Fabbisogno del figlio e “Tabelle di zurigo”

Print Friendly, PDF & Email

In una sentenza del 30 marzo 2012, il Tribunale d’appello del Canton Ticino si è nuovamente chianato sull’annoso problema della riduzione del fabbisono del figlio nel caso di un diritto di visita piu’ esteso dell’abituale.

Per prassi invalsa, il Tribunale d’appello calcola il fabbisogno del figlio sulla base delle raccomandazione edite dall’Ufficio della gioventù e dell’orientamento professionale del Canton Zurigo.

Relativamente alla posta spese per “cura e educazione”, il Tribunale d’appello la riduce proporzionalmente se il genitore affidatario non svolge un’attività lucrativa e fornisce tali prestazioni in natura; se il genitore affidatario lavora a tempo parziale, la posta va ridotta secondo il grado d’occupazione.

 Per quel che è del vitto, la giurisprudenza ha già avuto modo di ricordare che una riduzione del contributo alimentare si giustifica solo qualora la partecipazione prestata dal genitore non affidatario (art. 285 cpv. 1 in fine CC) risulti nettamente più estesa dell’usuale e permetta all’altro genitore di conseguire risparmi sensibili. L’esercizio di un diritto di visita, anche ampio, trasferisce solo limitatamente il fabbisogno in denaro del figlio da un genitore all’altro, poiché fa diminuire le spese correnti, ma non quelle fisse.

Gli “altri costi” del figlio che comprendono le spese per la cura del corpo e della salute, per i trasporti pubblici, gli interventi dentari, lo sport, il consumo di elettricità, l’uso del telefono, i piccoli articoli casalinghi, l’eventuale assicurazione contro la responsabilità civile, i prodotti di pulizia, la cultura, la formazione professionale, il diporto, le vacanze e lo spillatico (Empfehlungen zur Bemessung von Unterhaltsbeiträgen für Kinder, Zurigo 2000, pag. 11 a metà). Anche qualora un diritto di visita sia più esteso di quello abituale, tali spese rimangono di regola a carico del genitore affidatario, sicché non si giustifica una riduzione del contributo.

Il Tribunale d’appello ha ricordato che  le normali spese dovute all’esercizio di un diritto di visita abituale (bibite, biglietti del cinema e così via), rimangono per principio a carico del genitore non affidatario (Breitschmid, Kind und Schei­dung der Elternehe in: Das neue Scheidungs­recht, Zurigo 1999, pag. 102 con rimandi). Ove quest’ultimo debba sopportare spese supplementari, gli incombe di quantificarle.