Contributi di mantenimento (alimenti) per la moglie fino al divorzio e dopo lo stesso

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Fino al momento del divorzio i contributi di mantenimento (alimenti) per moglie e figli sono regolati da eventuali misure prese a tutela dell’unione coniugale (art. 176 cpv. 1 n. 1 e cpv. 3 CC) o da decreti cautelari emanati nella causa di divorzio (art. 276 cpv. 1 e 2 CPC).

Mentre i contributi di mantenimento per i figli sono definiti alla stessa stregua prima e dopo il divorzio (art. 285 cpv. 1 CC), quelli per la moglie sono disciplinati dall’art. 163 CC fino al divorzio (“solidarietà matrimoniale”) e dall’art. 125 CC in seguito (“solidarietà postmatrimoniale”).

Di regola, il contributo alimentare dell’art. 125 CC comincia a decorrere solo con il passaggio in giudicato dell’intera sentenza di divorzio, una volta definite tutte le conseguenze legate allo scioglimento del matrimonio (DTF 128 III 121 consid. 3b/bb, 120 II 2 consid. 2b).

Fino ad allora continua a valere – come detto – il contributo di mantenimento per la moglie fissato sulla scorta dell’art. 163 CC in misure a tutela dell’unione coniugale o in decreti cautelari nella causa di divorzio (DTF 137 III 616 consid. 3.2.2 con richiami; RtiD I-2007 pag. 745 n. 21c, I-2006 pag. 667 n. 34c). Che quel contributo possa risultare più alto del contributo in favore della moglie previsto dopo il divorzio ancora non comporta per quest’ultima obblighi di rimborso; tutt’al più, il marito potrà compensare in seguito quanto ha pagato in eccesso pendente causa (DTF 128 III 123 consid. 3c/bb).

Per tenere conto di casi particolari, il giudice del divorzio può stabilire che in determinate fattispecie il contributo alimentare dell’art. 125 CC decorra già – nonostante il principio dell’unità della decisione (art. 283 cpv. 1 CPC) – dal passaggio in giudicato del dispositivo che pronuncia lo scioglimento del matrimonio (“forza di giudicato parziale”: DTF 128 III 122 consid. 3b/bb), quand’anche altri dispositivi sugli effetti del divorzio siano oggetto di impu­gnazione. In tale ipotesi il contributo di mantenimento fondato sull’art. 125 cpv. 1 CC sostituisce già da quel momento il contributo fissato in misure a protezione del­l’unione coniugale o in decreti cautelari emessi nella causa di divorzio (DTF 128 III 123 consid. 3c/aa). Anzi, secondo certi autori in circostanze eccezionali il giudice del divorzio può far decorrere il contributo alimentare dell’art. 125 CC finanche retroattivamente, dal momento in cui è stata introdotta la causa di divorzio (Gloor/ Spycher in: Basler Kommentar, ZGB I, 4ª edizio­ne, n. 4 in fine ad art. 126). Eccezio­nale potrebbe essere – secondoPichonnaz – il caso in cui una moglie non abbia ottenuto contributi di mante­nimentopendente causa, ma se ne veda riconoscere il diritto dopo il divorzio (Commentaire romand, CC I, Basilea 2010, n. 8 ad art. 126). Tale retroattività, secondo il nostro Tribunale d’appello, è nondimeno problematica, giacché contributi alimentari dovuti in costanza di matrimonio vanno definiti a norma dell’art. 163 CC, non dell’art. 125 CC.