Diritto di visita e volontà del figlio

Le separazioni e i divorzi comportano una riorganizzazione della vita della famiglia, nell’ambito della quale occorre, tra le altre cose, regolamentare le relazioni personali.

Secondo l’art. 273 cpv. 1 CC, il genitore non affidatario e il figlio minorenne hanno il vicendevole diritto di conservare le relazioni personali indicate dalle circostanze.

La disciplina di questo diritto va definita secondo il bene del figlio, alla luce delle circostanze concrete (DTF 131 III 212 consid. 5; sentenza del Tribunale federale 5A_493/2018 del 5 novembre 2018 consid. 6.1.2; analogamente: I CCA, sentenza inc. 11.2016.118 del 27 aprile 2018 consid. 5a).

L’art. 274 cpv. 2 CC prevede che il diritto di visita può essere limitato, negato o revocato se nuoce al bene del minorenne, se i genitori se ne avvalgono in violazione dei loro doveri o non si curano seriamente del figlio, ovvero per altri gravi motivi.

Il bene del figlio è pregiudicato qualora il comportamento del genitore non affidatario metta a repentaglio – o concorra a mettere a repentaglio – lo sviluppo fisico, psichico o morale del minorenne (DTF 122 III 407 consid. 3b; più recentemente: sentenza del Tribunale federale 5A_875/2017 del 6 novembre 2018 consid. 3.3 con rinvii).

Una limitazione delle relazioni personali deve rispondere in ogni modo al principio della proporzionalità.

In particolare, va osservato che una restrizione durevole non si giustifica, quindi, per i soli conflitti che oppongono i genitori, tanto meno se i rapporti del genitore non affidatario con il figlio sono buoni (DTF 131 III 211 consid. 4; sentenza del Tribunale federale 5A_295/2017 del 9 novembre 2017 consid. 4.2.4).

Una soppressione, poi, entra in linea di conto solo come ultima ratio, qualora agli effetti negativi di un diritto di visita non possa ovviarsi altrimenti (DTF 122 III 407 consid. 3b, sentenza del Tribunale federale 5A_478/2018 del 10 agosto 2018 consid. 5.2.1; I CCA, sentenza inc. 11.2016.118 del 27 aprile 2018 consid. 5a).

L’autorità chiamata a decidere dispone al riguardo di un ampio potere di approvazione quando si tratta di pianificare il diritto ai contatti, ma tale regolamentazione deve basarsi sulle circostanze del caso concreto.

Prima di regolamentare il diritto di visita è consigliabile chiedere al figlio la sua opinione. Tale diritto deriva direttamente dalla sua personalità.

Secondo la giurisprudenza della Corte federale, un bambino deve essere sottoposto a un’audizione al più tardi da sei anni. Secondo la dottrina dominante, tale audizione deve invece aver luogo a partire dai tre anni.

Più il figlio esprime la sua volontà in modo autonomo e costante e più si dimostra certo nelle sue dichiarazioni, ciò che è in linea di principio legato alla maturità e all’età del figlio, più l’autorità deve tener conto di questa volontà.

La giurisprudenza del Tribunale federale indica che i figli dall’età di dodici anni devono godere di un ampio diritto di codecisione.

Come ricordato anche in una recentissima sentenza del Tribunale d’appello (del 27 febbraio 2019), indubbiamente, infatti, la volontà del minore è un criterio per decidere in merito alle relazioni personali. Comunque, l’opinione non è da sé sola determinante, né la disciplina delle relazioni personali può dipendere unicamente dalla volontà del figlio. Decisivo resta pur sempre il bene del ragazzo, correttamente inteso (DTF 127 III 298 consid. 4a in fine; sentenza del Tribunale federale 5A_875/2017 del 6 novembre 2018, consid. 3.3 con rinvii).

Va in particolare osservato che, secondo giurisprudenza, i desideri del figlio vanno tanto più considerati quanto più, vista l’età e lo sviluppo, egli riesca a formarsi una volontà autonoma a dispetto delle influenze esterne, ciò che avviene di regola attorno ai dodici anni. Nel caso che un minorenne assume un’attitudine difensiva nei confronti del genitore non affidatario, occorre chiarirne le ragioni e accertare se il diritto di visita rischi realmente di recargli pregiudizio (sentenza del Tribunale federale 5A_875/2017 del 6 novembre 2018, consid. 3.3 con rinvii). Quando però, capace di discernimento, oppone una strenua e ripetuta resistenza agli incontri, conviene rinunciare all’uso della forza.

Il bene del figlio non può essere perseguito infatti attraverso la suggestione né la coartazione (sentenza del Tribunale federale 5A_369/2018 del 14 agosto 2018, consid. 5.1 con rinvii; I CCA, sentenza inc. 11.2007.140 del 1° marzo 2011, consid. 10).