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Misure a protezione dell’unione coniugale: esigenze per l’imputazione di un reddito ipotetico

Per quanto concerne le esigenze per l’imputazione di un reddito ipotetico nel caso di disoccupazione del debitore, la giurisprudenza del Tribunale federale ha stabilito che i criteri in materia di disoccupazione non possono essere recepiti così come sono al campo del mantenimento.

Pertanto, il solo fatto che il debitore del contributo di mantenimento non trova un impiego non è sufficiente a escludere che potrebbe essere in grado di ritrovare un’attività lucrativa remunerata.

Infatti, in una sentenza di principio pubblicata (DTF 137 III 118) il Tribunale federale aveva avuto modo di statuire che in presenza di situazioni economiche modeste vanno posto esigenze particolarmente elevate allo sfruttamento della capacità al guadagno del genitore debitore del contributo, ciò appunto perché i criteri validi in materia di assicurazione contro la disoccupazione non possono essere adottati automaticamente. Occorre tenere conto anche delle possibilità di guadagno che non esigono una formazione professionale completa e si situano nella fascia dei salari bassi (consid. 3.1).

In una recentissima sentenza del 24 novembre 2017 (5A_593/2017) il Tribunale federale ha specificato che la predetta giurisprudenza è applicabile quando la situazione economica delle parti è difficile.

Il Tribunale federale ha anche evidenziato che particolare severità va mostrata quando il beneficiario del contributo di mantenimento è un figlio minorenne.

 

Contributo di mantenimento per la moglie – Obbligo di riprendere o estendere un’attività lucrativa – Limite dei 45 anni? – Reddito ipotetico

Di regola, per fissare l’entità del contributo di mantenimento si prende come riferimento il reddito effettivo del coniuge richiedente. Se tuttavia, dando prova di buona volontà, quel coniuge avrebbe la ragionevole possibilità di guadagnare di più, allora ci si riferisce a questo reddito ipotetico.

Un reddito ipotetico non va però determinato in astratto. Dev’essere alla concreta portata del coniuge interessato.

Il giudice deve decidere così, in primo luogo, se si può ragionevolmente esigere dal coniuge in questione che eserciti un’attività lucrativa o la estenda, tenendo conto della sua età, della formazione professionale e dello stato di salute.

In seguito egli esamina se quel coniuge abbia l’effettiva possibilità di esercitare simile attività e quale sia il reddito conseguibile, tenendo calcolo sempre dell’età, della formazione professionale e dello stato di salute, oltre che della situazione sul mercato del lavoro in generale (DTF 137 III 120 consid. 2.3, 109 consid. 4.2.2.2; RtiD I-2014 pag. 735 consid. 4d, II-2006 pag. 690 n. 5a con richiami; da ultimo: I CCA, sentenza inc. 11.2013.106 del 6 luglio 2016, consid. 9b).

Quando si tratta di un coniuge che durante la vita in comune si è dedicato unicamente alla casa e alla famiglia, vige la presunzione per cui non si può pretendere la ripresa o l’estensione di un’attività lucrativa se al momento della separazione quegli aveva già 45 anni (DTF 137 III 110 consid. 4.2.2.4 in fine).

La presunzione però è refragabile.

Il limite d’età dei 45 anni, poi, trova solo parziale applicazione quando si tratti non di intraprendere, ma solo di estendere un’attività professionale (DTF 137 III 108 consid. 4.2.2.2).

Siccome la capacità di far fronte al proprio debito mantenimento può comunque essere limitata dalla cura dovuta ai figli, in ogni modo, un coniuge con prole può essere tenuto a cominciare o a ricuperare un’attività lucrativa a tempo parziale solo al momento in cui il figlio più piccolo a lui affidato avrà raggiunto i 10 anni di età, mentre un’attività a tempo pieno può essergli imposta al momento in cui tale figlio avrà compiuto i 16 anni. Ciò è determinante anche per l’imposizione di un reddito ipotetico.

E’ utile comunque ricordare che anche l’applicazione di tali principi dipende a ogni buon conto dalle circostanze del caso specifico (I CCA, sentenza inc. 11.2013.106 del 6 luglio 2016, consid. 9b).

 

Imposizione di un reddito ipotetico in caso di diminuzione abusiva del reddito

Di norma, per il calcolo del contributo di mantenimento ci si fonda sul reddito effettivo dei coniugi. Qualora un coniuge sia in grado di guadagnare un reddito maggiore dando prova di buona volontà, è però possibile imputargli tale reddito maggiore quale reddito ipotetico.

L’imposizione di un reddito ipotetico presuppone che lo svolgimento di tale attività sia esigibile e alla concretamente possibile.

Con riferimento alla questione dell’esigibilità di un reddito ipotetico, il giudice deve in particolare verificare se, ad esempio, la ripresa o l’estensione di un’attività lucrativa da parte del coniuge inattivo professionalmente durante il matrimonio può essergli imposta tenendo conto della sua età, del suo stato di salute e della sua formazione professionale.

Esigibilità e possibilità reale sono requisiti cumulativi.

Pertanto, in una sentenza del 29 giugno 2015, il Tribunale federale aveva indicato che qualora manchi la possibilità di accrescere il reddito, non può esservi imposizione di un reddito ipotetico.

Addirittura, secondo il Tribunale federale, l’imposizione di un reddito ipotetico non entrava in linea di conto qualora la diminuzione della propria capacità contributiva non poteva essere “revocata”. Ciò finanche nel caso in cui il coniuge ha diminuito il reddito abusivamente per danneggiare l’altro coniuge (BGE 128 III 4).

Giustamente, la dottrina ha criticato questa giurisprudenza ingiusta.

Finalmente, in una recentissima sentenza del 2 maggio 2017, destinata alla pubblicazione nella raccolta ufficiale, il Tribunale federale ha deciso che anche quando la diminuzione della capacità contributiva non possa più essere “revocata”, l’imposizione di un reddito ipotetico maggiore di quello effettivo è possibile se un coniuge ha diminuito il reddito per danneggiare l’altro coniuge e sottrarsi ai suoi obblighi di mantenimento.

Presupposti per l’imputazione di un reddito ipotetico

Nell’ambito della fissazione dei contributi di mantenimento è possibile imputare al debitore un reddito ipotetico, qualora questo coniuge sia in grado di effettivamente guadagnare di più dando prova di buona volontà.

L’imposizione di un reddito ipotetico non ha carattere punitivo.

In una recentissima sentenza, del 29 giugno 2015, il Tribunale federale ha indicato che qualora manchi la possibilità di accrescere il reddito, non può esservi imposizione di un reddito ipotetico.

Addirittura nel caso in cui il coniuge ha diminuito il reddito abusivamente per danneggiare l’altro coniuge, l’imposizione di un reddito ipotetico non entra in linea di conto qualora la diminuzione della propria capacità contributiva non possa essere “revocata” (5A_34/2015).