Contributo di mantenimento per la moglie – Obbligo di riprendere o estendere un’attività lucrativa – Limite dei 45 anni? – Reddito ipotetico

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Di regola, per fissare l’entità del contributo di mantenimento si prende come riferimento il reddito effettivo del coniuge richiedente. Se tuttavia, dando prova di buona volontà, quel coniuge avrebbe la ragionevole possibilità di guadagnare di più, allora ci si riferisce a questo reddito ipotetico.

Un reddito ipotetico non va però determinato in astratto. Dev’essere alla concreta portata del coniuge interessato.

Il giudice deve decidere così, in primo luogo, se si può ragionevolmente esigere dal coniuge in questione che eserciti un’attività lucrativa o la estenda, tenendo conto della sua età, della formazione professionale e dello stato di salute.

In seguito egli esamina se quel coniuge abbia l’effettiva possibilità di esercitare simile attività e quale sia il reddito conseguibile, tenendo calcolo sempre dell’età, della formazione professionale e dello stato di salute, oltre che della situazione sul mercato del lavoro in generale (DTF 137 III 120 consid. 2.3, 109 consid. 4.2.2.2; RtiD I-2014 pag. 735 consid. 4d, II-2006 pag. 690 n. 5a con richiami; da ultimo: I CCA, sentenza inc. 11.2013.106 del 6 luglio 2016, consid. 9b).

Quando si tratta di un coniuge che durante la vita in comune si è dedicato unicamente alla casa e alla famiglia, vige la presunzione per cui non si può pretendere la ripresa o l’estensione di un’attività lucrativa se al momento della separazione quegli aveva già 45 anni (DTF 137 III 110 consid. 4.2.2.4 in fine).

La presunzione però è refragabile.

Il limite d’età dei 45 anni, poi, trova solo parziale applicazione quando si tratti non di intraprendere, ma solo di estendere un’attività professionale (DTF 137 III 108 consid. 4.2.2.2).

Siccome la capacità di far fronte al proprio debito mantenimento può comunque essere limitata dalla cura dovuta ai figli, in ogni modo, un coniuge con prole può essere tenuto a cominciare o a ricuperare un’attività lucrativa a tempo parziale solo al momento in cui il figlio più piccolo a lui affidato avrà raggiunto i 10 anni di età, mentre un’attività a tempo pieno può essergli imposta al momento in cui tale figlio avrà compiuto i 16 anni. Ciò è determinante anche per l’imposizione di un reddito ipotetico.

E’ utile comunque ricordare che anche l’applicazione di tali principi dipende a ogni buon conto dalle circostanze del caso specifico (I CCA, sentenza inc. 11.2013.106 del 6 luglio 2016, consid. 9b).