti del divorzio, ma non è tenuto a indagare su eventuali vizi del consenso come se vigesse il principio inquisitorio. Nel nuovo diritto del divorzio, inoltre, il giudice può rifiutare l’omologazione di una convenzione solo per manifesta iniquità, dopo un esame della convenzione nel suo insieme e non delle singole clausole. Occorre, in altri termini, una palese sproporzione tra la disciplina adottata nella convenzione e la probabile decisione che egli avrebbe preso in mancanza di accordo.
I CCA 26.7.2001 N. 11.2001.60

73c Art. v153, 138 cpv. 1, 321, 322 lett. a), 423b cpv. 2 CC

Modifica di sentenza di divorzio: interpretazione di una convenzione sugli effetti accessori

Una convenzione sugli effetti accessori diviene, dopo l’omologazione del giudice, parte integrante della sentenza di divorzio, con la quale acquisisce forza di giudicato. Trattandosi però di interpretare una clausola relativa a una questione che rientrava nella libera disponibilità delle parti (nella fattispecie: contributo di mantenimento per l’ex coniuge), occorre far capo agli stessi criteri applicabili ai contratti, tanto nel vecchio quanto nel nuovo diritto del divorzio. Decisiva è pertanto la vera e concorde volontà delle parti (art. 18 CO). Se non è possibile accertarla, occorre determinare il senso che in buona fede le parti potevano ragionevolmente attribuire alle espressioni usate.
I CCA 4.11.2002 N. 11.2002.23

74c Art. v153, 7a cpv. 3 tit. fin. CC

Modifica di sentenza di divorzio emanata anteriormente al 1° gennaio 2000: riduzione del contributo di mantenimento (art. v151 cpv. 1 CC)

La modifica di una sentenza di divorzio pronunciato sotto l’egida del vecchio diritto è retta dalla cessata legge, fatte salve le disposizioni relative ai figli e alla procedura. Alla disciplina di un contributo alimentare in favore del coniuge divorziato continua ad applicarsi, quindi, il vecchio diritto
L’obbligato alimentare che chiede la soppressione o la riduzione di un contributo di mantenimento per l’ex coniuge pattuito sulla base dell’art. v.151 cpv. 1 CC deve dimostrare non solo che la situazione economica della beneficiaria è migliorata, ma anche qual era il tenore di vita garantito dalla prestazione. Non è sufficiente provare che la beneficiaria può ormai sostentarsi con mezzi propri.
I CCA 10.4.2002 N. 11.2000.125

75c Art. 163, 176 cpv. 1 n. 1, 179 CC

Protezione dell’unione coniugale

L’obbligo reciproco di mantenimento previsto dall’art. 163 CC sussiste per tutta la durata del matrimonio e non cessa durante la sospensione dell’economia domestica. Il solo fatto che la moglie si opponga al divorzio e che il marito debba attendere – per principio – quattro anni prima di poter divorziare nulla muta al riguardo, tanto meno ove la moglie lavori a tempo pieno, contribuendo nella misura delle proprie forze al mantenimento della famiglia.
I CCA 14.8.2001 N. 11.2001.30

76c Art. 170 CC; 182 CPC

Obbligo di informazione e domanda di edizione da terzi

Prima di procedere all’edizione di numerosa documentazione bancaria da terzi si giustifica di dare al coniuge un congruo termine per illustrare la sua situazione finanziaria a norma dell’art. 170 cpv. 1 CC, nel rispetto del principio della proporzionalità. Sulla domanda di edizione da terzi il giudice può statuire successivamente, in particolare quando la documentazione fornita dal coniuge si riveli incompleta o poco chiara.
I CCA 28.5.2001 N. 11.2000.94

77c Art. 170 CC; 4 LAC; 370 CPC

Obbligo di informazione: portata ed estensione

L’istanza di informazione è trattata, ove non sia già pendente una causa di stato o di protezione dell’unione coniugale, con la procedura contenziosa di camera di consiglio, nella quale il giudice statuisce con sentenza appellabile entro 10 giorni.
Il diritto di informazione si giustifica anche in vista di una causa di stato o di protezione dell’unione coniugale, come pure nella prospettiva di negoziare una convenzione sugli effetti della separazione o del divorzio.
Oggetto della domanda può essere ogni circostanza correlata direttamente o indirettamente ai rapporti patrimoniali fra coniugi. L’istanza è proponibile in ogni momento, ma non deve assumere carattere vessatorio né apparire motivata da semplice curiosità o risultare inutilmente ripetitiva. L’obbligo di informazione può essere limitato a un esposto generale, ma in condizioni particolari può essere anche più esteso, secondo gli interessi in gioco. Spetta al giudice valutare di volta in volta quali informazioni e quali documenti si impongano nel caso concreto.
I CCA 3.10.2001 N. 11.2001.77

78c Art. 176 CC

Protezione dell’unione coniugale: reddito di un lavoratore dipendente

Solo il reddito dei lavoratori indipendenti si determina, per il calcolo dei contributi alimentari, in base alla media degli ultimi tre anni. Nel caso di lavoratori dipendenti è decisivo, di regola, il guadagno netto al momento del giudizio.
I CCA 8.3.2002 N. 11.2002.14

79c Art. 176, 138, 159, 163 CC; 137 CPC

Protezione dell’unione coniugale: non è data provvigione ad litem

Nella procedura a protezione dell’unione coniugale non è consentito addurre fatti nuovi né produrre nuovi mezzi di prova o allegare nuove conclusioni in appello, salvo evidentemente per quanto riguarda i figli minorenni. L’art. 138 cpv. 1 CC, ripreso dall’art. 423b cpv. 2 CC, riguarda solo le cause di divorzio o di separazione, escluse le misure provvisionali e quelle a protezione dell’unione coniugale.
Anche nell’ambito di misure a protezione dell’unione coniugale una parte può essere tenuta a finanziare le spese legali e giudiziarie cui l’altra parte deve far fronte. Data la natura del procedimento, tuttavia, ciò non può avvenire a titolo di anticipo. Nel quadro di tali procedure il giudice decide con la sentenza finale, statuendo sugli oneri processuali e le ripetibili, chi è chiamato a sopportare le spese e in che proporzione. Tutt’al più, dandosi una procedura combattuta o laboriosa, il giudice può tenere conto delle spese legali nel calcolo del contributo pecuniario (art. 176 cpv. 1 n. 1 CC) che l’istante chiede per il proprio mantenimento.
I CCA 30.7.2002 N. 11.2001.88

80c Art. 176, 125 CC

Protezione dell’unione coniugale: reddito di un coniuge

Il reddito di un coniuge comprende, oltre allo stipendio di base, le ore straordinarie e le varie indennità (per lavoro notturno e festivo, per residenza ecc.) se queste costituiscono un’entrata regolare.
I CCA 9.9.2002 N. 11.2002.83

81c Art. 176 segg. CC; 329d CO

Protezione dell’unione coniugale: reddito determinante ai fini dei contributi alimentari

Ai fini dei contributi di mantenimento occorre tener conto di tutti i redditi del debitore alimentare, senza disconoscere però che egli, lavoratore a ore, può anche non percepire alcuna remunerazione durante le ferie, le quali non possono essere compensate in denaro.
I CCA 8.2.2001 N. 11.2000.156

82c Art. 179 cpv. 1 CC; 352 CPC

Protezione dell’unione coniugale: modifica di un contributo di mantenimento stabilito convenzionalmente davanti al giudice

Nel Cantone Ticino una transazione pone direttamente fine alla lite e può essere rimessa in discussione solo con un’azione ordinaria. Un accordo stipulato a suo tempo davanti al giudice nell’ambito di una procedura a protezione dell’unione coniugale è assimilabile a una transazione o può essere modificato alle condizioni previste dall’art. 179 cpv. 1 CC? Questione lasciata irrisolta.
Una modifica di misure a protezione dell’unione è possibile non solo ove la situazione sia mutata dopo il giudizio, ma anche quando le misure originarie si fondino su uno stato di fatto incompleto o inesatto. Il coniuge che ha omesso di indicare al giudice fatti rilevanti, in ogni modo, non può prevalersene in seguito per ottenere la modifica di tali misure.
I CCA 16.8.2002 N. 11.2002.80

83c Art. 214 cpv. 1 CC

Scioglimento del regime dei beni: oneri latenti di un immobile

Per lo scioglimento del regime matrimoniale è decisivo il valore dei beni al momento della liquidazione, cioè il giorno in cui è emanata la sentenza di divorzio. Gli oneri fiscali futuri a carico di un immobile (“oneri latenti”), se prevedibili, vanno di principio considerati. Spetta nondimeno alla parte che se ne prevale documentare chiaramente il calcolo di tali oneri (caso dell’imposta ticinese sugli utili immobiliari).
I CCA 9.8.2002 N. 11.2001.124

84c Art. 277 cpv. 2 CC

Mantenimento di un figlio maggiorenne: seconda formazione professionale

Il figlio maggiorenne che, concluso un apprendistato biennale di elettricista, decide di intraprendere una maturità professionale, senza tuttavia un piano di studi delineato nemmeno a grandi linee, non può pretendere dal padre un contributo di mantenimento.
I CCA 3.2.2001 N. 11.2001.17

85c Art. 285 CC

Filiazione: azione di mantenimento; principio inquisitorio

Il giudice che statuisce su un contributo di mantenimento per un minorenne deve verificare la reale e attuale situazione delle parti. Qualora gli atti siano lacunosi, egli non può limitarsi a constatare l’insufficienza delle prove offerte, ma deve indagare di sua iniziativa sul reddito e la sostanza dei genitori, come pure sul rispettivo fabbisogno minimo.
Non compete alla Camera civile di appello sopperire alla più totale carenza probatoria e istruire essa medesima una causa per la prima volta. La disattenzione del principio inquisitorio da parte del giudice di primo grado viola norme essenziali di procedura, comporta l’annullamento della sentenza impugnata e il rinvio degli atti in prima sede per l’esecuzione dell’istruttoria.
Il calcolo del contributo di mantenimento deve fondarsi sulle condizioni finanziarie dei genitori e del figlio. Il giudice deve esigere i documenti utili a chiarire le entrate effettive e il patrimonio, i fabbisogni minimi dei genitori e l’ammontare dell’assegno familiare. In seguito egli verificherà se all’uno o all’altro genitore vada imputato un reddito ipotetico, tenuto conto della relativa formazione, dell’età, del tempo a disposizione, dello stato di salute e del mercato dell’impiego. Per il calcolo dei fabbisogni dei genitori il giudice prenderà in considerazione i minimi esistenziali del diritto esecutivo, per stabilire quello in denaro del figlio egli applicherà le raccomandazioni pubblicate dall’Ufficio della gioventù e dell’orientamento professionale del Canton Zurigo.
I CCA 9.5.2001 N. 11.2000.93

86c Art. 285 CC

Contributi di mantenimento per un figlio minorenne

Il fabbisogno in denaro di figli minorenni si determina, per prassi di questa Camera invalsa da almeno un ventennio, in base alle raccomandazioni pubblicate dall’Ufficio della gioventù del Canton Zurigo, adattate alle particolarità del caso concreto.
Adito con ricorso di diritto pubblico, il Tribunale federale ha confermato che le tabelle dei minimi d’esistenza secondo la LEF “non sono idonee” per accertare il fabbisogno in denaro di figli minorenni, mentre possono costituire un ausilio le raccomandazioni edite dall’Ufficio della gioventù del Canton Zurigo, che il giudice applica al caso concreto mediante aggiunte o deduzioni secondo la sua discrezionalità (sentenza 5P.338/2001 del 5.11.2001).
I CCA 22.8.2001 N. 11.2001.54

87c Art. 285 cpv. 1 CC

Contributo alimentare al figlio minorenne: capacità lucrativa del genitore

Non si può ragionevolmente imputare un reddito ipotetico a un genitore tossicodipendente, senza formazione professionale, da anni a carico della pubblica assistenza e che non ha mai lavorato se non qualche mese nell’ambito di un programma di reinserimento professionale, fallito per ricaduta nella tossicodipendenza.
L’azione di mantenimento non deve servire per riscuotere dall’ente pubblico anticipi di alimenti che sono in realtà prestazioni di assistenza. Né vi è spazio per contributi di mantenimento nei periodi in cui il genitore riceve prestazioni assistenziali, che non costituiscono reddito ai fini dei contributi alimentari.
I CCA 13.2.2002 N. 11.2001.120

88c Art. 286 cpv. 2 CC

Filiazione: reddito ipotetico del debitore alimentare

Il debitore di un contributo di mantenimento ha il diritto di scegliere liberamente la sua professione, ma tale facoltà trova i suoi limiti nel dovere di provvedere al debito mantenimento del figlio.
I CCA 6.7.2001 N. 11.2001.81

89c Art. 307 segg. CC; 3 CPC

Protezione del figlio: competenza per territorio e criteri per l’emanazione di misure

Abilitata a emanare provvedimenti è l’autorità tutoria al domicilio del figlio al momento in cui prende avvio la procedura. Un trasferimento di domicilio in pendenza di procedura nulla muta alla competenza per territorio in caso di appello.
Le misure previste dagli art. 307 segg. CC hanno lo scopo di proteggere il figlio da ogni pregiudizio allo sviluppo fisico, psichico o morale. Esse sono informate al bene del minorenne e non dipendono da un’eventuale colpa dei genitori, né costituiscono una sanzione nei loro confronti. Il bene del figlio prevale, in ogni caso, su eventuali interessi contrari dei genitori.
I CCA 16.3.2001 N. 11.1999.104

90c Art. 10, 62 cpv. 1 LDIP; 178 CC

Misure cautelari in causa di stato: competenza del giudice svizzero per decretare il blocco di conti bancari in Svizzera

Il giudice svizzero è competente per decretare il blocco di conti bancari appartenenti a un cittadino straniero residente all’estero a tutela delle pretese patrimoniali del coniuge di lui nella causa di stato promossa davanti al tribunale estero competente.
Il giudice svizzero che prende misure d’urgenza in virtù dell’art. 10 LDIP applica la propria procedura e adotta le misure provvisionali disposte dal proprio ordinamento (lex fori).
I CCA 25.7.2002 N. 11.2002.34

91c Art. 20 cpv. 1 lett. a), 60, 85 LDIP; 23 cpv. 1 CC

Misure provvisionali in causa di stato: competenza per territorio del giudice svizzero

Il luogo in cui uno straniero deposita i certificati e ottiene il permesso di residenza o di domicilio costituisce un indizio per determinare il domicilio civile. Non ha intenzione di costituire domicilio, tuttavia, la persona che soggiorna in Svizzera solo per brevi periodi, che rientra regolarmente nel paese di residenza, che non ha alcun contratto di locazione o di lavoro e che si limita ad attività saltuarie e a soggiorni presso conoscenti o amici.
Il foro (sussidiario) del luogo di origine svizzero previsto dall’art. 60 LDIP non è dato quando la parte può chiedere il divorzio nello Stato di residenza. Il giudice svizzero non è competente, di principio, nemmeno per emanare misure provvisionali riguardanti minorenni svizzeri residenti all’estero, la competenza sussidiaria del giudice nazionale dovendo essere ammessa con riserbo, solo ove ciò sia richiesto dal bene dei figli.
I CCA 2.5.2002 N. 11.2001.142

92c Art. 54 cpv. 1 lett. a), 59, 60, 64 cpv. 1 LDIP; 120 CC

Competenza dei tribunali svizzeri per completare una sentenza di divorzio straniera

Il giudice svizzero al domicilio di ex coniugi stranieri divorziati in patria è competente per completare la sentenza di divorzio, se questa denota lacune. Tale è il caso in cui il tribunale straniero ha sciolto il matrimonio senza statuire su eventuali contributi di mantenimento né sulla liquidazione del regime dei beni. A quest’ultima il giudice svizzero applica il diritto svizzero.
I CCA 13.12.2002 N. 11.2000.104

 

Diritto di famiglia (divorzio e separazione)

Grazie a un’esperienza ultradecennale nel campo del diritto di famiglia, siamo in grado di assistervi in questo campo molto sensibile. 

Si evidenzia che diritto di famiglia comprende – tra le altre cose – il diritto matrimoniale, con le sue disposizioni concernenti la conclusione e gli effetti del matrimonio come pure il suo scioglimento (divorzio e separazione) e le relative conseguenze accessorie.

Il diritto di filiazione, che fa pure parte del diritto di famiglia, disciplina il sorgere della filiazione per discendenza, riconoscimento o adozione, nonché i doveri e i diritti dei genitori e dei figli. Comprende inoltre disposizioni sulla protezione del matrimonio e dell’infanzia.

Per altri aspetti, si rinvia alle pagine specifiche: