Dal 1.1.2017: istanza per l’aumento del contributo di mantenimento per il figlio nato al di fuori del matrimonio

Con riferimento alla questione dell’aumento del contributo di mantenimento per il figlio nato al di fuori del matrimonio, l’art. 13c tit. fin. CC, in vigore dal 1° gennaio 2017, prevede che i contributi di mantenimento del figlio fissati in un contratto di mantenimento approvato o in una decisione possano essere ridefiniti ad istanza del figlio.

Se questi contributi sono stati fissati unitamente ai contributi di mantenimento per il genitore, possono essere modificati soltanto se le circostanze sono notevolmente mutate.

In altri termini, qualora i contributi di mantenimento per un figlio non siano stati fissati unitamente a quelli per il genitore, è possibile richiedere una loro modifica, anche qualora le circostanze non si siano modificate rispetto al momento in cui sono stati stabiliti.

Pertanto, in linea di massima il figlio può quindi richiedere la modifica dei contributi di mantenimento fissati in un titolo di mantenimento secondo il diritto in vigore prima del 1° gennaio 2017.

Tale regola vale senza eccezione se il contributo di mantenimento è stato fissato in una decisione di mantenimento fondata sull’articolo 279 CC o in un contratto ai sensi dell’articolo 287 CC. Queste disposizioni riguardano il mantenimento di figli nati fuori dal matrimonio.

Dato infatti che il diritto in vigore fino al 31 dicembre 2016 non permetteva di garantire ai minori figli nati fuori dal matrimonio la possibilità di beneficiare della forma di accudimento più adatta, l’entrata in vigore del nuovo diritto di mantenimento dei figli ammette un’azione di modifica del contributo di mantenimento.

Per i figli di genitori che erano sposati, invece, un’istanza di modifica del contributo continuerà a essere possibile unicamente se le circostanze considerate al momento in cui il contributo è stato fissato “siano notevolmente mutate” (art. 286 cpv. 2 CC).

La modifica di un contributo presuppone in questo caso, concretamente, che la situazione economica dell’una o dell’altra parte sia cambiata in modo ragguardevole e duraturo rispetto al momento in cui il contributo è stato fissato. La procedura non ha lo scopo infatti di “correggere” la decisione (o la convenzione) precedente, ma di adattare la decisione (o la convenzione) alle nuove circostanze (DTF 138 III 292 consid. 11.1.1).
Essa implica perciò un raffronto tra le condizioni finanziarie in cui si trovavano le parti al momento del divorzio (rispettivamente al momento in cui il contributo era stato modificato l’ultima volta) e la nuova situazione.

Modifica dei contributi di mantenimento previsti in una sentenza di divorzio, già in via cautelare?

In primo luogo è opportuno ricordare che i contributi di mantenimento a favore di un ex coniuge fissati in una sentenza di divorzio passata in giudicato possono essere ridotti, soppressi o temporaneamente sospesi “se la situazione muta in maniera rilevante e durevole” (art. 129 cpv. 1 CC).

I contributi di mantenimento per figli minorenni, poi, possono essere modificati o tolti dal giudice, su istanza di un genitore o del figlio ove “le circostanze siano notevolmente mutate” (art. 286 cpv. 2 CC, cui rinvia l’art. 134 cpv. 2).

La modifica o la soppressione di un contributo alimentare presuppone che la situazione economica dell’una o dell’altra parte sia cambiata in modo ragguardevole e duraturo rispetto al momento in cui il contributo è stato fissato.

In una causa promossa per ottenere la modifica di una sentenza di divorzio, il giudice può modificare o sopprimere i contributi già in via cautelare, ma ciò solo a titolo eccezionale e con grande cautela quando la situazione economica appaia chiaramente mutata già a un sommario esame e non permetta di pretendere che l’obbligato continui a versare i contributi litigiosi neppure per la durata del processo.

Nel dubbio, i contributi precedenti vanno mantenuti (RtiD II-2015 pag. 791 consid. 7 con rimandi). Non solo perché essi figurano in una sentenza esecutiva, passata in giudicato, ma anche perché la sentenza che sarà pronunciata in esito al­l’azio­ne di modifica retroagirà – salvo ove ciò dovesse risultare iniquo (DTF 117 II 369 consid. 4c) – fin dall’introduzione del processo, sicché il debitore potrà compensare eventuali contributi alimentari pagati in esubero pendente causa con quanto dovrà versare in seguito.

In particolare, la giurisprudenza ha avuto modo di precisare che una riduzione o una soppressione cautelare di contributi di mantenimento in una causa tendente alla modifica di una sentenza di divorzio è ammissibile solo ove si dia urgenza e sussistano circostanze particolari.

Questo è il caso, ad esempio, qualora non si possa esigere che il debitore attenda la decisione di merito per vedere sopprimere o ridurre i contributi alimentari stabiliti nella sentenza di divorzio (urgenza), e ciò per il sensibile deterioramento intervenuto nella sua situazione economica (circostanza particolare), ponderati anche gli interessi del creditore.