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E’ consentito l’uso di strumenti informatici per consultare gli atti da parte dell’avvocato durante gli interrogatori di polizia?

Oggi, grazie alla digitalizzazione, un avvocato può trovare rapidamente i documenti rilevanti anche quando gli atti che costituiscono un incarto sono voluminosi (si pensi ad esempio alla documentazione bancaria). Per garantire una difesa efficiente è però indispensabile che l’uso di strumenti informatici per consultare gli atti da parte dell’avvocato sia consentito anche durante gli interrogatori di polizia.

Purtroppo, secondo le disposizioni di sicurezza 02.05.2016 della Polizia cantonale (emanate dal Comandante della Polizia cantonale e approvate dal procuratore generale del Ministero pubblico) applicabili a tutte le persone che accedono ai locali “securizzati” della Polizia cantonale, presso tutte le sedi ciò non sarebbe possibile.

Queste disposizioni di sicurezza sono state emesse allo scopo di evitare ogni e qualsiasi uso improprio di apparecchi elettronici da parte delle persone presenti (compresi difensori e interpreti), segnatamente per escludere registrazioni audio/video del verbale d’interrogatorio, riprese di immagini non autorizzate, comunicazioni online con terze persone non partecipanti all’interrogatorio, ecc., che possano mettere a rischio la sicurezza e la segretezza del procedimento penale.

La Camera dei reclami penali del Tribunale d’appello ha però recentemente indicato che l’obbligo di consegna dei mezzi elettronici da parte di tutte le persone presenti nei locali “securizzati”, che sostanzialmente si traduce nel divieto di utilizzare tali apparecchi, rappresenta una limitazione dei diritti delle parti e dei patrocinatori, che come tale deve fondarsi su di una base legale, essere giustificata da un interesse pubblico, ossequiare il principio della proporzionalità e non ledere in modo sostanziale il diritto limitato, specificando in particolare che la base legale di una tale limitazione deve consistere in una base legale in senso formale.

E’ quindi chiaro che il divieto d’uso di dispositivi informatici/elettronici durante gli interrogatori di Polizia nell’ambito del procedimento penale, che limita il diritto della reclamante ad avere una difesa efficace dei suoi diritti, non si fonda su una sufficiente base legale nella misura in cui si basa su delle “semplici” disposizioni di sicurezza emanate dalla Polizia cantonale e approvate dal Ministero pubblico.

Secondo l’art. 63 CPP, chi dirige il procedimento provvede a far mantenere la sicurezza, la tranquillità e l’ordine durante le udienze, Tale norma ha come scopo quello di permettere il corretto e sicuro svolgimento delle attività d’inchiesta allo scopo di evitare possibili rischi di collusione e di inquinamento delle prove, nonché quello di tutelare la non pubblicità della procedura preliminare (art. 69 cpv. 3 lett. a CPP).

Questa norma può rivelarsi una base legale sufficiente, non per un divieto “tout cour” d’utilizzazione di questi apparecchi, ma unicamente per disciplinarne l’uso, secondo le circostanze nel caso concreto.

Resta quindi possibile per il magistrato inquirente o per la Polizia prendere delle misure opportune per evitare abusi (ad esempio comunicazioni con terzi, registrazioni non autorizzate, ecc.), ma è necessario anche che venga permesso al patrocinatore di accedere agli atti digitalizzati del procedimento in corso.