Contributo di mantenimento per il figlio – Diritto di conservare il fabbisogno minimo

Secondo l’art. 285 par. 1 CC, il contributo di mantenimento per il figlio deve corrispondere alle esigenze del figlio, non solo alla situazione e alle risorse del padre e della madre.

L’obbligo di versare un contributo di mantenimento è limitato dalla capacità di pagamento del debitore, nel senso che il minimo di sussistenza di quest’ultimo deve essere preservato (ATF 141 III 401 consid. 4.1; 140 III 337 consid. 4.3 e riferimenti; sentenza 5A_311/2019 dell’11 novembre 2020 consid. 7.4, destinata alla pubblicazione).

Per quanto riguarda, tuttavia, l’obbligo di mantenimento per un figlio minorenne, i requisiti per il padre e la madre sono più elevati. Ciò in particolare quando la situazione finanziaria è modesta, per cui i genitori devono effettivamente esaurire la loro capacità lavorativa massima e non possono scegliere liberamente di cambiare le loro condizioni di vita se ciò ha un’influenza sulla loro capacità di provvedere al figlio minore (ATF 137 III 118 consid. 3.1;

Si noti poi che nell’esaminare l’imputazione del reddito ipotetico, l’inesigibilità dell’esercizio di un’attività lucrativa per motivi di salute non è subordinata al soddisfacimento delle condizioni per l’ottenimento della rendita di invalidità (sentenze 5A_726/2011 dell’11 gennaio 2017, Consid. 4.1; 5A_360/2016 del 27 ottobre 2016, consid. 3.1 in multa). D’altro canto, qualsiasi inabilità al lavoro, anche se attestata dal punto di vista medico, non dà ancora diritto a una pensione di assicurazione invalidità (sentenza 5A_455/2019 del 23 giugno 2020, consid. 5.4.1).

Dal 1.1.2017: istanza per l’aumento del contributo di mantenimento per il figlio nato al di fuori del matrimonio

Con riferimento alla questione dell’aumento del contributo di mantenimento per il figlio nato al di fuori del matrimonio, l’art. 13c tit. fin. CC, in vigore dal 1° gennaio 2017, prevede che i contributi di mantenimento del figlio fissati in un contratto di mantenimento approvato o in una decisione possano essere ridefiniti ad istanza del figlio.

Se questi contributi sono stati fissati unitamente ai contributi di mantenimento per il genitore, possono essere modificati soltanto se le circostanze sono notevolmente mutate.

In altri termini, qualora i contributi di mantenimento per un figlio non siano stati fissati unitamente a quelli per il genitore, è possibile richiedere una loro modifica, anche qualora le circostanze non si siano modificate rispetto al momento in cui sono stati stabiliti.

Pertanto, in linea di massima il figlio può quindi richiedere la modifica dei contributi di mantenimento fissati in un titolo di mantenimento secondo il diritto in vigore prima del 1° gennaio 2017.

Tale regola vale senza eccezione se il contributo di mantenimento è stato fissato in una decisione di mantenimento fondata sull’articolo 279 CC o in un contratto ai sensi dell’articolo 287 CC. Queste disposizioni riguardano il mantenimento di figli nati fuori dal matrimonio.

Dato infatti che il diritto in vigore fino al 31 dicembre 2016 non permetteva di garantire ai minori figli nati fuori dal matrimonio la possibilità di beneficiare della forma di accudimento più adatta, l’entrata in vigore del nuovo diritto di mantenimento dei figli ammette un’azione di modifica del contributo di mantenimento.

Per i figli di genitori che erano sposati, invece, un’istanza di modifica del contributo continuerà a essere possibile unicamente se le circostanze considerate al momento in cui il contributo è stato fissato “siano notevolmente mutate” (art. 286 cpv. 2 CC).

La modifica di un contributo presuppone in questo caso, concretamente, che la situazione economica dell’una o dell’altra parte sia cambiata in modo ragguardevole e duraturo rispetto al momento in cui il contributo è stato fissato. La procedura non ha lo scopo infatti di “correggere” la decisione (o la convenzione) precedente, ma di adattare la decisione (o la convenzione) alle nuove circostanze (DTF 138 III 292 consid. 11.1.1).
Essa implica perciò un raffronto tra le condizioni finanziarie in cui si trovavano le parti al momento del divorzio (rispettivamente al momento in cui il contributo era stato modificato l’ultima volta) e la nuova situazione.