Archivi categoria: Diritto commerciale, penale e altro

Ipoteca legale degli artigiani nel caso di lavori su più fondi: necessità di chiedere un pegno parziale per ogni singolo immobile anche se lavoro effettuato sulla base di un unico contratto.

Il privilegio degli artigiani e imprenditori può sussistere unicamente per prestazioni eseguite su uno specifico immobile in relazione a un concreto progetto di costruzione (DTF 136 III 6 consid. 6 in fine; I CCA, sentenza inc. 11.2014.98 del 10 ottobre 2016, consid. 5).

Nel caso di lavori su più immobili, l’ipoteca legale dev’essere chiesta sotto forma di pegno parziale gravante ogni singolo immobile per la frazione del credito di cui il proprietario risponde (art. 798 cpv. 2 CC), e ciò a prescindere dal fatto che l’artigiano o l’imprenditore abbia compiuto il lavoro sulla base di uno o più contratti.

E’ compito dell’artigiano redigere un conteggio separato per ogni fondo e fatturare i lavori separatamente, tanto riguardo all’ammontare del credito quanto all’ammontare della relativa garanzia.

Di conseguenza, per principio, l’artigiano o l’imprenditore non può suddividere il costo del proprio intervento in modo astratto tra la superficie di diversi fondi, né ripartire l’insieme delle sue prestazioni secondo la volumetria di eventuali costruzioni, ma deve specificare quali prestazioni (materiali e lavoro, o lavoro soltanto) sono stati eseguiti per un determinato fondo e a quale prezzo.

La pattuizione di costi globali o forfettari non lo esonera da tale obbligo (sentenza del Tribu­nale federale 5A_924/2014 del 7 mag­gio 2015, consid. 4.1.3.1 con rinvii). E non spetta al giudice suddividere per apprezzamento una pretesa indeterminata su più fondi (ZBGR/RNRF 2011 pag. 217).

Ove l’artigiano o l’imprenditore che chiede l’iscrizione di un’ipoteca legale abbia fornito prestazioni riguardanti più proprietà per piani, incombe di conseguenza a lui suddividere l’importo totale fra le varie unità secondo i lavori effettivamente eseguiti in ciascuna di esse (RtiD I-2011 pag. 670 consid. 8).

Solo trattandosi di prestazioni svolte su parti comuni è lecito ripartirne il costo complessivo, data l’impossibilità di un’altra suddivisione, secondo i millesimi di ogni singola unità (Rep. 1986 pag. 81, 1985 pag. 306 consid. 2; da ultimo: I CCA, sentenza inc. 11.2007.133 del 27 aprile 2011, consid. 8 con richiami).

Responsabilità dell’organo societario: estensione e limitazione del potere di rappresentare la società allo scopo sociale?

Secondo l’art. 718a CO, le persone autorizzate a rappresentare la società possono fare, in nome di essa, tutti gli atti conformi al fine sociale. Una limitazione di questo potere di rappresentanza è senza effetto per i terzi di buona fede, ad eccezione delle clausole iscritte nel registro di commercio che regolano la rappresentanza esclusiva della sede principale o di una succursale o la rappresentanza in comune della società.

Nei confronti di un terzo in buona fede, l’art. 718a CO viene interpretato in modo esteso, sia per sua tutela, sia a protezione del commercio giuridico, nel senso che la società, tramite l’agire dell’organo, viene vincolata non solo per quanto riguarda negozi giuridici utili, rispettivamente che rientrano nell’attività abituale della società, bensì pure per quelli inconsueti che coinvolgono anche solo indirettamente lo scopo sociale e che potrebbero obiettivamente promuoverlo, ovvero che non sono da questi espressamente esclusi (DTF 4A_617/2013, consid. 5.1; DTF 111 II 284, consid. 3b; Watter, in: Honsell/Vogt/Watter [ed.], Basler Kommentar OR II, 2016, n. 2 seg. ad art. 718a CO). 

Tali negozi sono dunque vincolanti per la società indipendentemente da sue concrete direttive o prassi che il terzo non poteva conoscere (DTF 4A_147/2014 del 19 novembre 2014, consid. 3.2.5; DTF 4A_617/2013, consid. 5.1). 

Ciò vale a livello esterno (“Vertretungsmacht”, “rechtliches Können”), ma non a livello interno, siccome un organo che ha il potere di vincolare la società tramite determinati atti non è necessariamente autorizzato a farlo. 

In altri termini, il potere di rappresentanza è spesso più esteso delle facoltà e delle autorizzazioni interne. 

Queste limitazioni possono essere previste nelcontratto di lavoro, nei regolamenti, nelle direttive, tramite istruzioni o anche implicitamente dall’organizzazione e dal campo di attività della società. 

Determinati atti giuridici possono pertanto costituire un abuso del potere di rappresentanza anche se non espressamente vietati, poiché contravvengono alla volontà presunta della società e ai suoi scopi.

Ciò presuppone un esame delle circostanze del caso concreto, per accertare se l’organo potesse in buona fede ritenere il negozio giuridico stipulato conforme allo scopo sociale oppure in grado di promuoverlo. 

Nella misura in cui ciò sia negato, ne consegue una violazione dei doveri dell’organo e può far sorgere una sua responsabilità per i danni causati alla società, soprattutto laddove l’atto concluso in suo nome è per essa vincolante. 

Disdetta dell‘abitaZione familiare

La legge contiene diverse norme per la protezione contro la disdetta dell‘abitazione familiare.

In particolare, un coniuge non può, senza l’esplicito consenso dell’altro, disdire un contratto di locazione, vendere la casa o l’appartamento familiare.

Ciò anche se è l‘unico intestatario del contratto di locazione, rispettivamente il proprietario dell‘immobile.

Visto l‘importanza dell‘abitazione familiare, è chiaramente positivo che vi siano norme per la protezione contro la disdetta dell‘abitazione familiare.

Secondo l’art. 273a CO, quando la cosa affittata funge da abitazione di famiglia, il coniuge non inquilino può anche opporsi alla disdetta agendo da solo contro il locatore. Questa disposizione non è però applicabile per analogia quando i coniugi sono entrambi inquilini. In questo caso, essi costituiscono una consorzio necessario e devono pertanto agire insieme contro la disdetta (articoli 271 e 271a CO).

Quando solo un coniuge intende contestare la disdetta, esso deve agire sia contro il locatore che contro il coniuge che non intende opporsi alla disdetta. Se non lo fa, gli viene negata la legittimazione attiva.

In una sentenza recentissima del 31 luglio 2019, il Tribunale federale ha deciso che in quel caso concreto la locatrice che invoca l’assenza di legittimazione attiva quando intendeva disdire il contratto di locazione solo nei confronti dell’inquilino che aveva contestato la disdetta, viola l’art. 2 al. 2 CC sul divieto di abuso di diritto.

Diritto in materia di prescrizione migliore e più semplice

Il diritto in materia di prescrizione attuale non è uniforme ed è complesso. Ciò pregiudica la chiarezza e la certezza del diritto. Inoltre, alcuni termini di prescrizione sono troppo brevi (in particolare il termine di prescrizione di un anno nel diritto in materia di atti illeciti).

Nel caso di pretese derivanti dai cosiddetti danni tardivi, che si verificano molti anni dopo l’evento dannoso (si pensi ad esempio ai danni alla salute provocati dal contatto con l’amianto), anche il termine di prescrizione assoluto di 10 anni può rilevarsi troppo breve. 

La revisione di legge proposta dal Consiglio federale, che entrerà in vigore nel 2020, prevede quindi in particolare un prolungamento del termine di prescrizione relativo da uno a tre anni nel diritto in materia di reati (atti illeciti) e di indebito arricchimento. Il termine decorre dal momento in cui la persona danneggiata è a conoscenza del danno e del responsabile. 

È inoltre previsto un termine di prescrizione assoluto speciale di 30 anni per le azioni risultanti da danni alle persone, in modo da evitare che, come ora, l’azione di risarcimento non sia possibile a causa della prescrizione. 

Il nuovo termine si applica alle azioni risultanti sia da contratto che da atti illeciti. Decorre dal momento in cui avviene o termina il comportamento che ha causato il danno, anche nel caso in cui la persona danneggiata non ha ancora conoscenza del danno.

Verrà anche abrogata la disposizione di legge che prevede un termine di prescrizione di cinque anni per alcune pretese (segnatamente di affitto e salariali): in futuro queste pretese contrattuali saranno soggette al termine di prescrizione generale di 10 anni. 

La revisione del termine di prescrizione straordinario per le azioni risultanti da atti punibili garantisce infine che le azioni civili proposte in seguito alla commissione di un atto punibile non vengano prescritte fintanto che non sia scaduto un eventuale termine di prescrizione più lungo del diritto penale.

La revisione di legge proposta precisa le condizioni alle quali il debitore può rinunciare all’eccezione di prescrizione. Inoltre, l’elenco dei motivi d’impedimento e di sospensione viene adeguato e moderatamente esteso. Le parti potranno in particolare concordare che il termine di sospensione non decorra o rimanga sospeso durante i colloqui tesi al raggiungimento di un accordo transattivo.

Dato che i termini di prescrizione di crediti non sono disciplinati soltanto nel CO, bensì anche in numerose leggi speciali, queste ultime vengono adeguate alla nuova normativa se sono strettamente legate alle disposizioni del CO riviste. 

Nel contempo, le disposizioni delle leggi speciali sui termini di prescrizione vengono, nei limiti del possibile, armonizzate e moderatamente adattate alle disposizioni del CO. 

Lo scopo è quello di raggiungere una maggiore uniformità e coerenza possibile dell’ordinamento giuridico.

Per quanto riguarda il diritto transitorio, i nuovi termini di prescrizione si applicheranno se il nuovo diritto prevede termini più lunghi rispetto a quello anteriore, ma soltanto se il termine di prescrizione del diritto anteriore non è ancora scaduto.

Diritto in materia di prescrizione migliore e più semplice

L’attuale diritto  in materia di prescrizione non è uniforme ed è complesso. Ciò pregiudica la chiarezza e la certezza del diritto. Inoltre, nel diritto attuale alcuni termini di prescrizione sono troppo brevi, in particolare il termine di prescrizione di un anno nel diritto in materia di atti illeciti. 

Nel caso poi delle pretese risultanti dai cosiddetti danni tardivi, che si verificano anni dopo l’evento dannoso (si pensi ad esempio ai danni alla salute provocati dal contatto con l’amianto), pure il termine di prescrizione assoluto di 10 anni può rilevarsi troppo breve. 

La revisione di legge proposta dal Consiglio federale, che entrerà in vigore nel 2020, prevede quindi un prolungamento del termine di prescrizione relativo da uno a tre anni nel diritto in materia di reati (atti illeciti) e di indebito arricchimento. Il termine decorre dal momento in cui la persona danneggiata è a conoscenza del danno e del responsabile. 

È inoltre previsto un termine di prescrizione assoluto speciale di 30 anni per le azioni risultanti da danni alle persone, in modo da evitare che, come ora, l’azione di risarcimento non sia possibile a causa della prescrizione. 

Il nuovo termine si applica alle azioni risultanti da atti illeciti. Esso, decorrerà dal momento in cui avviene o termina il comportamento che ha causato il danno, anche nel caso in cui la persona danneggiata non ha ancora conoscenza del danno.

Verrà anche abrogata la disposizione di legge che prevede un termine di prescrizione di cinque anni per alcune pretese (segnatamente di affitto e salariali): in futuro queste pretese contrattuali saranno soggette al termine di prescrizione generale di 10 anni. 

La revisione del termine di prescrizione straordinario per le azioni risultanti da atti punibili garantirà infine che le azioni civili proposte in seguito alla commissione di un atto punibile non vengano prescritte fintanto che non sia scaduto un eventuale termine di prescrizione più lungo del diritto penale.

La revisione di legge proposta precisa poi le condizioni alle quali il debitore può rinunciare all’eccezione di prescrizione. Inoltre, l’elenco dei motivi d’impedimento e di sospensione viene adeguato e moderatamente esteso. Le parti potranno in particolare concordare che il termine di sospensione non decorra o rimanga sospeso durante i colloqui tesi al raggiungimento di un accordo transattivo.

Dato che i termini di prescrizione di crediti non sono disciplinati soltanto nel CO, bensì anche in numerose leggi speciali, queste ultime vengono adeguate alla nuova normativa se sono strettamente legate alle disposizioni del CO riviste. 

Nel contempo, le disposizioni delle leggi speciali sui termini di prescrizione vengono, nei limiti del possibile, armonizzate e moderatamente adattate alle disposizioni del CO. 

Lo scopo è quello di raggiungere una maggiore uniformità e coerenza possibile dell’ordinamento giuridico.

Per quanto riguarda il diritto transitorio, i nuovi termini di prescrizione si applicheranno se il nuovo diritto prevede termini più lunghi rispetto a quello anteriore, ma soltanto se il termine di prescrizione del diritto anteriore non è ancora scaduto

Iscrizione provvisoria di ipoteca legale di artigiani e imprenditori: lavori eseguiti su più fondi e verosimile ammontare del pegno

Secondo l’art. 837, gli artigiani o imprenditori che hanno fornito materiali e lavoro, o lavoro soltanto, per una costruzione o per altre opere, per la demolizione delle stesse, il montaggio di impalcature, il consolidamento di scavi o lavori simili su un dato fondo, hanno diritto di iscrivere un’ipoteca legale a garanzia del loro credito.

L’iscrizione di un’ipoteca legale può però avvenire solamente per materiali e lavoro, o lavoro soltanto, destinati a un’opera eseguita su un determinato fondo.

In altri termini, il privilegio degli artigiani e imprenditori è dato solo per prestazioni eseguite su uno specifico immobile, in relazio­ne a un concreto progetto di costruzione.

Nella misura in cui materiali e lavoro, o lavoro soltanto, sono stati impiegati per un’opera eseguita su anche un altro fondo (fosse pure contiguo), va gravato quest’ultimo.

Non è di conseguenza possibile, salvo casi particolari, gravare di ipoteca legale un solo fondo per materiali e lavoro, o lavoro soltanto, destinati a un’opera eseguita su fondi diversi.

L’artigiano che ha lavorato su due o più immobili deve pertanto chiedere l’iscrizione di un’ipoteca legale sotto forma di pegno parziale gravante ogni singolo immobile per la frazione del credito di cui il proprietario risponde (art. 798 cpv. 2 CC), e ciò a prescindere dal fatto che l’artigiano o l’imprenditore abbia compiuto il lavoro sulla base di uno o più contratti.

E’ compito dell’artigiano allestire un conteg­gio separato per ogni fondo e fatturare i lavori separatamente, tanto riguardo all’ammontare del credito quanto all’ammontare della relativa garanzia.

Di conseguenza, di principio l’artigiano o l’imprenditore non può suddividere il costo del proprio intervento in modo astratto tra la superficie dei diversi fondi, né ripartire l’insieme delle sue prestazioni secondo la volumetria delle eventuali costruzioni, ma deve specificare quali prestazioni (materiali e lavoro, o lavoro soltanto) sono stati eseguiti per un determinato fondo e a quale prezzo.

La pattuizione di costi globali o forfettari non lo esonerano da tale obbligo.

Questi principi si applicano non solo alle iscrizioni definitive, ma anche alle iscrizioni provvisorie, sebbene cifrare l’ammontare del pegno per queste ultime possa apparire difficile anche considerata l’esigenza di ottenere l’iscrizione entro quattro mesi e l’impossibilità di aumentare in seguito l’ammontare della garanzia iscritta.

Con riferimento alla questione della verosimiglianza del credito, va evidenziato che l’artigiano o imprenditore che intende ottenere l’iscrizione provvisoria di un’ipote­ca legale deve rendere verosimile l’entità delle prestazioni e delle forniture eseguite.

Visto che la procedura di iscrizione provvisoria è sommaria, il giudice non pone esigen­ze trop­po severe al riguardo e, in caso di dubbio, ordina l’iscrizione provvisoria e rinvia la decisione sulla legittimità dell’ipoteca legale alla sentenza sull’iscrizione definitiva.

Va però osservato che la verosimiglianza non si può fondare solo su dichiarazioni della parte istante o su documenti da questa redatti unilateralmente (come bollettini o rapporti non firmati dal committente o da un suo rappresentante, richieste di anticipo o fatture), a meno che tali dichiarazioni o tali documenti non siano contestati.

Se sono contestati, spetta all’artigiano o imprenditore recare elementi che dimostrino il buon fondamento di quanto indicato dagli stessi, per esempio citando come testimoni chi ha allestito i bollettini o i rapporti che attestano i lavori eseguiti o gli operai che materialmente hanno svolto i lavori, chiamando a deporre il direttore dei lavori.

Decorrenza del termine per contestare una disdetta o per chiedere la protrazione di una locazione

Il termine per contestare una disdetta o per chiedere la protrazione di una locazione si calcola secondo la teoria della ricezione assoluta.

Secondo questa teoria, una manifestazione di volontà scritta produce i suoi effetti dal momento in cui la stessa entra nella sfera d’influenza del destinatario o del suo rappresentante, e ciò indipendentemente dal fatto che questi ne prenda effettivamente conoscenza o meno-

Ciò vuol dire, nel caso di un invio raccomandato, che se il destinatario non viene rintracciato al momento della distribuzione e il postino gli lascia un avviso di ritiro, la comunicazione è considerata ricevuta dal momento in cui il destinatario è in grado di prenderne possesso all’ufficio postale (DTF 137 III 208, consid. 3.1.2).

La teoria della ricezione relativa, valida invece in ambito procedurale, prevede invece che il giorno di ricezione di una comunicazione dipende dal momento in cui il destinatario riceve effettivamente la comunicazione. Nel caso di un invio raccomandato, è dunque determinante il momento in cui il destinatario prende in consegna la missiva o la ritira all’ufficio postale, oppure, in caso di mancato ritiro, l’ultimo dei 7 giorni di sua giacenza presso l’Ufficio postale (DTF 119 II 147, consid. 2)

Il Tribunale federale ha stabilito che non solo i termini di disdetta, ma anche i termini di 30 giorni di cui all’art. 273 CO per contestare una disdetta o per chiedere la protrazione della locazione sono termini di diritto materiale e, come tali, vanno regolati e computati secondo le regole pertinenti al diritto materiale.

Conseguentemente, l’Alta Corte ha sancito che il computo di detti termini debba avvenire secondo la teoria della ricezione assoluta (DTF 4A_293/2016 del 13 dicembre 2016, consid. 4.1; DTF 140 III 244, consid. 5.1; DTF 4A_471/2013 dell’11 novembre 2013, consid. 2; DTF 137 III 208, consid. 3.1.2).

In ambito locativo, il Tribunale federale ha ammesso alcune eccezioni, e meglio in relazione al termine di pagamento in caso di mora del conduttore di cui all’art. 257d cpv. 1 CO, come pure alla comunicazione di un aumento del canone di locazione (art. 269d CO). In questi casi il applica la teoria della ricezione relativa (DTF 107 II 189, consid. 2; DTF 119 II 147, consid. 2).

In generale, quindi, quando i termini sono previsti dal diritto materiale (codice civile o codice delle obbligazioni), essi decorrono da quando la comunicazione entra nella sfera d’influenza del destinatario, quindi in particolare dalla ricezione dell’avviso di ritiro della raccomandata e non dall’effettiva presa di conoscenza della comunicazione.

 

 

Termine per introdurre l’azione volta all’iscrizione definitiva dell’ipoteca legale degli artigiani e imprenditori – Termine sospeso dalle ferie giudiziarie?

Giusta l’art. 837 cpv. 1 cifra 3, i crediti di artigiani o imprenditori che avessero fornito materiali e lavoro, o lavoro soltanto, per una costruzione o per altre opere, per la demolizione delle stesse, il montaggio di impalcature, il consolidamento di scavi o lavori simili su un dato fondo danno diritto all’iscrizione di un’ipoteca legale degli artigiani e imprenditori nel registro fondiario a garanzia dei crediti medesimi.

L’iscrizione dell’ipoteca legale degli artigiani e imprenditori nel registro fondiario deve avvenire – e non solo essere chiesta – entro quattro mesi dal compimento del lavoro (art. 839 cpv. 2 CC). Il termine è salvaguardato se entro i quattro mesi l’artigiano o imprenditore ottiene almeno un’iscrizione provvisoria (art. 961 cpv. 1 n. 2 CC e art. 76 cpv. 3 ORF).

Se accoglie la richiesta di iscrizione provvisoria, il giudice deve fissare all’artigiano o imprenditore un termine per chiedere nelle vie ordinarie – senza conciliazione preventiva (art. 198 lett. h CPC) – l’iscrizione definitiva dell’ipoteca legale (art. 961 cpv. 3 CC), con la comminatoria che l’iscrizione provvisoria decadrà in caso di inosservanza del termine (come prescrive l’art. 263 CPC per i provvedimenti cautelari).

Il termine fissato dal giudice secondo l’art. 961 cpv. 3 CC è un termine previsto dal diritto materiale.

Ora, il computo dei termini previsti dal diritto materiale, in specie quelli perentori entro cui il Codice civile e il Codice delle obbligazioni impongono di promuovere causa, soggiace agli art. 75 segg. e 132 CO e non è di conseguenza sospeso dalle ferie giudiziarie secondo l’art. 145 cpv. 1 CPC. Trattandosi infatti di un termine di natura sostanziale, non può essere sospeso da disposizioni di procedura.

E’ consentito l’uso di strumenti informatici per consultare gli atti da parte dell’avvocato durante gli interrogatori di polizia?

Oggi, grazie alla digitalizzazione, un avvocato può trovare rapidamente i documenti rilevanti anche quando gli atti che costituiscono un incarto sono voluminosi (si pensi ad esempio alla documentazione bancaria). Per garantire una difesa efficiente è però indispensabile che l’uso di strumenti informatici per consultare gli atti da parte dell’avvocato sia consentito anche durante gli interrogatori di polizia.

Purtroppo, secondo le disposizioni di sicurezza 02.05.2016 della Polizia cantonale (emanate dal Comandante della Polizia cantonale e approvate dal procuratore generale del Ministero pubblico) applicabili a tutte le persone che accedono ai locali “securizzati” della Polizia cantonale, presso tutte le sedi ciò non sarebbe possibile.

Queste disposizioni di sicurezza sono state emesse allo scopo di evitare ogni e qualsiasi uso improprio di apparecchi elettronici da parte delle persone presenti (compresi difensori e interpreti), segnatamente per escludere registrazioni audio/video del verbale d’interrogatorio, riprese di immagini non autorizzate, comunicazioni online con terze persone non partecipanti all’interrogatorio, ecc., che possano mettere a rischio la sicurezza e la segretezza del procedimento penale.

La Camera dei reclami penali del Tribunale d’appello ha però recentemente indicato che l’obbligo di consegna dei mezzi elettronici da parte di tutte le persone presenti nei locali “securizzati”, che sostanzialmente si traduce nel divieto di utilizzare tali apparecchi, rappresenta una limitazione dei diritti delle parti e dei patrocinatori, che come tale deve fondarsi su di una base legale, essere giustificata da un interesse pubblico, ossequiare il principio della proporzionalità e non ledere in modo sostanziale il diritto limitato, specificando in particolare che la base legale di una tale limitazione deve consistere in una base legale in senso formale.

E’ quindi chiaro che il divieto d’uso di dispositivi informatici/elettronici durante gli interrogatori di Polizia nell’ambito del procedimento penale, che limita il diritto della reclamante ad avere una difesa efficace dei suoi diritti, non si fonda su una sufficiente base legale nella misura in cui si basa su delle “semplici” disposizioni di sicurezza emanate dalla Polizia cantonale e approvate dal Ministero pubblico.

Secondo l’art. 63 CPP, chi dirige il procedimento provvede a far mantenere la sicurezza, la tranquillità e l’ordine durante le udienze, Tale norma ha come scopo quello di permettere il corretto e sicuro svolgimento delle attività d’inchiesta allo scopo di evitare possibili rischi di collusione e di inquinamento delle prove, nonché quello di tutelare la non pubblicità della procedura preliminare (art. 69 cpv. 3 lett. a CPP).

Questa norma può rivelarsi una base legale sufficiente, non per un divieto “tout cour” d’utilizzazione di questi apparecchi, ma unicamente per disciplinarne l’uso, secondo le circostanze nel caso concreto.

Resta quindi possibile per il magistrato inquirente o per la Polizia prendere delle misure opportune per evitare abusi (ad esempio comunicazioni con terzi, registrazioni non autorizzate, ecc.), ma è necessario anche che venga permesso al patrocinatore di accedere agli atti digitalizzati del procedimento in corso.

Obbligo di richiedere la condanna nella valuta estera del debito

Quando si agisce in giustizia per un debito in valuta estera, la domanda di condanna va espressa nella medesima valuta.

Ancora in una sentenza dello scorso anno (TF 26 aprile 2017 4A_3/2016 consid. 4.1) il Tribunale federale ha infatti confermato che in caso di debiti contratti in valuta estera il creditore può unicamente pretendere dal debitore di essere tacitato nella valuta straniera stabilita (art. 84 cpv. 1 CO; DTF 134 III 151 consid. 2.2).

Di conseguenza, nel quadro di una procedura volta al riconoscimento di un credito espresso in valuta estera, il giudice può riconoscere solo il diritto al pagamento in quella valuta (DTF 134 III 151 consid. 2.4).

Chi si rivolge alle autorità giudiziarie elvetiche facendo valere un credito in valuta straniera deve pertanto pretenderne il pagamento in tale valuta, ritenuto che se (per sbaglio) postula invece un pagamento in franchi svizzeri, la petizione va respinta.