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Competenza dell’autorità di protezione o del Pretore per la modifica del diritto di visita, dell’autorità parentale e della custodia?

Modifica del diritto di visita e della custodia: avantutto  va ricordato che secondo l’art. 134 cpv. 1 CC il giudice – a istanza di un genitore, del figlio o dell’autorità di protezione – modifica l’attribuzione dell’autorità parentale se fatti nuovi importanti lo esigono per il bene del figlio;

L’autorità di protezione dei minori è competente per modificare la regolamentazione dell’autorità parentale e della custodia, nonché per l’approvazione di un contratto di mantenimento, solamente in caso di accordo tra i genitori. Negli altri casi, decide il giudice competente per la modifica della sentenza di divorzio (art. 134 cpv. 3 CC), quindi il Pretore.

Se necessario, il Pretore modifica anche il diritto di visita o la partecipazione di ciascun genitore alla cura del figlio, qualora debba decidere sulla modifica dell’autorità parentale, della custodia o del contributo di mantenimento di un figlio minorenne; negli altri casi l’autorità di protezione dei minori decide circa la modifica delle relazioni personali o della partecipazione alla cura del figlio (art. 134 cpv. 4 CC).

Nella procedura di modifica della sentenza di divorzio, il giudice è competente per modificare le misure giudiziarie relative all’attribuzione e alla protezione del figlio, secondo le norme disciplinanti il divorzio (art. 315b cpv. 1 n. 2 CC).

Gli articoli 134 e 315b CC sono strettamente connessi e, per le modifiche delle decisioni adottate dal giudice matrimoniale, devono essere letti in parallelo per definire la ripartizione delle competenze materiali tra il giudice e le autorità di protezione.

Se il Pretore deve decidere su una modifica litigiosa dell’autorità parentale o del diritto di custodia disciplinati in una decisione di divorzio, egli è anche competente – per attrazione – a decidere sulla modifica delle relazioni personali (diritti di visita) tra il genitore non affidatario e il figlio.

Designazione di un curatore e proposta del curatelato

Recentemente la Camera di protezione del Tribunale d’appello ha rammentato che, secondo l’art. 400 cpv. 1 CC, è competenza dell’autorità di protezione designare il curatore.

Per tale funzione, va designata persona fisica che sia idonea, dal profilo personale e delle competenze, ad adempiere i compiti previsti, disponga del tempo necessario e svolga personalmente i suoi compiti.

Secondo l’art. 401 CC, quando l’interessato propone quale curatore una persona di sua fiducia, l’autorità di protezione vi acconsente se la persona proposta è idonea e disposta a investirsi della curatela (cpv. 1).

Per quanto possibile, l’autorità tiene conto dei desideri dei congiunti o di altre persone vicine all’interessato (cpv. 2).

L’art. 401 cpv. 1 CC concretizza il principio costituzionale dell’autodeterminazione, secondo il quale qualora la persona scelta dalla persona interessata sia idonea allo svolgimento del previsto mandato ai sensi dell’art. 400 cpv. 1 CC, l’autorità di protezione è persino obbligata a tenere conto del desiderio espresso dal curatelato, anche se altri candidati possiedono le stesse competenze.

Si parte infatti dal principio che un rapporto di fiducia tra la persona interessata e il curatore sia indispensabile per il buon funzionamento della misura.

Il rifiuto della persona scelta dal curatelato deve essere motivato, per esempio dall’insufficienza delle competenze in relazione alle mansioni che devono essergli affidate.