Diritto di visita (sorvegliato)

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Il genitore non affidatario e il figlio minorenne hanno il vicendevole diritto di  conservare le relazioni personali indicate dalle circostanze (art. 273 cpv. 1 CC). Tale diritto può tuttavia essere negato o revocatose pregiudica il bene del figlio, se i genitori se ne sono avvalsi in violazione dei loro doveri o non si sono curati seriamente del figlio o sussistono “altri gravi motivi” (art. 274 cpv. 2 CC). Decisivo per la concessione, l’estensione e la regolamentazione del diritto di visita è il bene del figlio, inteso non solo in senso fisico, ma anche psichico, morale e spirituale.

L’autorità valuta ogni singolo caso in base alle circostanze concrete, tenendo conto dell’età del figlio, del suo sviluppo fisico e psichico, dell’opinione di lui, del suo legame con il genitore non affidatario, del carattere di quest’ultimo, della distanza tra le abitazioni dei genitori, dei desideri espressi dai genitori medesimi, di eventuali conflitti tra padre e madre, della frequenza con cui le visite sono state esercitate in precedenza e così via. Nel suo apprezzamento essa non è vincolata, in virtù del principio inquisitorio illimitato che governa il diritto di filiazione, né alle dichiarazioni delle parti né alle prove offerte.

La giurisprudenza del Tribunale federale ha avuto modo di chiarire che: “l’imposizione di un diritto di visita accompagnato presuppone che esistano concreti indizi con riferimento alla messa in pericolo dei figli. Il pericolo astratto di un cattivo influsso sui figli non è sufficiente per giustificare un diritto di visita accompagnato” (FamPra.ch 2010, pag. 209).

In un caso che riguardava un padre con problemi di alcolismo, recentemente  il Tribunale d’appello ha ricordato che la regolamentazione del diritto di visita non può essere fatta dipendere  dalla disponibilità del soggetto a intraprendere terapie, per quanto auspicabili. Tanto menola moglie può pretendere che fino al termine del percorso curativo la tutela del bene dei figli sia suo esclusivo appannaggio. Infatti, le relazioni personali di un genitore con i figli vanno disciplinate unicamente in funzione dell’oggettivo interesse dei bambini. Finché non pregiudicano il bene dei figli esse non dipendono perciò da comportamenti che il genitore tiene in altri ambiti.