Sentenza estera quale valido titolo di rigetto definitivo dell’opposizione

La Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello ha recentemente accertato che una sentenza estera che condanna al pagamento di una provvisionale costituisce un valido titolo di rigetto definitivo dell’opposizione.

In virtù dell’art. 81 cpv. 1 LEF l’escusso può opporsi al rigetto definitivo ove provi con documenti che dopo la sentenza il debito è stato estinto o il termine per il pagamento è stato prorogato ovvero dimostri che è prescritto.

Sono ammissibili solo le eccezioni esplicitamente sollevate e dimostrate con documenti assolutamente chiari ed univoci (“mit völ­lig eindeutigen Urkunden”, cfr. DTF 115 III 100; sentenza della CEF 14.2004.101 del 27 gennaio 2005, consid. 5, con rimandi).

A differenza di quanto vale per il rigetto provvisorio (art. 82 cpv. 2 LEF), non è sufficiente rendere l’estinzione del credito semplicemente verosimile: il titolo di rigetto definitivo (art. 81 cpv. 1 LEF) creando la presunzione che il debito esiste, essa può essere rovesciata soltanto con la prova rigorosa del contrario.

Non spetta al giudice del rigetto, d’altronde, statuire su questioni giuridiche delicate o per la cui soluzione il potere d’apprezzamento gioca un ruolo importante (ad es. abuso di diritto, violazione delle regole della buona fede), la decisione al riguardo essendo riservata al giudice del merito (DTF 124 III 503 consid. 3a).

Licenziamento in tronco: condizioni

Il Tribunale d’appello ha recentemente statuito in merito alla validità di un licenziamento in tronco (II CCA, sentenza del 21 ottobre 2014, inc. 12.2014.95).

Al proposito, la nostra massima istanza cantonale ha osservato quanto segue.

L’art. 337 CO dispone che il datore di lavoro e il lavoratore possono disdire con effetto immediato il rapporto di lavoro per cause gravi, segnatamente quando la continuazione del contratto, in buona fede, non può più essere pretesa.
Ciò è il caso quando il rapporto di fiducia tra le parti è così compromesso da non permettere una collaborazione costruttiva, di modo che la disdetta immediata appare essere l’unica soluzione praticabile. Il licenziamento con effetto immediato è un provvedimento eccezionale, che deve essere ammesso in modo restrittivo (DTF 127 III 351 consid. 4a, 130 III 28 consid. 4.1 e 213 consid. 3.1).

L’esistenza di un motivo grave ai sensi dell’art. 337 CO viene ammessa con prudenza nel caso in cui il licenziamento in tronco è pronunciato nel corso di una disdetta ordinaria precedente.

Manchevolezze minori possono sì giustificare una disdetta immediata, ma solo se si verificano ripetutamente malgrado espliciti avvertimenti sull’eventualità della disdetta (DTF 129 III 351 consid. 2.1, 130 III 28 consid. 4.1).

Il giudice valuta secondo il suo libero apprezzamento se la violazione dei doveri contrattuali raggiunge la necessaria gravità, considerando le circostanze concrete, in applicazione dei principi di diritto e dell’equità (DTF 127 III 313 consid. 3). Il datore di lavoro che disdice il contratto, ritenendo dati i presupposti per il licenziamento in tronco, deve in ogni caso recarne la prova (BRUNNER/BÜHLER/WÄBER/BRUCHEZ, Kommentar zum Arbeitsvertragsrecht, n. 13 ad art. 337 CO; II CCA, sentenza inc. 12.2007.85 del 7 settembre 2007, inc. 12.2006.164 del 26 giugno 2008).

Sulla questione dell’esistenza dei giusti motivi a sostegno di un licenziamento in tronco il giudice di prime cure gode di un ampio potere di apprezzamento (art. 337 cpv. 3 CO), censurabile in appello in caso di abuso (DTF 127 III 153 consid. 1a; II CCA, sentenza inc. 12.2005.117 del 10 marzo 2006, inc. 12.2006.164 del 26 giugno 2008, inc. 12.2008.45 del 17 ottobre 2008, inc. 12.2009.168 del 29 novembre 2010).

Appalto: danno per difetti dell’opera, notifica dei difetti, approvazione dell’opera consegnata

In merito alla questione della notifica dei difetti di un’opera, il tribunale d’appello ha recentemente ribadito a che condizioni un appaltatore è liberato dalla sua responsabilità nei confronti del committente (II CCA, sentenza dell’11 novembre 2014, inc. 12.2013.25).

L’appaltatore, ovvero chi esegue l’opera, è liberato dalla sua responsabilità nei confronti del committente in caso di approvazione dell’opera da parte di quest’ultimo, salvo che si tratti di difetti irriconoscibili con l’ordinaria verifica al momento del ricevimento dell’opera o che l’appaltatore li abbia scientemente dissimulati (art. 370 cpv. 1 CO).
L’approvazione può essere espressa o tacita e deve essere indirizzata all’appaltatore (GAUCH, Der Werkvertrag, 5a ed., Zurigo 2011, n. 99 e 2070 segg.; TERCIER, Les contrats spéciaux, 4ª ed., Ginevra-Basilea-Zurigo 2009, n. 4410 e 4411; DTF 115 II 456, decisione del TF 4A_252/2010 del 25 novembre 2010 consid. 5.3).
L’approvazione è espressa quando il committente, dopo la ricezione e la verifica ordinaria dell’opera consegnata, libera l’appaltatore dalla sua responsabilità o rinuncia a invocare i difetti constatati (TERCIER, op. cit., n. 3515).
La mancata verifica e il mancato avviso all’appaltatore equivalgono all’approvazione tacita dell’opera (art. 370 cpv. 2 CO).
Nel caso in cui i difetti si manifestassero successivamente, essi devono essere segnalati all’appaltatore non appena siano stati scoperti, altrimenti l’opera si ritiene approvata nonostante i difetti stessi (art. 370 cpv. 3 CO).
Il difetto si considera scoperto al momento in cui il committente può costatarne indubitabilmente l’esistenza, ossia è certo della loro esistenza per potere formulare una notifica dei difetti sufficientemente motivata (DTF 118 II 142 consid. 3b e riferimenti).
Sono difetti apparenti quelli che possono o che avrebbero potuto essere scoperti al momento della verifica ordinaria e diligente dell’opera; sono invece difetti occulti quelli che si manifestano dopo la consegna e non potevano pertanto essere individuati al momento dell’ordinaria verifica dell’opera (art. 370 cpv. 1 e 367 cpv. 1 CO;GAUCH, op. cit., n. 2073).

Sostituzione di un’ipoteca legale provvisoria degli artigiani e imprenditori con una garanzia – Tardività dell’appello nonostante indicazione erronea del Pretore

Secondo l’art. 839 cpv. 3 CC l’iscrizione di un’ipoteca legale degli artigiani e imprenditori “non può essere chiesta se il proprietario presta sufficiente garanzia per il credito preteso”.

Una garanzia sostitutiva può essere fornita, per evitare o sostituire l’iscrizione di un’ipoteca legale anche in un secondo momento, ovvero quando l’iscrizione provvisoria è già avvenuta (I CCA, sentenza incidentale nell’inc. 11.2012.112 del 22 luglio 2013, consid. 1 con riferimenti; Schumacher, Das Bauhandwerkerpfandrecht, 3ª edizione, pag. 444 n. 1238; Steinauer, Les droits réels, vol. III, 4ª edizione, pag. 315 n. 2885b; Schmid/Hürlimann-Kaup, Sachenrecht, 4ª edizione, pag. 477 n. 1744).

L’iscrizione provvisoria di ipoteca legale degli artigiani e imprenditori è decisa con la procedura sommaria degli art. 248 segg. CPC (art. 249 lett. d n. 5 CPC).

Essendo strettamente connesse, le disposizioni riguardanti l’iscrizione provvisoria di un’ipoteca legale si applicano anche alla prestazione di garanzie (DTF 97 I 213 consid. 1a e 216 consid. 3; Trezzini in: Commentario al codice di diritto processuale svizzero, Lugano 2011, pag. 1112), procedura compresa (cfr.Frank/Sträuli/Messmer, Kommentar zur zürcherischen ZPO, 3ª edi­zione, n. 85 ad § 215).

Ne discende che la sostituzione di un’ipoteca legale iscritta in via provvisoria nel registro fondiario con una garanzia prestata dal proprietario del fondo è equiparabile alla modifica o alla revoca di un provvedimento cautelare, sicché la decisione del Pretore è appellabile nel termine di dieci giorni (art. 319 cpv. 1 CPC), ne non in quello ordinario di 30 giorni.

Secondo giurisprudenza, il fatto che il Pretore abbia eventualmente indicato un ter­mine d’impugnazione erroneo (30 giorni dalla notificazione), non legittima nessuna delle parti a invocare la propria buona fede nell’indicazione, se essa medesima – o il suo avvocato – avrebbe potuto scoprire agevolmente l’errore (DTF 138 I 53 consid. 8.3.2 con rimandi; RtiD I-2008 pag. 1014 consid. 4.2).

Ne consegue che, nonostante l’esistenza di un’indicazione errata del Pretore, se promosso dopo la scadenza del termine di 10 giorni l’appello è tardivo e quindi irricevibile.

Antenna per telefonia mobile – Condizioni per consentire la costruzione fuori dalla zona edificabile

Anche per la costruzione di un antenna per telefonia mobile occorre, ovviamente, una licenza edilizia.

Secondo l’art. 22 cpv. 2 lett. a della legge federale del 22 giugno 1979 sulla pianificazione del territorio (LPT; RS 700), l’autorizzazione a costruire edifici o impianti è rilasciata solo se sono conformi alla funzione prevista per la zona d’utilizzazione.

Eccezioni al principio della conformità di zona sono disciplinate dal diritto cantonale all’interno delle zone edificabili (art. 23 LPT), mentre fuori delle zone edificabili sono regolate dal diritto federale (art. 24-24d LPT).

L’art. 24 LPT permette di rilasciare autorizzazioni eccezionali per la costruzione o il cambiamento di destinazione di edifici o impianti, fuori dalla zona edificabile, se, cumulativamente:

  • la loro destinazione esige un’ubicazione fuori della zona edificabile (lett. a), e
  • non vi si oppongono interessi preponderanti (lett. b).

La nozione di ubicazione vincolata ha carattere oggettivo e soggiace, secondo la giurisprudenza, a esigenze severe.

Occorre infatti che sia necessario costruire l’edificio o l’impianto in quel luogo e nelle dimensioni progettate per motivi tecnici o inerenti al suo esercizio o per la natura del terreno (DTF 129 II 63 consid. 3.1, 124 II 252 consid. 4a).

Il vincolo può anche essere negativo, imposto cioè dall’esclusione di ogni altra ubicazione (DTF 115 Ib 295 consid. 3a e c).

Motivi puramente finanziari, personali o di comodità non sono invece sufficienti (DTF 129 II 63 consid. 3.1., 124 II 252 consid. 4a).

Per le antenne per la telefonia mobile, l’ubicazione vincolata è riconosciuta soltanto eccezionalmente, quando la posizione risulta dettata da considerazioni di carattere tecnico (quale l’esigenza di assicurare un’adeguata copertura), che la fanno apparire più vantaggiosa rispetto ad un collocamento all’interno delle zone edificabili (DTF 133 II 409 consid.4.2 seg.; DTF 133 II 321, consid. 4.3.3; STF 1A.186/2002 del 23 maggio 2003 pubbl. in ZBl 105/2004, pag. 103 seg.; Heinz Aemisegger, Diebundesgerichtliche Rechtsprechung zu Standortgebundenheit und Standortplanung von Mobilfunkanlagen, VLP-ASPAN, Dossier zu Raum & Umwelt n. 2/08, cap. 2.2.1 e 3.1.1; Benjamin Wittwer, Bewil-ligung von Mobilfunkanlagen, Zurigo 2006, pag. 99 seg.).

Ubicazioni di impianti per la telefonia fuori della zona edificabile possono inoltre apparire preferibili quando non comportano alcuno sfruttamento supplementare di terreno, perché possono essere installati su infrastrutture esistenti. Circostanza questa di cui occorre tener conto nella concreta ponderazione degli interessi, che accompagna la necessaria verifica delle ubicazioni alternative, sia all’interno sia all’esterno della zona edificabile.

Anche in questa ipotesi deve comunque essere garantito che non vi siano interessi preponderanti che si oppongono alla realizzazione dell’impianto (art. 24 lett. b LPT; DTF 133 II 321, consid. 4.3.3; DTF 133 II 409, consid. 4.2; H. Aemisegger, op. cit., cap. 3.1.1).

Contro un’ubicazione fuori della zona edificabile, nel quadro della ponderazione degli interessi contrapposti (art. 24 lett. b LPT), possono deporre le esigenze di tutela del paesaggio. A favore, può invece militare l’esigenza, dettata dalla legge sulle telecomunicazioni del 30 aprile 1997 (LTC; RS 784.10), di assicurare un’adeguata copertura del territorio ai servizi di telefonia mobile (Wittwer, op. cit., pag. 100, 104 seg.).

 

Legge sulla concorrenza sleale – competenza – verifica d’ufficio dei presupposti processuali

Qualora una parte ponga a fondamento della propria azione creditoria la Legge federale sulla concorrenza sleale (LCSl), imputando alla convenuta lo sfruttamento delle proprie

 

prestazioni (art. 5 LCSl) e chiedendole il risarcimento del danno e la consegna dell’utile (art. 9 cpv. 3 LCSl) con il versamento un importo superiore ai fr. 30’000.–, l’azione va doveva presentata all’istanza cantonale unica competente secondo l’art. 5 cpv. 1 lett. d CPC per le pretese di valore superiore a fr. 30’000.-.

Nel Cantone Ticino l’istanza unica cantonale è la III Camera civile del Tribunale d’appello, come dispone l’art. 48 lett. c n. 4 della legge sull’organizzazione giudiziaria del 10 maggio 2006 (LOG).

Giusta l’art. 60 CPC il giudice esamina d’ufficio e in ogni stadio della causa se sono dati i presupposti processuali tra i quali la sua competenza per materia e per territorio (art. 59 cpv. 2 lett. b CPC; Trezzini in: Commentario CPC, 2011, art. 60 pag. 203; Bohnet in: Code de procédure civile commenté, 2011, n. 1 ad art. 60 CPC). Tale verifica avviene anche senza specifica contestazione da parte delle parti (Oberhammer in: Kurzkommentar ZPO, 2010, n. 1 ad art. 60 CPC; Zürcher in: Kommentar zur Schweizerischen Zivilprozessordnung (ZPO), 2a ed., 2013, n. 3 ad art. 60 CPC). Trattandosi del presupposto della competenza per materia del giudice, questo deve essere verificato sulla base dell’atto introduttivo della causa, ovvero l’istanza o la petizione (Gehri in: Basler Kommentar, Schweizerische Zivilprozessordnung, 2010, n. 4 ad art. 60 CPC; Zürcher, op. cit., n. 11 ad art. 60 CPC; Bohnet, op. cit., n. 3 ad art. 60 CPC). La competenza per materia è determinata dalle leggi cantonali sull’organizzazione giudiziaria (art. 4 CPC; Bohnet, op. cit., n. 29 ad art. 59 CPC; Gehri, op. cit., n. 11 ad art. 59 CPC; Zürcher, op. cit., n. 17 ad art. 59 CPC).
In presenza di un valore di causa superiore a fr. 30’000.-, il Pretore al quale la parte dovesse erroneamente rivolgersi deve constatare la propria incompetenza per materia ed emanare una decisione di non entrata nel merito (Gehri, op. cit., n. 11 ad art. 60 CPC). In tale eventualità, all’attore rimarrà la possibilità di riproporre entro un mese la causa davanti all’autorità competente, mantenendo la litispendenza (art. 63 cpv. 1 CPC).

Esigenze di motivazione dell’appello

Per quanto attiene alle esigenze di motivazione dell’appello, occorre avatutto ricordare che ’atto di appello deve contenere i motivi di fatto e di diritto sui quali si fonda ed essere motivato (art. 310 e 311 cpv. 1 CPC).

La dottrina e la giurisprudenza ne hanno in particolare dedotto, che l’appellante deve confrontarsi criticamente con la decisione impugnata spiegando per quali ragioni di fatto e di diritto la stessa sarebbe errata e con ciò da riformare (Reetz/Theiler, in: Sutter-Somm / Hasenböhler / Leuenberger, ZPO Kommentar, 2ª ed., n. 36 ad art. 311; ZPO-Rechtsmittel-Kunz, n. 92 ad art. 311; TF 7 dicembre 2011 4A_659/2011 consid. 4; II CCA 26 ottobre 2011 inc. n. 12.2011.40, 23 febbraio 2012 inc. n. 12.2012.13, 24 febbraio 2012 inc. n. 12.2011.177, 17 ottobre 2012 inc. n. 12.2012.123), fermo restando che la semplice trascrizione nell’appello delle conclusioni di causa o di altri allegati di prima istanza oppure anche solo la riproduzione di ampi stralci degli stessi non costituisce una sufficiente motivazione d’appello (DTF 138 III 374 consid. 4.3.1; TF 27 agosto 2012 5A_438/2012 consid. 2.2; II CCA 24 febbraio 2012 inc. n. 12.2011.177, 17 ottobre 2012 inc. n. 12.2012.123, 31 ottobre 2012 inc. n. 12.2011.19, 14 dicembre 2012 inc. n. 12.2011.172, 8 aprile 2013 inc. n. 12.2011.41; Cocchi/Trezzini/ Bernasconi, Commentario al Codice di diritto processuale civile svizzero, p. 1367).

Qualora un appello non rispetti tali esigenze di motivazione, e si limiti quindi a ricopiare le conclusioni, lo stesso verrà dichiarato irricevibile.

 

Diritto all’accesso necessario a un fondo

In una recente sentenza, il Tribunale d’appello si è chinato sulla questione dell’accesso necessario.

Il diritto all’accesso necessario dell’art. 694 CC costituisce, come altre restrizioni indirette della proprietà (per esempio l’obbligo di tollerare una condotta o una fontana necessaria) un’“espropria­zione di diritto privato”. Per questo motivo la giurisprudenza ne subordina la concessione a premesse rigorose.

Di esso ci si può prevalere solo in caso di vera necessità, qualora l’uso del fondo conforme alla sua destinazione esiga un accesso alla pubblica via e tale accesso faccia completamente difetto o sia insufficiente (DTF 136 III 133 consid. 3.1 con richiami). Se il proprietario sprovvisto di accesso sufficiente può ricorrere a strumenti del diritto pubblico per sollecitare l’ur­banizzazione del terreno mediante l’esecuzione dei raccordi stradali e degli allacciamenti previsti dall’art. 19 cpv. 2 LPT (DTF 120 II 187 consid. 2c, 121 I 70 consid. 4b), non sussiste per principio uno stato di necessità che giustifichi l’applicazione dell’art. 694 CC (RDAT II-2001 pag. 149 consid. 3a con rinvii; v. anche RDAT I-2000 pag. 424).

L’art. 19 cpv. 2 LPT dispone che le zone edificabili sono equipaggiate dall’ente pubblico nei termini previsti dal programma di urbanizzazione, conformemente del resto all’art. 5 LCAP (RS 843). Se l’urbanizzazione non è eseguita entro quei termini i proprietari fondiari possono provvedere da sé, secondo i piani approvati, o anticipare loro stessi i costi dell’urba­nizzazione (art. 19 cpv. 3 LPT, art. 38 Lst [RL 7.1.1.1] corrispondente al vecchio art. 80 LALPT). C

Ciò premesso, vi è da ritenere che, prima di rivolgersi al giudice civile, il proprietario fondiario dovrebbe almeno chiedere all’autorità comunale di intraprendere il necessario per garantire l’urbanizzazione del fondo.

Si osservi poi che a norma dell’art. 694 cpv. 1 CC il proprietario che non abbia un accesso sufficiente dal suo fondo a una strada pubblica può pretendere che i vicini gli consentano il passaggio necessario “dietro piena indennità”.

L’accesso va chiesto in pri­mo luogo al vicino “dal quale, a causa dello stato preesistente della proprietà e della viabilità, si può ragionevolmente esigere la concessione del passo”; ove più fondi adempiano tale requisito, l’accesso va chie­sto al vicino per il quale il passaggio risulti di minor danno (art. 694 cpv. 2 CC).

Nella determinazione del passo necessario si deve avere riguardo in ogni modo “agli interessi delle due parti” (art. 694 cpv. 3 CC).

Dall’ordine di priorità appena citato è lecito scostarsi, in altri termini, qualora esso non tenga conto degli interes­si del richiedente, creando a quest’ultimo – per esempio – costi di costruzione e di manutenzione sproporzionati, oppure non ten­ga conto degli interessi del proprietario designato dall’art. 694 cpv. 2 CC, cagionando a quest’ultimo un pregiudizio sproporzionato.

In circostanze del genere l’accesso necessario potrebbe anche essere costituito su un fondo estraneo allo stato preesistente della proprietà e della viabilità (sentenza del Tribunale federale 5A_299/2007 del 30 novembre 2007, consid. 5 con richia­mi).

Il proprietario richiedente non ha, comunque sia, il diritto di ottenere l’accesso a lui più favorevole (DTF 86 II 240 consid. 4).

Nel solco di quanto precede, la giurisprudenza ha già avuto occa­sione di precisare che si giustifica di derogare all’ordine di priorità enunciato dall’art. 694 cpv. 2 CC quando il richiedente possa formare un accesso alla pubblica via su fondi propri, a meno che ciò implichi per lui costi sproporzionati o gli precluda un uso razionale del terreno (RtiD II-2008 pag. 655 n. 30c con rinvii; analogamente: I CCA, sentenza inc. 11.2009.43 del 6 settembre 2010, consid. 5).
Un’eventuale sproporzione dell’investimento dipen­de in primo luogo dall’interesse economico che l’accesso ha per il richiedente (I CCA, sentenza inc. 11.2000.49 dell’11 settembre 2001, consid. 19 in fine; inc. 11.1997.84 del 12 aprile 2000, consid. 6; Simonius/Sutter, Schweizerisches Immobiliarsachenrecht, vol. I, 2ª edizione, § 13 n. 80 con rinvii).

Contratto d’appalto – Lavori d’elettricista – Termine di prescrizione per le pretese

Il termine di prescrizione ordinario è di 10 anni.

Per i lavori d’artigiani, l’art. 128 n. 3 CO prevede invece un termine di cinque anni.

Tale deroga al termine ordinario riveste carattere di eccezione, sicché deve essere interpretata in modo restrittivo, ritenuto che in caso di dubbio vale il termine ordinario di prescrizione di dieci anni.

Sono lavori artigianali ai sensi dell’art. 128 n. 3, che soggiacciono alla prescrizione quinquennale, quei lavori che a citata disposizione quelli che adempiono cumulativamente due requisiti:

a)deve trattarsi di lavori di natura artigianale, vale a dire di lavoro dove la parte manuale è preponderante o comunque perlomeno uguale alle altre prestazioni;

b) il lavoro non deve implicare la necessità di misure di pianificazione – in merito al personale o ai termini di esecuzione – e coordinazione con altri artigiani e come tali deve poter essere eseguito senza dover fare capo a mezzi amministrativi particolari né richiedere misure di pianificazione e di coordinazione con altre imprese.

Da ciò consegue che non in tutti i casi i lavori d’elettricista soggiacciono al termine più breve di 5 anni.

L’onere della prova circa l’esistenza delle premesse per l’applicabilità del termine di prescrizione abbreviato incombe alla parte che se ne prevale.

 

Diritto alla cura dei postumi di un infortunio (LAINF): condizioni

In una recente sentenza, il Tribunale cantonale delle assicurazioni ha descritto le condizioni affinché sussista un diritto alla cura dei postumi di un infortunio. Giusta l’art. 10 LAINF, l’assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi d’infortunio (cfr. DTF 109 V 43 consid. 2a; art. 54 LAINF) e, in applicazione dell’art. 16 LAINF, l’assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare (cfr. art. 6 LPGA) a seguito d’infortunio, ha diritto all’indennità giornaliera.

Il diritto all’indennità giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello dell’infortunio. Esso si estingue con il ripristino della piena capacità lavorativa, con l’assegnazione di una rendita o con la morte dell’assicurato.

Secondo la legge, il diritto alle cure cessa qualora dalla loro continuazione non sia da attendersi un sensibile miglioramento della salute dell’assicurato (cfr. art. 19 cpv. 1 LAINF).

Pertanto, nemmeno persistenti dolori bastano a conferire il diritto alla continuazione del trattamento se da questo non si può sperare un miglioramento sensibile dello stato di salute.

Il Tribunale federale ha precisato che la questione del “sensibile miglioramento” di cui all’art. 19 cpv. 1 LAINF va valutata in funzione dell’entità del previsto aumento oppure del ripristino della capacità lavorativa, nella misura in cui quest’ultima è pregiudicata dalle sequele infortunistiche.

Comunque sia, il presupposto essenziale per l’erogazione di prestazioni da parte dell’assicurazione contro gli infortuni è l’esistenza di un nesso di causalità naturale fra l’evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte).

Questo presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza l’evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che l’infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è sufficiente che l’evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia comunque provocato un danno all’integrità corporale o psichica dell’assicurato, vale a dire che l’evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

Non è sufficiente l’esistenza di una pura possibilità – applicabile generalmente nell’ambito dell’apprezzamento delle prove in materia di assicurazioni sociali. Di conseguenza, quando l’esistenza di un nesso di causalità tra infortunio e danno sia possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni derivato dall’infortunio assicurato dev’essere negato.