Avv. Igor Bernasconi, Lugano

Referenze negli appalti pubblici: cosa possono (e devono) chiedere i committenti

Negli appalti pubblici, molte esclusioni nascono dalla valutazione delle referenze. Spesso il concorrente scopre solo a procedura avanzata che i lavori indicati non sono stati ritenuti “analoghi” o sufficienti. La giurisprudenza recente chiarisce però che il margine del committente non è illimitato.


I requisiti devono essere chiari fin dall’inizio

Il committente può esigere prove dell’idoneità tecnica, economica e finanziaria, ma deve:

  • definire in anticipo i criteri di idoneità;
  • indicare chiaramente quali prove sono richieste nei documenti di gara.

Criteri vaghi o introdotti in corso di procedura espongono l’aggiudicazione a contestazioni.


Le referenze non valutano l’offerta, ma l’idoneità

Le referenze servono a dimostrare che il concorrente è tecnicamente in grado di eseguire la commessa, non che la sua offerta sia la migliore.
Devono riguardare lavori realmente analoghi, valutati in base alle caratteristiche concrete dell’opera messa a concorso.

Una somiglianza generica non basta: conta l’analogia qualitativa e quantitativa.


Discrezionalità sì, arbitrarietà no

Il committente dispone di un ampio margine di valutazione, ma:

  • deve conoscere in modo adeguato i lavori addotti come referenza;
  • deve verificarli secondo criteri uniformi;
  • deve motivare la propria decisione.

In caso di contestazione, non può limitarsi a valutazioni sommarie o a conoscenze “di settore” non documentate.


Quando conviene intervenire

Problemi sulle referenze emergono spesso troppo tardi, quando i margini di manovra si sono ridotti. Un intervento tempestivo consente invece di:

  • chiarire subito l’interpretazione dei criteri;
  • prevenire esclusioni;
  • valutare se vi siano basi concrete per un ricorso efficace.

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